
Satira, umorismo e cazzeggi vari
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carognews
dalla cantina con amore
dalla rete
il piacere della scoperta
insuperabili
ipertesti caz
madsense
mm40
non disturbateci
oro incenso e mir co
seria mente
surfin usa
the best of
vignette
visitato *loading* volte
Questo è il grafico di un sito di scommesse sulla probabilità di diventare premier.
La riga blu è la probabilità di Silvio, quella rossa di Walter.
Oh, speriamo solo che al Senato "la Porcata" gli si rivolti contro.

TERZO SFIGATO
Il cappéllo messo lì alle ventitré
proprio quéllo dei bei témpi di Marìna
Lo tenéva come fòsse una Regìna
perche lùi dei Sette Màri era il Ré.
Uno sguàrdo tra il beffàrdo e l’innocénte
un umòre sconquassàto dai maròsi
Passi lénti ondeggiànti, faticòsi
andatùra da vascéllo decadénte.
Se parlàndo accovacciàti sui gradìni
lo chiamàvi grande Ré dei Sette Màri
precisàva ch’era Ré dei Sottomàri
perche in guérra lui guidò i sottomarìni.
Gli piacéva bere il vìno con ardòre
e una vòlta sventolàndo il bottigliòne
col sorrìso di chi ha avùto una visiòne,
roca vòce disse: “L’è ‘sto che, l’amòre!”. (*)
Quando avéva il fuoco giùsto nelle véne
raccontàva come un bàrdo un po’ sgraziàto:
“Quella vòlta che da sòlo ho mitragliàto
cento càccia. E non stàvo neanche béne”.
La leggénda narra, invéro un poco ròzza,
che tornàndo dalla guérra al suo paeséllo
come chì si sente préso per zimbéèllo
disse trònfio: “Pota, mà cos’è ‘sta pòzza?”
Mezzi dì sostentamènto mica tànti,
due stanzétte dove andàrsi a riparàre,
la sorélla gli portàva da mangiàre,
con due lìre di pensiòne andava avànti.
S’ingegnàva pero pèr arrotondàr
E la vàsca dei giardìni ben pulìta
lui tenéva con la fìda calamìta.
E i soldìni li bevéva in qualche bàr.
Lo vedévi nelle nòtti dell’invérno
scivolàre tra la nébbia, negli andròni:
raccattàva le cassétte ed i cartòni
per bruciàrli in faccia al gélo ed al suo schèrno.
Noi d’estàte con gioviàli intemperànze
gli si andàva sotto càsa ad urla e fìschi.
Pur se nòtte, sopra un vécchio giradìschi
martellàva il vicinàto con romànze.
C’eran giòrni che giràva cupo e tétro
non vedéva, non sentìva, non parlàva.
tutt’al più con un grugnìto salutàva,
la sua vòce dura più che carta vétro.
Scosso a vòlte da frémiti inumàni
lo sentìvi che tuonàva da lontàno
impropéri contro il pòpolo italiàno
gridàndo: “Potènti ladròni italiàni!”
Lo chiamàvano Ganèla – va a sapére
perche mài se n’ebbe quésto soprannòme.
Nella crònaca sta scrìtto invece il còme
sulla Térra smise dì contàr le sére.
Un tegàme abbandonàto sul fornéllo,
una càppa non piu in gràdo di tiràre.
Soffocàto. Lui che a lùngo sotto il màre
navigò dentro al metàllico vascéllo.
Ogni tànto mi piacéva dargli còrda,
stare in gròppa ai suoi ricòrdi imbizzarrìti.
Ora giàci inconsisténte come i mìti,
vecchio Piéro, che nessùno ti ricòrda.
(*) “E’ questo l’amore”
SECONDO SFIGATO
Trent’anni di lavoro o poco più
Trent’anni Direttore Commerciale
di grande serietà professionale
specchiata ed impeccabile virtù.
Non so, nesuno sa cosa facesse
nelle ore non trascorse nell’azienda
Viveva come avvolto in una benda
e si teneva fuori dalle resse.
Soffriva – anche se non diceva niente –
di un ostico problema di pronuncia
per cui si impose più di una rinuncia.
E in fondo era soltanto balbuziente.
La gemte lo stimava un poco orso
non lo vedevan mai per strada o al bar.
