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CAROGNIX, GRAZIE AL SETTIMANALE "OGGI", VI SVELA IL VOLTO DI TRE DELLE QUATTRO FUTURE MINISTRE DEL GOVERNO BERLUSCONI.
Nella foto, il nuovo premier concorda con le ministre le linee guida della futura azione di Governo.

Come non bastasse tutta ‘sta concorrenza minore nella produzione di film, ci si mettevano anche le sale cinematografiche degli oratori, che volevano mettere becco nella scelta dei film da proiettare.
Dagli oggi, dagli domani, Sedetiam e Miconsenta si resero conto che i loro avversari rosicchiavano fette sempre crescenti di mercato, con le loro pellicole, assottigliando gli introiti delle loro major. Come spesso accade, in omaggio ai sacri principi della concorrenza e del mercato (E = MC2, dove E sta per Entrate; M per Mercato; C per Concorrenza; 2 per “se siamo in 2, perché cacchio dobbiamo farci concorrenza?”), i due grandi imprenditori cinematografici decisero di fondersi nella ‘SedetiamiconsentaFilm’, con capitale sociale ma anche democratico e libero di spostarsi senza vincoli ideologici e dogmatici.
Questo passo fondamentale fu deciso nell’interesse degli spettatori: non avrebbero più dovuto identificare sui manifesti la posizione di ‘film’ per capire il genere di spettacolo che li attendeva.
Karl Kraus *, tipografo austriaco emigrato a Berlino, di passaggio a Roma per visitare il Cimitero egli Atei, si fermò a leggere il manifesto pubblicitario del primo kolossal della Sedetiamiconsenta Fim:
“Tutti insieme appassionatamente.”
Sottotitolo:
“No alle masturbazioni elettorali: non disperdere il voto!”.
“Ach! Film cià fizto!” bofonchiò scuotendo il capo il piccolo austro-teutonico. In cuor suo covava un grande progetto: un kolossal dal titolo: “Gli ultimi giorni dell’unanimità” **.
* http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Kraus
** Parodia del capolavoro di Kraus: “Gli ultimi giorni dell’umanità” (http://www.schlosstirol.it/content.php?id=3490&lang=1)
La ricerca e la stesura del soggetto gli erano costate molto tempo ed energie, ma ne era valsa la pena: avrebbe messo in scena il suo grande progetto di vita: trasformare l’Enotria in un grande set cinematografico. Nel film, ideatore, sceneggiatore, regista, produttore e interprete principale non poteva che essere lui: Sedetiam. Il titolo, forse un po’ lungo, ma chiaro e trasparente, sarebbe stato: ‘Dell’arte di rimanere se stessi imitando gli altri. Ovverosia imitare gli altri rimanendo se stessi. Ma anche rimanere gli altri imitando se stessi o imitare se stessi rimanendo gli altri’.
In vista della realizzazione del kolossal, aveva iniziato a selezionare le comparse, mediante estenuanti, severissimi provini, durante i quali essi dovevano dimostrare di saper pronunciare con grande spirito democratico e partecipativo il monosillabo ‘Sì’. Titoli di preferenza: scarsa o nulla attività recitativa alle spalle; scarsi o nulli legami con il territorio.
Il film sarebbe stato prodotto dalla SedetiamFilm, creata per contrastare lo strapotere commerciale della Filmiconsenta.
La politica artistica e commerciale delle due major (o stai al passo coi tempi o è tempo che passi), per quanto all’apparenza simile, si differenziava proprio nell’elemento di fondo: l’una posponeva, l’altra anteponeva il sostantivo ‘film’.
Ed era questo l’elemento in base al quale agli spettatori era dato cogliere la differenza fra le due produzioni.
Mentre Sedetiam lavorava sodo alla realizzazione del suo capolavoro, Miconsenta non risparmiava energie e uomini per il suo, di kolossal: “Il Paradiso del liberismo. Paperone è morto, W Paperino!”. Personaggi principali: Paperino e Qua! Qui e Quo. Interpreti: Cribbio Miconsenta,
Ma fra i due grandi litiganti, altre piccole produzioni indipendenti cercavano di farsi strada:
A parte, con-correva anche
E venne il giorno – gran giorno fu quello! – che Sedetiam, dopo aver:
seguito il funerale di un barboncino omosessuale dilaniato da un branco di doberman naziskin (casualmente ripreso in Eurovisione);
carezzato la figlia miodistrofica di un immigrato clandestino affetto da singhiozzo cronico (casualmente ripreso in Eurovisione);
posato in canottiera per il bollettino ufficiale dei muratori cispadani (criE);
firmato autografi ad una scolaresca montenegrina (criE);
distribuito dolcetti ai bambini diabetici dell’asilo per sordomuti (criE);
firmato un appello contro la diffusione delle allergie da stress al di fuori di una corretta dialettica democratica (criE);
condiviso il (frugale) pranzo con i gatti di Largo di Torre Argentina (criE);
stretto la mano a 5.468 ultras dell’Atalanta in visita a Roma per un’udienza papale, convinti di trovarci ancora papa Giovanni XXIII (criE);
dopo tutto ciò e molto altro ancora (criE), presentò alla nazione intera la sua rivoluzionaria proposta non solo politica ma anche esistenziale. (qui ci stavano bene i due punti, ma preferisco concedervi una pausa più sostanziosa, per recuperare le energie e predisporvi all’annuncio della Buona Novella).
Se avesse vinto le elezioni, avrebbe trasformato l’Enotria in un grande set cinematografico – e la vita stessa sarebbe diventata un film, un grande Kolossal. Sceneggiatore, regista, produttore, attore protagonista: Sedetiam, per motivi di coerenza stilistica. E se gli avanzava il tempo, buttava giù anche la colonna sonora. L’avrebbe presentato (criE) nell’ambito del Festivalter del cinema di Frascati.
Un giorno, in casa di un grande poeta, Sedetiam trovò dei ragazzi che parlavan di pace: di colpo capì che era quella la meta che aveva raggiunto per esser felice.
Purtroppo, nel frattempo il subcomandante Faust-Ho Chi Minh gli aveva soffiato l’arcobaleno, per dar vita alla Sinistra Fantagonista con gli operatori ecologici ex verdi-arcobaleno (quelli che per la grande crisi della monnezza partenopea avevano coniato lo slogan: “Ripuliremo Napoli con il terno-valorizzatore). Anche Grillo si aggregò loro, con una propria lista; simbolo: un grillo sparlante che usa un arcobaleno per scagliare frecciate contro l’arco costituzionale. In seguito furono tutti denunciati dai NAS per arcotraffico.
A Frascati, capitale naturale dell’Enotria, in vista dei Grandi Giochi Elettorali vennero inaugurati i padiglioni della Nuova Fiera, sui quali campeggiava la scritta: ‘Alla Fiera dell’Ex’. Ex comunisti, ex fascisti, ex libris, ex voto (sempre preziosissimi), exit pol, ex cathedra, extrauterini, extracomunitari, extracomunistari. “Dura l’ex, sed l’ex” si sentiva ripetere ovunque; frase oscura ed evocatrice: quasi più nessuno capiva il latino, parlato ormai soltanto in alcune vallate della bergamasca.
Sedetiam dimostrava, in quei frangenti, una crescente abilità nella gestione dell’ex, tanto da meritarsi l’appellativo di ‘Campione di ex-appeal’: prendeva con la mano sinistra e passava alla mano destra oppure anche viceversa. E la sinistra sapeva sempre ciò che faceva la destra e così viceversa. E la sinistra sapeva che la destra sapeva che la sinistra sapeva e così viceversa. Più nessuno ci capiva niente, ma proprio qui stava il bello, perché è dall’ignoranza che nasce la volontà di redenzione (questa massima l’ho trovata già scritta qui: per non saper né leggere nè scrivere, qui la lascio).
La vecchia politica era ormai un ciarpame del passato; nuovi contenuti si andavano consolidando – nuove energie interne. Tutti i seguaci di Sedetiam erano soliti infilarsi due dita nel naso e due dita nel sacro orifizio per autoprodurre energia rinnovabile e biologica. E l’indice e il medio ficcati nel naso decisamente divaricati erano il simbolo di vittoria del capo Sedetiam.
Era un’epoca così, di grande felicità e serenità: più nessuno si masturbava per non far piangere Giuliano Ferrara. Che intanto abortiva partitini che nessun altro all’infuori di lui avrebbe potuto concepire e per non candidarsi con Cribbio Miconsenta si era fatto legare ad una sedia e per non essere sedotto dalle sirene della modernità urlava a squarciagola e squarciamaroni: “Fogli, sempre fogli, fortissimamente fogli”. Talché Riccardo chiese la sua mano, subito respinto da una tuonante invettiva: “Perché, da solo non ce la fai?”.
Era l’era … era l’era che il Giurassico era un parco; gli atei, devoti; la Sinistra era stata al governo ma anche antagonista; la Destra, liberista ma anche populista, polista, monopolista, duopolista; la casta politica, sempre più casta ma anche puttana; il papa, un pastore tedesco che abbaiava in gotico latino; il Sindacato, un brontosauro in via d’estinzione. Solo il debito pubblico dell’Enotria non era in via d’estinzione.
Era l’era che il segretario del più grande (forse)partito (forse)ex (forse)comunista frequentava con la consorte il salotto di casa Rizzoli per portare la buona novella presso gli indigeni – e la moglie di Rizzoli si candidava nelle liste del (suppergiù)Partito (certamente)della (sedicente)Libertà.
Non era già più il tempo che i comunisti mangiavano i bambini, perché il Gambero Rosso non era riuscito a farli dichiarare – i bambini - ‘presidio slow food’. I bambini, da parte loro, non si sognavano nemmeno di mangiare i comunisti, ormai vecchi e stantii. Inoltre, erano stati dichiarati – i comunisti, non i bambini - ‘specie in via d’estinzione’ e perciò protettti - ma anche ‘patrimonio dell’umanità’.
Viveva (emblematica tripla V …) in quel tempo un grande profeta, venuto in Enotria da terre lontane; Egli spesso diceva: “Noi veniamo da lontano” (in quanto profeta, parlava per conto terzi e usava il plurale majestatis).
Sedetiam, l’arcano suo nome.
Era Egli cresciuto mangiando bambini; poi, un giorno fatale (la Storia dirà per chi), a Berlino gli crollò sulla testa un intero muro. (Questo evento ispirò ‘The Wall’ ai Pink Floyd, che gli dedicarono la terza edizione del loro capolavoro: ‘The Wall-ter’.)
Da quel giorno Sedetiam si ravvide e non mangiò più bambini – nemmeno nel segreto dell’urna.
Egli era stato sino ad allora un fan di Berlinguer e dei fratelli Kennedy, ma la caduta del muro a Berlino gli provocò una semiamnesia: con Berlino se ne andò in frantumi anche Berlinguer. Perché Sedetiam era proiettato nel futuro: Egli cancellò sia il passato che il trapassato. I Kennedy, in quanto americani, sono immortali.
Nel frattempo, in Enotria era andata in frantumi quella che era stata una splendida dimostrazione di ciò che poteva essere il potere cristiano: appunto, la Demo-crazia Cristiana. Con essa, era andato definitivamente a puttane anche il Partito Comunista Entrano, un gagliardo power-point della democrazia socialista.
TRASCRIZIONE DEL DISCORSO PER L'ITALIA
di Valter Weltroni
Spello – 10 febbraio 2008
Il destino dell’Italia
Comincia’ da qui, da sta’ piazza, con alle spalle sto’ magnifico panorama italiano. E’ un modo per dire a cosa pensiamo: non al destino di questo o quel leader ma al mio personale destino. Il destino di un comunista che un bel giorno ha scoperto che non è mai troppo tardi per cambiare bandiera. E' questo il finale di un lungo tragitto che è passato dal citare i discorsi di Josif Stalin a copiare paro paro, cacchio, cacchio i discorsi di Clinton, Tony Blair e Obama. Insomma n’idea originale non ce l’ho è già questo rappresenta una sicurezza per gli italiani”.
L’ambientalismo del fare
Io credo ad un nuovo ambientalismo, un ‘ambientalismo del fare’, come lo abbiamo chiamato, io ed il mio amico Antonio Bassolino.
“Fare il meno possibile avendo il massimo profitto possibile” è infatti una delle leggi fondamentali della termodinamica a cui entrambi abbiamo strenuamente ubbidito.
Il Partito Democratico vuole affrontare nuove sfide ambientaliste: come la costruzione di un moderno impianto di termovalorizzazione in Campania che sarà dedicato al riciclaggio dei candidati che verranno trombati alle prossime elezioni.
Il futuro, il tempo in cui dobbiamo andare
Non bisogna aver paura del nuovo. Il futuro è l'unico tempo in cui possiamo andare. Per cui chiedo a voi militanti del Partito Democratico di pensa’ a me come a una persona proiettata nel futuro. Non me chiamate più Valter e invece apostrofatemi con il nome che io ritengo a me più consono: Obi-Wan-Kenobi.