Per giunta era imponente stile zar
Nessuno mai con lui avviò un discorso.
La ditta era di quelle di vernici
ed altri frutti d’alchimia moderna
Sognava però l’orso la caverna
e tempi un po’ più semplici e felici.
Passaron gli anni, i lustri, anche i decenni,
lui quasi ormai è muto come un pesce.
E zitto zitto un giorno se ne esce
dal mondo del lavoro - tutto a cenni.
Da allora tu lo vedi, estate e inverno,
calzoni alla zuava e camicione,
sotto la piopggia o con il solleone,
viandante lungo il flusso dell’eterno.
Il pullman prende presto la mattina
- centauro non fu mai, neppure autista,
nemmeno lo si vide mai ciclista –
poi scende a quel paese, là in collina.
Cammina svelto, lunghe le falcate
sebbene gli anni corrano al suo fianco:
lo sguardo, come il passo non è stanco,
quegli occhi che rincorrono le fate.
Raggiunge il suo maniero, la sua stalla,
glorioso gregge di vispe caprette.
Le mumge, le accarezza e poi le mette
in fila sul sentiero. E quasi balla.
Sta fuori tutto il giorno, solitario
nel vento, nella pioggia, con l’arsura.
Di nuovo finalmente si misura
col mondo vivo e non col suo sudario.
Non parla, solo versi gutturali,
segnali che travalican le ere,
un suono che conserva il suo potere
di unire gli elementi naturali.
C’è ancora? cosa fa? sta sempre bene?
Continua a pascolare le sue capre?
Oppure quando a volte il cielo s’apre
l’armento pasce ormai sopra Selene?
Penso e ripenso: come si chiamava?
Non lo ricordo – e quasi mi vergogno.
Sia stato tutto questo solo un sogno
di un cuore che di notte balbettava?
Mi sono un po’ sgiunfato i maroni di Prodi, Veltroni, PD, scaloni, pensioni … e temo di non essere il solo. Negli ultimi giorni ho recepito vecchi ricordi, storie di sfigati - e ne sono uscite delle quasi-ballate.
In controtendenza con la leggerezza estiva, ve le offro proprio nella fase più calda.
E lo chiamo ‘Il ciclo degli sfigati’.
PRIMO SFIGATO
Era ‘Ol Piero’, era nessuno, un fanciullone
corpulento col cervello da bambino.
Come l’alba sempiterna di un mattino
lui sognava il Grande Evento, l’Occasione.
La cercava nella terra, dentro ai buchi,
si calava nelle viscere con zelo:
una torcia da ciclope, un sacco a pelo,
là nel buio pareggiava conti e duchi.
“Io lo so che là sui colli, ben nascosta
c’è l’entrata della Grotta delle Grotte
che si perde dove il giorno si fa notte.
Per sfuggirmi, io lo so che lei si sposta.
Non è una, ma son cento le caverne
collegate da cunicoli e pertugi:
son servite per millenni da rifugi
per sfuggire alle invasioni d’orde esterne.
Io lo so che c’è quel posto, son convinto
Serve solo un po’ di soldi e di pazienza
ma alla fine nella Storia e nella Scienza
il mio nome splenderà d’oro dipinto.”
Anno su anno, senza posa, con tenacia
lui s’intrufola dovunque trova un buco.
Per gli amici ed i parenti è solo un ciuco,
lui se trova un nuovo ingresso se lo bacia.
Quasi quasi vive ormai come una talpa,
poco manca che si cibi di radici.
Sottoterra vive spasimi felici.
Sogna. E i sogni son la nave su cui salpa.
Una vita spesa per una caverna,
per lasciare il proprio nome nella Storia.
Alla fine ebbe il suo buco senza gloria:
ben due metri coltivati a pace eterna.
Ora Ol Piero è la che vaga non so dove
con la sua lanterna accesa notte e dì:
sorridente narra a tutti che scoprì
quella Grotta … ma non ha lasciato prove!
Sproporzionata fu d’Isarele la reazione
Ma gli hezbollah in conbutta sono con i siriani.
Nel frattempo muoiono a centinaia gli umani.
Uovo e gallina affogarono nell’acquazzone.