L’Italia che vogliamo
Una nuova generazione di italiani chiede una Italia più aperta e dinamica, più giovane e mobile. A questa generazione dico: prendete un bel volo della Ryanair e annatevene a fa’ na bella vacanza de venti o trent’anni che fate prima.
Lo spirito da ritrovare
Viviamo più a lungo perché viviamo meglio. Non restiamo con la testa rivolta all’indietro, come il dio romano Giano, l’unico dio che riusciva a guardarsi l’ano. Viviamo pienamente il presente e volgiamo lo sguardo al futuro.
Vi è infatti una grande energia che avvolge il nostro paese e il nostro partito, ed anche l’universo intero. Quest'energia si chiama: “Forza”. Berlusconi rappresenta il lato oscuro della Forza. Noi rappresentiamo il lato buono della Forza. Per cui a voi tutti dico: "Che la Forza sia con Voi!"
Quale politica?
Na politica come quella di Josif Obama …. Molti mi hanno detto che io non posso essere come Obama. A quelli che dubitano dico che ho comprato una lampada abbronzante della Philips che è la fine del mondo. Datemi tempo tre mesi e non solo sarò come Obama ma mi metterò pure a ballare l’ Hip-Hop.
Na politica come quella di Josif Obama…. Io l'ho incontrato. Lui mi ha detto "Yes! We can!”
Io gli ho risposto: “I can, you can, he can, she can, it can, we can, you can, they can” declinandogli tutto il verbo modale can.
Josif Obama mi ha detto “Can you?”. Io gli ho risposto “I can can-can!” e lui mi ha regalato un biglietto gratis per uno spettacolo del Mulin Rouge di Parigi dove avrò l’onore di entrare dalla porta degli artisti in qualità di assoluto protagonista.
Un progetto per cambiare il Paese
Noi siamo pronti. E' all'Italia vera, che noi parliamo. Oggi, grazie al lavoro del governo Prodi, possiamo fare quello che non è mai stato fatto. Molti consumatori si lamentano infatti del costo della vita. Un costo della vita che ha alzato il prezzo delle mutande ed abbassato indecentemente il prezzo delle canottiere. Ed io faccio una promessa solenne agli italiani. Il Partito Democratico farà in modo che ogni italiano trovi le mutande abbassate e le canottiere alzate di modo che possano godere “profondamente" della nostra politica fiscale ed economica.
Gli italiani sanno che le nostre non sono promesse al vento. Avevamo fatto un programma di 252 pagine che poi abbiamo portato, dopo un anno di governo Prodi, a na' paginetta scarsa. Oggi il nostro programma è invece limpido e chiaro e riassumibile nello slogan: "Più vaselina per tutti!"
Il tempo del coraggio e del cambiamento
Come dice la mia amica Rosa Russo Jervolino è arrivato il tempo della decisione e della responsabilità. Gli occhi degli italiani hanno visto troppo odio e divisioni in questi anni. Le divisioni non sono buone. Le divisioni portano rancore. Per questo io dico che dalle divisioni dobbiamo passare alle moltiplicazioni, alle addizioni, alle sottrazioni e se è necessario pure alle radici quadrate.
Gli italiani vogliono una stagione nuova
Gli italiani non “appartengono” a nessuno, se non a se stessi. Appartengono alla propria coscienza, alla propria mente, al proprio cuore. Ma il loro culo no! Il loro culo è nostro! E prenderli per il culo è una cosa che sappiamo e dobbiamo fare.
Ed è così che decideranno, il 13 aprile. Di una cosa sono certo: gli italiani vogliono uscire dalla confusione, dall’instabilità e dall’immobilismo. Vogliono una stagione nuova. Io propongo la Primainverno o l’Estateautunno, oppure la quinta stagione usata nel calendario degli indiani Sioux. Qualunque cosa. Basta che ci votino.
Poche righe, un pezzetto di storia
L’altro giorno, la sera stessa in cui abbiamo presentato il nuovo sito internet del Partito democratico, è arrivata una mail. Poche righe, a raccontare un pezzetto della nostra storia. La mail diceva “Il suo conto banco posta è stato bloccato – per cortesia vada a questo link ed immetta i suoi dati personali per sbloccare il conto." Un giovane militante del Partito Democratico mi ha detto era immerso da questi Pishing. Io gli ho detto: “Non ti preoccupare. Hai la mia benedizione. Se devi andare a pisciare non devi chiedere il permesso!”
La politica si deve rialzare
L’Italia non si deve rialzare L’Italia è in piedi. E’ la politica che deve cambiare. Non possiamo cambiare gli uomini, non possiamo cambiare la squadra, non possiamo cambiare il nostro pressappochismo, ma possiamo e dobbiamo cambiare la “parola” POLITICA. Io ci ho lavorato tutta la notte, anche perché mi piacciono gli anagrammi, e vi faccio queste proposte: LIPOCATI, LIPOTICA, CATILIPO e OCATIPOLI. A me piacciono tutte, ma qualcosa qui dovete pur fare… per cui scegliete voi.
Il Partito democratico
Per questo è nato il Partito Democratico. Ho chiamato Josif Obama ieri e gli ho detto “I have made the Democratic Party! I am the leader of the Democratic Party! I am the numero uno of the Democratic Party!” E lui mi ha risposto “Cristo Hillary ma quanti comizi hai fatto? Ti è completamente cambiata la voce! Hai lo stesso accento di John Gotti!"
Una politica nuova
E’ la politica intesa come lotta per grandi principi e grandi valori: la libertà, la giustizia, la pace, il vitalizio di 14.000 euro al mese, superstipendio mensile, voli aerei gratis, le ferie pagate, champagne, barche a vela, veline e grandi trombate. Ideali grandi, per i quali si può dare la propria vita, donandola ogni giorno nella fatica dell’impegno quotidiano.
Cambiare la politica, cambiare l’Italia
Il Partito Democratico nasce per questo. Per far riamare la buona politica, quella che in uno straordinario giorno di ottobre tre milioni e mezzo di persone hanno animato con la loro passione, con la loro partecipazione. Io a questi italiani prometto una politica allegra, paciona ed ottimista e per questo ho scelto di far girare i nostri spot elettorali a Nanni Moretti.
Voltare pagina
Noi ci presentiamo agli italiani con una chiara proposta di governo: stipendi più alti, tasse più basse, un vasetto di nutella ed un lecca lecca per ogni bambino, meno pioggia, più sole, più ore di sonno, lo sbarco su Marte entro il 2040..
Quelli della destra, d’altra parte hanno già governato l’Italia per sette anni, e propongono solo di tornare a farlo, esattamente come prima. Noi vogliamo voltare pagina. Noi diciamo: non governare per sette anni ma governare per 7 mesi 17 giorni 14 ore e 23 minuti. Cazzo! Non saremo seri come i tedeschi ma saremo precisi com un orologio svizzero.
Si può fare
Insomma, come dice Josif Obama “We can” o come dico io: “Se po’ fa’!” . Na politica nuova, pulita, decorosa, igenica e trasparente che la sinistra ha sempre fatto. E se non credete a me andate a chiederlo ai cittadini di Napoli che sono quattordici anni che vivono nella più completa pulizia.
Un Paese grande e lieve
La speranza, la fiducia nel futuro, è il motore del cambiamento che serve all’Italia. E’ per questo che io mi candido. E se Martin Luther King ha detto "I have a dream, ho un sogno", io vi dico che di sogni ne ho fatti un sacco. Mi sono fatto delle dormite straordinarie in questi ultimi dieci anni a botte di Melatonina. Insomma come sogno io non sogno nessuno. Come ho detto a Vladimir Putin “Io magari non sono russo come te, ma dovresti vedere quando dormo che concerti!"
E vi chiedo, nei prossimi mesi, di pensare non a quale partito, ma a quale Paese. Facciamo un Paese grande e lieve. Un paese che non pianga. Perché se il paese piange non si tratta di un Bel Paese. Se c’è la goccia: è Gin.
(Tom Corradini – www.tomcorradini.it )
Ieri, è già il Passato.
Il Senatore Barbato ha chiamato il suo collega di Partito (UDEUR) Cusumano: pezzo di merda. Essendo il Cusumano un pezzo dell’Udeur, Barbato sapeva quel che diceva.
Al Cusumano i suoi (probabili ex) compagni di Partito hanno rimproverato di essersi venduto: a Prodi, anziché a Berlusconi.
Ieri Palazzo Madama, in omaggio al suo nome, pareva un’autentica casbah. Aspettiamocelo: sarà il titolo del nuovo best-seller della premiata ditta Rizzo-Stella.
Da oggi, si cambia: via Prodi, via il dolore. Già si respira un’aria nuova, per le strade: la gente si sorride, si dà pacche sulle spalle, si dà il 5, si dà per certo il ritorno di Berlusconi. Gli uccellini, lì lì per migrare, hanno annullato le partenze: resteranno qui, nel paese di Bengodi. Resteranno da noi anche per rimpolpare l’UDEUR: a Roma, lo sanno tutti quello che fanno gli storni.
Andreotti si era pronunciato per il sì alla fiducia, ma poi non è andato a votare. Perché? non se lo ricorda.
Anche Pecoraro Scranno, Diliberto, Giordano sono contenti: potranno tornare in piazza a contestare il governo dall’esterno.
Bertinotti pure è al settimo cielo: smessi gli abiti da presidente della Camera, con gli stessi abiti potrà tornare ad essere il subcomandante Fausto. Umilmente torna nei ranghi dei militanti: serenamente, pacatamante – ma anche con ritrovata rabbia e voglia di antagonismo. Farà l’anticamera.
Chi esce bene da questa vicenda sono i nuovi Partiti – che Partiti poi non sono. Escono vincenti perché sono il nuovo che avanza, mettono al centro l’Uomo e non più gli apparati di Partito. Infatti, si parla di Mastella, di Pecoraro Scranno, di Di Pietro, di Dini – Uomini, per l’appunto, non aride sigle e grige macchine burocratiche. E dato che il nuovo Umanesimo privilegia l’Uomo, sono questi Uomini ad essere i veri perni della politica italiana.
Il Domani – il nostro Domani – si tinge nuovamente di azzurro. Il nostro Domani è l’Uomo-Partito/Non-Partito per eccellenza: Silvio Berlusconi. Il Nuovo che avanza di nuovo.
Avremo nuovamente Tremonti e la Finanza creativa.
Nuovamente meno tasse, più salari, più pensione.
Nuovamente la Lega antiromana seduta nella cabina di regia romana.
Nuovamente ‘chi non salta italiano è!”.
Nuovamente i malmaritati, separati, rimaritati, ciulatori liberi a difendere la Sacra Famiglia.
Un’altra volta sarà nuovamente il di-nuovo che avanza.
Solo il conflitto di interessi resterà uguale a se stesso.
Non saremo più governati da un’armata brancaleone composta da PD+Verdi+Comunisti italiani+Rifondazione+Di Pietro+Dini+Udeur, ma da un disciplinato esercito composto da Partito della Libertà (=Forza Italia con la divisa nuova)+AN+Lega Nord+UDC+Udeur+Storace+Dini+Rotondi+chi più ne ha più ne metta.
Gli italiani e i Popoli Sovrani Padani non vedono l’ora di essere governati dal Partito della Libertà. Berlusconi è l’Uomo della Provvidenza per tutto il Popolo della Libertà – senza che ciò implichi – qui sta la svolta rivoluzionaria – la Libertà del Popolo.
Finalmente avremo per – almeno – 5 anni il più vecchio presidente del consiglio d’Europa, forse del mondo. Con la garanzia che per tutti i 5 anni non invecchierà di un solo capello grigio, di una ruga. Perché il miracolo italiano è il futuro e il futuro è dei gggiovani.
All’estero, capi di Stato e di Governo già pregustano e sorridono: avevano finito la scorta di barzellette.
Solo i governanti cinesi sono in all’erta, con il ritorno al governo della Lega e di Tremonti: hanno già provveduto a schierare nuove divisioni armate ai confini tibetani e tutti i ristoranti cinesi in Italia si stanno dotando di trincee e mine antiuomo per resistere ai probabili attacchi delle teste di cuoio padane.
Per evitare sgradevoli conflitti di interesse e dare una pessima immagine all’estero, Mastella diventerà governatore della Sicilia e Cuffàro ministro di Grazia e Giustizia.
Ma quel che più conta è che ci siamo liberati della più gran palla al piede che l’Italia abbia mai avuto: Romano Prodi. L’incarnazione del Male, come per altri lo fu Berlusconi – ma senza averne i capitali per comperare parlamentari e Tv e giornali. Un vero Maligno fatto in casa.
Via lui, risorgeremo: we shall over come!
Game over!
Prodi: responsabile unico del disastro dell’Italia tutta e della Sinistra in particolare.
Fosse vero.
Il cerume nelle orecchie mi dà problemi. Ne parlavo settimana scorsa con Briatore: ci siamo trovati di notte alla fontana di Trevi, a tirar su le monete con la calamita. Io lo faccio per combattere l’insonnia: chi dorme poco ingrassa, vedi Ferrara che sta su tutta la notte a pensare cosa inventare per stare tutti i giorni sulle prime pagine dei giornali e inventare nuove etichette tipo ‘ateo devoto’.