Ero lì, alla serata conclusiva del Premio Strega 2006. Tranquilli: non mi sono montato la testa e non sono uno di quei sedicenti VIP che popolano queste situazioni. Diciamo: i casi della vita e la curiosità: non ho letto nessuno dei testi in lizza, nemmeno conosco tutti gli autori.
Il primo impatto: afrore di mondanità. Bella gente elegante o finta non-elegante; molte spalle e schiene femminili nude, abbronzate come dio comanda.
Secondo: l’approssimazione dell’organizzazione. Un sacco di gente che protesta: ho telefonato …. prenotato quattro posti ….. so che agli altri li avete dati …. tutti gli anni così …. io sono …… Sedie ammucchiate intorno ai tavoli circolari; giovanissime hostess nel pallone.
Si entra alle 21,30. Il tempo scorre senza che niente succeda: sui maxi schermi inquadrano Susanna Agnelli, poi Veltroni. Dalle mie parti sta seduto Oscar Giannino; più in là transita aereo Gigi Marzullo. La mia vista non mi fa vedere altri - né mi sforzo di cercarli: non sono qui per loro.
Dopo qualche stuzzichino servito ai tavoli, i camerieri avvertono che il buffet è aperto.
E scopri subito che non pochi dei presenti sono frequentatori abituali di queste kermesse: ti avvicini al buffet … e sono tutti lì! Un assalto a forte Apache in piena regola: elegantissime signore, distintissimi signori, insieme a fauna di varia provenienza, hanno replicato il muro di Berlino fra te e i tavoli del cibo. Per non correre il rischio di essere forchettati ci vorrebbe il giubbotto antiproiettile.
Rinunci e torni al tuo posto. Tutt’intorno, chiacchiericcio e andirivieni di gente con piatti pieni. Tua moglie e tu siete solo due pesci fuor d’acqua.
Il tempo continua a scorrere – e niente continua a succedere: ma quando inizia ….? noi comuni mortali domattina ci alziamo per andare a lavorare.
Dato che pare essere l’unica attrattiva del momento, nuovo tentativo verso forte Apache: sono ancora tutti lì! Qui c’è gente che non mangia da una settimana …..
I libri …..? gli autori …? la letteratura ….? prima il dovere; poi …..
Non essendoci altro da fare, ti fai i fatti loro: li guardi, li ascolti. Impressioni:
tanti che se la tirano
tanti che ‘lei non sa chi sono io’ ma siamo in molti a non saperlo
tante rievocazioni di …. quando scrivevamo su ‘La letteratura della Val Trompia’ o sul ‘Bollettino della narrativa della Barbagia’ o scrivevamo le sceneggiature per il maestro Giuan Gotofish o curavamo l’allestimento dei camerini del ‘Giornalino di Giamburrasca’ ….
Ma quante cartaveline ci sono in circolazione?! improbabili assatanate della letteratura, mezze nude per stimolare la creatività dei vati presenti, abbronzate fuori e dentro … alle racchie gli fa proprio schifo leggere ….?!
C’è un probabile M°, lì: molto giovane, capelli lunghi ben curati (tipo Francoise Hardy), completo nero con annesso gilet ma camicia bianca rigorosamente fuori dai calzoni. Estasia alcune sue ammiratrici (vedi sopra), una delle quali, rivolta all’amica: “Sai, lui è una delle persone più carismatiche del mondo nonché un bravissimo scrittore” (parole sue testuali: me le sono trascritte al volo). Il carismatico annuncia – carismatico – che dopo lo Strega lui e alcuni amici si ritroveranno a una festa in Corso Rinascimento. “Venite ….?”. Figurati! - anche se dopo un finto consulto fra le amiche. Valà, porcellone: ti sei rimediata la trombata anche per ‘stasera!
Scavalliamo le 23 – e niente continua a succedere: ma che cazzo di mestieri fanno, tutti ‘sti qui?!
Ed ecco l’evento: comincia a piovere! prima gocce di avvertimento; poi una pioggerellina che induce tutti a ripararsi sotto i portici. Nel frattempo, al buffet servono il dolce: l’hai visto tu …?
La pioggia non demorde; gli abbuffoni-affabulatori nemmeno. La noia ci pervade; lo schifo e la delusione ci spingono verso l’uscita – e c’è gente che arriva adesso. Tra loro Rutelli.
Alle 23,40 varchiamo, pur sotto la pioggia, il fatidico portone. Povera Bellonci …. e chissà che ne scriverebbe Flaiano, vincitore dello Strega nel ‘47 ….