Col cerume non ci fai niente, non c’è il riciclaggio. Che non si potrebbe neanche dire riciclaggio di cerume sporco. Lo è di suo, ma non si lamenta.
Ne produco molto e sarei felice di metterlo a disposizione dell’umanità, dare il mio contributo allo sviluppo del Terzo Mondo. Briatore mi ha detto che sono avanti coi tempi ma un consiglio me l’ha dato: mai parlare di cerume quando porti fuori una miliardaria del Bronx. Sono molto sensibili su questo tasto perché gli ricorda quando non c’erano i cottonfioc e ti dovevi arrangiare.
Terribile.
L’ultima volta che ho portato fuori una miliardaria del Bronx devo essermelo dimenticato. La monnezza invece la porto fuori tutti i giorni, perché in casa puzza. Certo, se le danno gli arresti domiciliari, so mica come fare. Di questi tempi è dura, con tutti gli attacchi al papa e alla chiesa: adesso hanno dato i domiciliari anche a una campana. Dove andremo a finire. Il papa dovrebbe scomunicare i magistrati, che sono tutti comunisti e barra o massoni: quelli comunisti e massoni non mangiano i bambini ma i preti. I gusti sono gusti.
Tredici giorni fa, verso le 20/20,24, ho portato in spiaggia a Milano Marittima una disoccupata di Bronte (Sicilia). Ho buttato lì la mafia, per sfondare un portone aperto ma lei ha detto meglio il cerume. Io capisco, perché Cuffaro gli hanno dato un lustro ma non è che dà tanto lustro alla Sicilia. Però non è colpa sua se parla nel sonno e quando dorme all’albergo popolare si trova con compagnie poco raccomandabili. La mafia ha le mani ovunque, tranne che in politica.
Con Briatore il ricavato della pesca alle monete l’abbiamo versato alla Società per la Protezione del Salame Nostrano Birmano. L’ho mai sentito, ho detto io. Per forza, ha detto lui (non il salame: Briatore): è come i pentiti di mafia da noi: se uno è sotto protezione, non è che poi va in giro a dire piacere io sono il Salame Nostrano Birmano. Firma la sua condanna, no? e stilisti ne girano già troppi, che firmano tutto.
Ah, ecco.
Frequentare certi ceti ti allarga la mente e la conoscenza; sempre quelli del baretto, finisce che parli solo di scemenze. Quegli altri, invece.
Mastella in garanzia non è un problema come il cerume, ma parliamone. Nelle orecchie ti finisce uguale uguale; dopo, trovalo, il cottonfioc adatto.
Qui, per alzare il livello e per solidarietà al Papa, volevo metterci l’inno dei giovani dell’Azione Cattolica:
“Bianco padre che da Roma
ci sei meta, luce e guida
in ciascun di noi confida:
Un esercito ha l’altar.
Siamo arditi della fede
siamo araldi della croce
al tuo cenno, alla tua voce.
Un esercito all’altar”.
Ma poi ci resta male Pannella e mi incita il popolo allo sciopero della fame. Gli islamici si sentono presi per il ramadan e scoppia la guerra di religione per difendere la libertà religiosa. Solo che le guardie svizzere non sono preparate perché fanno acqua da tutti i buchi. Hanno i soldi, gli svizzeri, perché hanno l’emmental, la simmental e la Total, ma in guerra sono neutri come il borotalco.
Sarà questo sarà quello, il Papa alla Sapienza era un po’ come il cerume nelle orecchie: c’era di quelli che non sentivano ragioni. Siccome il Ratzinger è tetesco ma è allergico ai cottonfioc, ha fatto marcia indietro, non si è accorto che arrivava il Mastella ancora in garanzia, è successo quel che è successo. Meno male che anche il Clemente è cattolico se no era uno scontro di religioni.
Io ce l’ho, la fede, perché sono sposato. Anche il Mastella è sposato e c’ha la fede, ma io non ho ancora ricevuto la garanzia e mia moglie non sa niente di arresti domiciliari.
Lei si intende solo di arrosti.
Mio suocero (che è il papà di mia moglie, non di quella di Mastella) non dirige le ASL: eticamente sarebbe contrario, oltre al fatto che è morto.
Mio consuocero anche non dirigerebbe mai le ASL, se ce l’avessi.
Però cosa c’entra: quello che conta è l’onestà personale e i Mastella sono tutti cattolici, lo sanno tutti.
Ecco perché non li fanno parlare neanche loro alla Sapienza e il Clemente è costretto a parlare o a Ceppaloni o al Parlamento.
Un attacco alla libertà di espressione religiosa.
Comunque vada a finire, prima che salti su Crozza con qualche imitazione sacrilega, io ho scritto al Mastella: se ti fanno fuori (è una metafora, come ‘quello per me è un uomo è un uomo morto’), ti prendo io come commissario straordinario per la raccolta differenziata del mio cerume.
Pazienza se è un lavoro sporco: sempre meglio che stare chiuso in casa tutto il giorno ai domiciliari con sua moglie, che è una che c’ha sotto due maroni che neanche Rocco Siffredi.
Astenersi battute su Buttiglione.
Caro amico,
ti scrivo piena di rinnovato entusiasmo.
Mi giungono buone nuove: pare che il nostro villaggio prosperi alla grande, che tutto volga al meglio e che ci si voglia un gran bene. Dopo anni di stenti, brutture e illegalità. Finalmente.
C’è un po’ di pace in giro, lo sento … Ti dico, credimi. L’aria da un po’ è diversa. Siamo tutti più sereni. Dopo tante angherie subite negli anni passati, dopo tanti annunci e proclami starnazzati da gente volgare che ci governava. Avverto intorno a me, ti dico che lo tocco con le mie stesse mani, un senso si maggiore sicurezza, di solidità. Persino di pacatezza.
Che sollievo, amico mio! Non sai che cosa significhi aver vissuto in un mondo sporco e, bellicoso. E ancora oggi si lotta per ripulirlo dai liquami della passata stagione. Si sta meglio, lo vedi a occhio.
Me l’hanno pure spiegato. Mentre prima l’economia soffriva di brutto per colpa dei disastri arrecati, ora tutto marcia perfettamente. L’ho capito da molte cose, quali ad esempio da alcuni articoli di giornali e dai tg.
Certo, c’è ancora molto da fare, ma si vedono da un po’ gli effetti d’una mano santa. Laicamente, s’intende ;-).