Unica consolazione di una serata di merda, la visita della stupenda villa Giulia: un gioiello tenuto benissimo, affascinante nell’architettura e nei giardini.
Purtroppo, infestato da sorci.
P.S. Non venisse in mente a qualcuno di pensare che il mio scritto è stato dettato da invidia, frustrazione o roba del genere: penso che lo stesso senso di schifo sarebbe venuto a chiunque di voi.
Spero
Per gli amanti delle visioni estreme, ecco il link dove poter scaricare lo storico (del 1991) e illuminante intervento di Totò Cuffaro al Costanzo Show in difesa, diciamo, "delle tradizioni".
Oh, adesso che il Subpresidente Fausto diventa capo della Camera, bisogna che trovi il tempo (tipo: dando per una volta buca al suo amico Vespa) di andare in un centro sociale, prendendosi con sé Simpatia Caruso, e spiegare al gentile suo elettorato che:
ecco, magari non se ne rendono conto, magari gli è stato spiegato male, magari la prossima volta a scuola invece di farsi una canna che si leggano un libro di storia, ma partecipare alle manifestazioni per il 25 Aprile bruciando bandiere israeliane (per non parlare degli insulti alla Moratti in piazza col padre partigiano) è un atto smaccatamente fascista. E farglielo ripetere una quarantina di volte, come agli scolaretti somaretti. Possibilmente evitando questi ipocriti giri di parole http://www.repubblica.it/2006/04/dirette/sezioni/politica/dopoelezioni/dopoelezioni/index.html .
Più precisamente: sarà pure "una incompatibilità esistenziale quella tra il 25 aprile, la nostra presenza e bruciare le bandiere", ma, con parole più semplici e dirette, bruciare bandiere israeliane è "un atto smaccatamente fascista".
Per un leggero approfondimento sul significato del 25 Aprile
http://www.sabatoseraonline.it/index.php?n=articles&category_id=15&article_id=100272
Io sono lì: http://www.voisietequi.it/risposteUtente/risultato/key/a9a4f423
e voi?
Marco Baliani, realizzatore dello spettacolo “Pinocchio nero” (gli attori sono un gruppo di ragazzi delle baraccopoli di Nairobi), ha dichiarato le vincitrici della decima edizione del concorso:
Prima classificata: SERENA MATTACE RASO di Teramo con il monologo di Blanche da “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams per “l’ottima presenza scenica, sorretta da una tecnica notevole”.
Seconda Classificata: FLAVIA GIOVANNELLI di Roma con “L’agonia di Luisa” di Rodolfo Wilcock per “un testo difficile reso con grande adesione e con molta ironia”.
Terza classificata e vincitrice del premio del pubblico: FIONA DOVO di Genova con il personaggio di Sganarello da “Il Don Giovanni” di Molière per “una rivisitazione in chiave moderna della commedia dell’arte affrontata con intelligenza” .
Un ringraziamento doveroso a chi sostiene economicamente l’iniziativa: La Fondazione della Cassa di Risparmio, rappresentata per l’occasione da Felice Ginnasi e il Comune di Imola, nella persona di Valter Galavotti. Entrambi hanno sottolineato la notorietà e l’apprezzamento diffuso in Italia e oltre confine della manifestazione.
Le cose stanno semplicemente così: siamo di fronte all'alba di una nuova Era.
E, come quando il Pitecantropo scoprì come fare il Fuoco, ci fu senz'altro qualcuno che disse che, no, saremmo tutti morti bruciati e che non era compito nostro fare il fuoco perché solo Uggugh (come veniva chiamato Dio allora) ne aveva il diritto scagliando ogni tanto lampi non a casaccio ma con un ordine che solo Lui sapeva, perché il Fuoco veniva dal Cielo ed era una cosa sacra, intoccabile e intangibile, e Uggugh si sarebbe incazzato di brutto.