Oggi, per esempio, sono andata a fare la spesa. Mentre negli anni passati dovevo sgomitare col mio carrello sino alla cassa, ora il supermercato è molto meno affollato. Tutto procede serenamente, niente più assalti dei vichinghi cafoni e sperperoni.
Ho acquistato senza problemi tutti gli ingredienti per la minestra di cipolle, che mi basterà tranquillamente per una settimana, tanto le patate ce le ho. Il pane non mi piace e la pasta fa ingrassare. Li lascio a quei volgari che scendono dalle valli coi Suv. Quelli, per intenderci, che non pagano le tasse e che ammazzano la gente, da ubriachi o drogati, persino. È un po’ che non li vedo, ma so che ci sono. Lo vedo dalle trasmissioni in TV, quelle che ti impongono ogni giorno donne discinte e di poca cultura. Questa cosa mi disgusta oltremodo. Tanto che spengo tutto e mi rileggo un bel libro o riascolto un vecchio disco. Non ne compro più, di dischi e libri. Sai, le multinazionali americane ci stanno opprimendo coi loro prezzi (con quello che ci costa il dollaro …), e io eviterei di alimentare le loro cause disoneste. Tanto lo so dove vanno a finire i loro soldi, tutti in armamenti e a Bush. Me l’ha confermato pure un mio amico che c’ha un blog pieno di links sull’argomento.
Stamattina, con alcuni amici, abbiamo deciso di organizzare una manifestazione di protesta contro tutti i governanti che ci stanno riducendo alla fame, Chiesa compresa, e a favore della libertà di espressione. Siamo fermamente contro tutti i regimi. Viva il Che, lui sì che era un figo. Sono certa che si farà uno sciopero al più presto, per far valere i nostri diritti.
Per Capodanno sono stata a casa, quest’anno s’è fatto una cosa tranquilla, serena. Noi odiamo il chiasso e il lusso volgare.
Scusa ora ti lascio, che la minestra si brucia.
OT, all’iper c’era una mega offerta in supersaldo. Ho preso in blocco uno smartphone insieme ad un lcd giapponese. Pagamento fra 6 mesi. Spero che la crisi dei mutui americani non m’ammazzi con le rate. Con tutto il sudore che butto dalle 8 alle 14 di fila dietro uno sportello. Ti rendi conto? Spero di andare in pensione al più presto. Sai che qui da noi, tanto per dire, ci si può andare prima dei 60 anni? Trovo che sia una cosa molto giusta. Qui ci si logora, sai? Non vedo l’ora di riposarmi un po’, per aiutare mio marito ad organizzare il club dei collezionisti di francobolli e corna di cervi del villaggio. Temo che anche questo impegno sarà oltremodo affaticante.
A presto
Primo Gennaio 2008. Una villa della Brianza.
“Cribbio e stracribbio, licenziate chi ha stampato questa agenda, chi l’ha venduta e chi me l’ha regalata!” Il Cavaliere è furente: vorrebbe avere fra le mani un Prodi qualsiasi per farlo picchiare da Schifani, giusto per sfogarsi un po’. Tiene fra le mani un volumone quasi più grande di lui – il ‘quasi’ è d’obbligo, pena ulteriore sfuriata. Una meravigliosa agenda del 2008, in cuoio della Val di Chiana, lavorato a mano; la copertina sbalzata con un suo ritratto a medaglione. Carta Pineider lavorata a mano, stampata con caratteri Bodoni, in tiratura limitatissima. Un gioiello tutto per lui, dove appuntare i suoi impegni più riservati … ma, cribbio! manca la data dell’8 agosto, proprio il compleanno di QUELLA signora! Non c’è nel calendarietto iniziale; non c’è neppure nei fogli dei singoli giorni. Si passa direttamente dal 7 al 9.
Le urla hanno messo sul chivalà tutti i valletti, che si precipitano a convalidare l’assurda tragedia, ad esecrarne gli autori e propagatori. Il più solerte della Corte, Emilietto, sta già porgendo al Capo la sua personale agenda del 2008, quale offerta riparatrice. Mal gliene incoglie: il fatidico 8 agosto s’è dato alla macchia anche lì.
Sconcerto irritazione delusione rabbia sconforto panico prostrazione generale.
Ma già Sandrino piomba sulla folla dei prostatici prostranti, raggiante della sua agenda nuova – più piccola di quella del Capo, ovvio. Si va subito al sodo …. e si ripete la scansione di sconcerto … omissis … omissis …..
La villa viene messa sottosopra; ognuno, giù giù fino all’ultimo degli stallieri, controlla la propria personale agenda, il proprio privato calendario da scrivania o da parete ….. e sempre, sempre manca, ovunque, l’8 agosto.
Telefonate videotelefonate SMS e.mail MSN telegrammi
… il tam-tam telematico in pochi minuti perfeziona il giro del mondo. Risultato: in Borsa i titoli delle compagnie telefoniche volano alle stelle e il Pianeta, Urbis et Orbis, piomba in unica,
immane tragedia: nel 2008 tutto il mondo transiterà dal 7 al 9 agosto.
Chi? - ci si chiede dalla savana alla tundra artica all’estrema pampa patagonica– chi ha osato compiere quel furto planetario?
L’indignazione è generale, condivisa, solidale: persino Fidel Castro, addirittura l’Iran, all’Onu si allineano al documento di condanna della Presidenza.
Lo sdegno è alle stelle e proprio da lì ….
Sera del Primo Gennaio 2008. Superattico della Bufalotta, Roma. L’astronomo dilettante Epifanio Fiore, generale dell’Esercito in pensione, sta puntando il suo potente telescopio Celestron verso un altro superattico, alcune centinaia di metri più in là, verso il Centro – ma non della Galassia. Come tutte le sere, la giovane Marchesa Giuseppina Grazioli Ruspoli Borghese della Polvere riceve, nell’alcova al superattico del suo palazzo secentesco, il prestante amante - che, per devozione alla privacy, chiameremo Silvestro Stallone. “Meglio di un tripla luce rossa!” ha confidato euforico il valente astronomo agli amici del Circolo del Tresette.
D’un tratto, sente la moglie che sale verso la sua postazione. Rapido come la folgore (coglieranno, i più, il sapore di questa similitudine …?) punta il tubo del lungoocchio verso la volta celeste. L’arcigna ma premurosa consorte gli raccomanda la sciarpa ben stretta intorno al collo e gli chiede per che ora vuole la tisana della buonanotte. Poi ridiscende.
Lui, per non destare sospetti, è rima sto con l’occhio appiccicato al Celestron … e per poco non raggiunge l’orgasmo iniziato con la scena precedente.
Il giorno dopo la notizia fa il giro del mondo, su giornali, telegiornali, internet: “Generale italiano in pensione, astronomo dilettante appassionato e scrupoloso, scopre cinque anelli multicolori intorno a Giove. La scienza ufficiale non trova spiegazioni, ma indaga a tutto campo”.
Nel frattempo, l’indignazione per il furto dell’8 agosto non si placa. Si mettono in moto le Agenzie Investigative di tutto il mondo: “Il mondo s’indigna – la Digos indaga”, tuona Goffredo Briscolazzi, il Dirigente del Reparto Investigazioni Non Comuni (R.I.N.Co.). Mette subito alla frusta i suoi uomini - tutti agenti scelti che hanno dovuto superare un durissimo esame di enigmistica teorica e pratica. Il lavoro è durissimo, condotto a tutto campo, senza nulla tralasciare, nemmeno la minima traccia.
E’ chiaro - non è per caso che si diventa Dirigenti del R.I.N.Co. – che dietro quella sparizione si cela un ben preciso messaggio, forse esoterico, forse mafioso, forse addirittura proveniente dallo spazio.
08 - 08 – 08: questo il nodo da sciogliere.
Si va dalla Kabbalah, alla Smorfia, ai moduli per la dichiarazione dei redditi, ai prefissi telefonici, ai numeri verdi. Dietro quei tre 8 preceduti da tre 0 si vuol vedere un rimando al 666, il cosiddetto numero della Bestia, Lucifero. Chi invece ne trae una indicazione soprannaturale per una giocata al Lotto: 8 – 80 – 3 – 24, per ambo, terno e quaterna su tutte le ruote per 24 turni. Chi, rilevando che la H occupa l’ottavo posto dell’alfabeto e che dai tempi della scuola si sa che la H è la lettera muta, vuol vedere un messaggio divino invitante al silenzio per tutto l’anno. Chi invece nelle tre H legge le iniziali di un nuovo gruppo cattoariano fondamentalista: Hic Haec Hoc. Chi, ancora, facendo notare che l’8 messo in orizzontale è simbolo dell’infinito, ne deduce che qualcuno abbia inteso svelare alla umanità del terzo millennio che nel 2008 si interromperà il tratto temporale che va dall’inizio (0) all’infinito. Cioè, ci sarà la fine del mondo: l’8 agosto.
Studiosi di chiara fama dragano i documenti storici relativi all’anno 8 dopo Cristo, per scoprire che successe l’8 agosto. Non se ne trae alcuna indicazione valida anche perché i tizi dell’epoca non diedero molto risalto a quella data singolare, ignorando di trovarsi nell’8 d.C. Solo in uno pseudo Flavio Giuseppe si narra di un giovane falegname brianzolo che l’8.8.8 emigrò in Palestina in cerca di lavoro. Lo trovò, narra lo storico, presso un falegname di nome Giuseppe Cristo, padre di tale Gesù Cristo. Il brianzolo lasciò ben presto la falegnameria per darsi alla pesca sul lago di Tiberiade. Pare avesse un buon senso degli affari e ben presto divenne il più importante pescatore della Galilea, in possesso di ben tre enormi reti. Ma quelli del R.I.N.Co. nulla ne poterono dedurre di interessante per le loro indagini.
Accadde, invece, un altro inquietante episodio, mentre quei segugi fiutavano ogni pista possibile e immaginabile, fino a sfociare nell’inimmaginabile. Una mattina – era il 7 gennaio – davanti a Montecitorio e alla Basilica di p.zza S. Pietro confluirono misteriosamente centinata di lama andini, che presero a sputare a raffica sui parlamentari e sui prelati in transito. Non si seppe mai da dove erano venuti né chi ve li avesse portati. Prima di essere catturati e portati fuori città, i due gruppi di quadrupedi, sputando a terra in misterioso sincrono, composero sul selciato di entrambe le piazze l’arcana scritta UMANRAITS. Alcuni fotografi presenti sul posto fecero appena in tempo ad immortalarla, perché subito dopo le due greggi calpestarono la scritta da esse stesse composta.
Altro rompicapo per gli uomini di Goffredo Briscolazzi e dei suoi colleghi internazionali.
Migliaia di file immagazzinati con milioni di informazioni. Milioni di pagine lette e scrutate. Interrogate milioni di persone. Dragati fondali marini, lacustri e fluviali. Setacciate le periferie di tutte le metropoli. Registrate le conversazioni in tutti i confessionali del mondo e in tutte le portinerie di condominio.
Nulla nulla nulla: lo 08.08.08 continua a restare assente da tutte le agende e i calendari del mondo. Nessuna richiesta di riscatto.
La sera dell’8 gennaio il figlio undicenne di Briscolazzi corre incontro al padre urlando di gioia: “Papà! Papà! Ho vinto, ho vinto un viaggio per due persone all’inaugurazione dei giochi olimpici a Pechino! Andiamo, vero?!”
“Bè. Certo, ma … che giorno è?”
“Papà, ma è l’8 agosto!” gli strilla con tono di rimprovero il marmocchio.
Gli avessero – al Briscolazzi padre – sparato in faccia un flash da un milione di gigawatt, non avrebbe avuto lo stesso effetto abbagliante di quella rivelazione. Abbraccia il figlio con un trasporto che mai ha avuto, gli promette di portarlo a Pechino e poi corre dal proprio Capo.
“Dottore, il capo è risorto!”
“Che cazzo dici, Briscolazzi?!”
“Mi scusi … l’emozione … il caso è risolto!”
Convocare una conferenza stampa in mondovisione è uno scherzo, con l’euforia che hanno in corpo quelli del R.I.N.Co...
E, finalmente! Il mondo seppe.
Lo 08.08.08 era sparito dai calendari e dalle agende per protesta contro l’inizio, proprio in quel giorno, delle Olimpiadi a Pechino. Per lo stesso motivo i 5 anelli olimpici erano emigrati intorno a Giove, la divinità principale dell’Olimpo greco. E i lama avevano sputato a terra la pronuncia di HUMAN RIGHTS, subito calpestata, per ricordare i diritti umani calpestati in Cina e in Tibet. L’avevano fatto davanti a Montecitorio e a p.zza S. Pietro per ricordare al mondo la codardia dimostrata dallo Stato italiano e dal Vaticano nei confronti del Dalai Lama e l’ennesima vittoria del pragmatismo politico e del primato dell’economicismo.
L’astronomo dilettante Epifanio Fiore e il neogenerale Goffredo Briscolazzi ebbero gli onori della cronaca per giorni e giorni, nonché la nomina a cavalieri della Repubblica.
Insieme ad una settimana a Pechino, dallo 08.08.08 al 15.08, totalmente a spese della Repubblica Popolare Cinese.