Questa opposizione frenò certo per qualche tempo il Pitecantropo ad usare il fuoco per cuocere la carne o a riscaldarsi (sommariamente: a stare meno peggio), ma poi tutto si risolse in meglio, come evidentemente sappiamo, e gli oppositori dovettero sperare in qualche altra scoperta per lanciare i propri anatemi (chessò, il pozzo: saremmo annegati tutti, solo Baggagh poteva creare laghi da cui abbeverarci, perché la pioggia veniva dal Cielo ecc...). Certo, il Pitecantropo poi usò il Fuoco anche per attaccare altri Pitecantropi allo scopo magari di impossessarsi dei suoi territori, ma questa evidentemente non sarebbe stata una buona ragione per non imparare a fare il Fuoco.
Ecco perché tutto sommato non ci si deve preoccupare più di tanto del mancato quorum: fra vent'anni anche questa buriana sarà passata.
LA BALLATA DELL'EROE
di F. De Andrè
Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle
e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinsero a cercare la veritÃ
ora che è morto la patria si gloria
d'un altro eroe alla memoria
era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle
ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d'un soldato vivo , d'un eroe morto che ne farÃ
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d'una medaglia alla memoria.
Campagna per l'ingaggio di Massimo Fini come editorialista di Repubblica.
Sarebbe un premio ad uno dei giornalisti migliori in circolazione e un problema in meno per la redazione di Carognix, che per leggerlo senza dover buttare soldi nel 'Carlino' è costretta ogni giorno ad ingaggiare efferati duelli col 'pensionato da bar', da cui esce regolarmente sconfitta.
N.B. per chi non lo sapesse: il 'pensionato da bar' è quel tremendo vecchietto che, dopo il giretto di mezz'ora nel parco adiacente, varca la soglia del locale alle sette in punto, ordina un caffè e subito dopo, approfittando del fatto che a quell'ora gli altri avventori sono troppo assonnati anche solo per guardare le foto, s'impossessa di uno dei giornali comprati dal gestore per i clienti (generalmente il Quotidiano Nazionale, per via della cronaca locale). Il sequestro del giornale dura circa quattro ore, sia perché se lo legge da cima a fondo, annunci 'A.A.A. scopami' compresi, sia perché è ormai mezzo cieco per cui, nonostante sia dotato di lente d'ingrandimento, la lettura procede come un esodo di auto a ferragosto sulla A14.
MOLOTOV & CHAMPAGNE
di Massimo Fini (da Il Gazzettino, 16/02/05 – via Sabelli Fioretti
Le confessioni di Achille Lollo non hanno riportato alla memoria solo l'orrendo, e dimenticato, rogo di Primavalle dove morirono due giovani figli di un netturbino colpevole di essere il segretario della locale sezione dell'Msi, in seguito a un attentato incendiario, opera di alcuni militanti di Potere Operaio, ma anche l'intero clima di quegli anni in cui lo stesso Potere Operaio può essere considerato un emblema significativo. Potere Operaio, Potop per gli amici, era un minuscolo gruppuscolo della sinistra extraparlamentare, il più estremista di tutti se si eccettuano le Brigate Rosse che però allora erano ancora agli inizi, formato dai figli dell'aristocrazia e dell'altissima borghesia, prevalentemente romana (oltre a Diana Perrone, figlia dell'allora proprietario del Messaggero e del Secolo XIX, c'era, fra gli altri, Paolo Mieli, attuale direttore del Corriere della Sera) e da qualche sottoproletario raccattato nelle borgate e usato come manovalanza. Per la sua composizione equivoca era stato soprannominato, con un certo disprezzo, dai militanti degli altri gruppi extraparlamentari: "Molotov & Champagne". Ma si può dire che l'intero Sessantotto, e dintorni, fu "Molotov & Champagne". Negli anni Settanta tutta l'"intellighentia" italiana si era spostata all'estrema sinistra. Non c'era intellettuale, scrittore, giornalista (con l'eccezione di Montanelli, Biagi e qualche altro cane sciolto), sociologo da terza pagina del "Corriere", mondana, mignottina da salotto che non si dichiarasse per la rivoluzione.
continua sul sito di Sabelli Fioretti
Carognix va un po' in vacanza (da "vacatio": assenza, non fare un beato tubo di nulla). A risentirci fra una decina di giorni.
Effetti collaterali di una delle tante Vittorie del Bene contro il Male:
Medici Senza Frontiere lascia l'Afghanistan dopo 24 (!!!) anni di presenza, perché non ci sono più le condizioni di sicurezza minime per poter lavorare (all'inizio di giugno 5 medici sono stati assassinati dai Talebani).