Non voglio però chiudere l’anno con una nota solo dolente:
auguro a tutta la Terra che il 2008 possa essere l’anno dei Diritti Umani e che gli umani dritti si abbiano quel che si meritano: sputi in faccia.
Prosit a tutti!
“Padre, padre, sai che i nostri nonni quando arrivava Natale mangiavano l’uomo bianco con molto più piacere, perché a Natale i bianchi sono molto più buoni?”
“Lo so, lo so - sospira il missionario italiano – e so anche quanto è stato difficile convincerli che ‘buono’ non era nel senso del gusto. Ora voi siete più civili e sapete molte cose sulla vera religione. Per esempio: qual è il simbolo del Natale?”
“Il panettone, il panettone!”
“Ma no, ma no: è Gesù Bambino!”
“Ma padre, a Natale si mangia il panettone, non Gesù Bambino!”
“Gesù si mangia da grande, dopo che è morto, nell’Eucarestia, sotto le specie del pane e del vino”.
“Se è la stessa persona, non sarebbe meglio mangiarlo da piccolo, che è più tenero? Padre ce l’hai insegnato tu che è nato in una mangiatoia”“Siete dei cannibali! Gesù non si mangia per riempirsi la pancia, ma per diventare come lui”.
“Padre, anche Vecchioni dice del cantautore ‘se lo mangiamo siam come lui’”
“Blasfemi! Paragonare una canzonetta al Vangelo! Ve l’ho già insegnato che Gesù istituì l’eucarestia nell’ultima cena, intingendo il pane nel vino ….”
“Padre, perché a Natale non possiamo intingere il panettone nello spumante? E nella mangiatoia del presepe possiamo metterci addirittura il panettone? Almeno quello possiamo mangiarlo”
“Basta, basta! Siete ignoranti e cattivi, mi fate disperare, mi rovinate il sangue!”
“No no, padre, non diventare cattivo: l’uomo bianco è più digeribile quando è buono“
“Uè, sveglia! Svegliati, dai!”
“Ostrega, cosa c’hai a quest’ora di notte?”
“Ssssccccc! Sbassa la voce: c’è qualcuno in casa, ho sentito i rumori. Vai a vedere, dai”
“Porco il cane, chi vuoi che ci sia, con tutti i sistemi di allarme che c’ho messo in tutta la villa?”
“E io ti dico che ho sentito dei rumori dalla sala. Alzati e vai a vedere, ma senza accendere la luce e senza fare casino, che svegli i bambini”.
Brontola e tira in giro madonne e santi con dietro tutta l’arca di Noè, ma sottovoce, per non svegliare i bambini. Però, quando ha finito di sacramentare, i rumori li sente anche lui, dalla sala.
Col pigiama di flanella firmato (anche la notte reclama le sue attenzioni), scende dal letto, scivola nelle pantofole di cachemire e va nella cabina-armadio. Dietro tutte le sue giacche (che ti dico a fare le firme e i tessuti), protetta nella custodia massiccia, trova la sua UZI, la mitraglietta israeliana automatica, che gli ha venduto uno dei suoi soci dell’import-export. “Con questa sbudelli albanesi, rumeni, jugoslavi e zingari senza che ci dai il tempo di pentirsi dei suoi peccati”.
La paura dei furti in villa, dei micro-sequestri di persona - quelle bestie che picchiano e uccidono senza guardare in faccia a nessuno. Le bestie si trattano da bestie.
Prende l’automatica e scivola verso la sala.
La notte è fredda, il 24 dicembre: il riscaldamento è spento, con quel che costa il metano. Tutta colpa di quei bastardi degli arabi, che continuano a tirar su il prezzo del petrolio che fa aumentare il gasolio e dopo anche il metano. E loro coi nostri soldi comperano le nostre fabbriche e si fanno i rubinetti d’oro massiccio nel bagno ma quelli ce li ha anche lui, ostrega, anche se non puoi mica andare a dirlo tanto in giro se no poi la Finanza ti fa i controlli che dichiari troppo poco.
Vicino al camino c’è davvero qualcuno, che si sta rialzando da terra, come se fosse caduto.
“Bastardo, fermati o ti sbudello!”
Quello là, sorpreso, si gira di scatto per vedere chi parla, perde l’equilibrio, annaspa nel vuoto e si ritrova steso a terra appesantito da un etto di piombo.
La moglie sente la raffica, si butta giù dal lettone urlando e si scaraventa in sala. Accende le luci (vetro di Murano ultimo grido, a dargli ascolto agli architetti), vede il marito diritto in piedi e un uomo sdraiato per terra a pancia in giù con tanto di quel sangue da fare una pozza vicino alla schiena. E’ vestito tutto di rosso, ma un vestito strano, col cappuccio.
“CHI E’?” urla che la sentono anche i rottweiler in giardino e cominciano a latrare come se avessero visto una flotta di clandestini pronti allo sbarco.
“Ma è il Babbo Natale!” urla angosciata fra le lacrime la piccola Jennifer, sei anni, pigiamino di fine flanella francese e babbucce di zibellino. Svegliata dai colpi della mitraglietta si è precipitata anche lei in sala, dove ha visto la luce accesa.
“Hai ucciso Babbo Natale! Cattivo, hai ucciso Babbo Natale!” strilla aggrappata alla camicia da notte - flanella parigina - della mamma.
“Macchè Babbo Natale del’ ostia! Quello lì è un ladro che va in giro vestito così per non dare nell’occhio la notte di Natale”.
“No no, è Babbo Natale! Guarda, è sceso dal camino, è sporco di nero. Hai ucciso Babbo Natale, hai ucciso Babbo Natale!”
“Mocala e pasa fò a durmì! (*)” grugnisce il padre. Poi, brusco, alla moglie: “Portala a letto e vestiti, che io chiamo i carabinieri”.
Intanto che li aspetta, si avvicina al cadavere e col piede gli gira in su la faccia.
Ce l’ha proprio strana, ma non è uno slavo e neanche nero o giallo o una di quelle facce che si vedono in giro adesso dappertutto. Sembra quasi un esquimese, piccolino e cicciotello, con gli occhi un po’ a mandorla.
Frega a me di dove viene, pensa intanto che controlla se la mitraglietta è a posto. Se vieni a casa mia di notte, ti sparo e basta. Legittima difesa preventiva: l’avvocato ha detto che al massimo ti danno l’omicidio involontario. Ci pensa lui a patteggiare e con quattro soldi non fai neanche un giorno dentro e non te lo segnano neanche sulla fedina penale. Tanto, è così anche per quei bastardi delle rapine in vi