
Satira, umorismo e cazzeggi vari
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carognews
dalla cantina con amore
dalla rete
il piacere della scoperta
insuperabili
ipertesti caz
madsense
mm40
non disturbateci
oro incenso e mir co
seria mente
surfin usa
the best of
vignette
visitato *loading* volte
Laudato sii mi’ Signore
per questi pezzi di manze
che van mostrando le panze
gratis e senza pudore.
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per le giovani sorelle
così fresche, così belle
che mi aumentano il calore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per tettine e per tettone:
dan vigore alla pressione
e rinnovano il turgore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per le cosce lunghe e sode
che fan bene a chi ne gode
e attutiscono il dolore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per le donne fatte ad ESSE
che raccolgono in gran messe
le tensioni dell’amore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per le femmine procaci
che sobillano i rapaci
a arraparsi a tutte l’ore.
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per i c*li a mandolino
che dan fiato al mio clarino
e m’inondan di sudore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per l’eterna primavera
pelle bianca pelle nera
non importa il suo colore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per le donne di Lettonia,
di Lituania e dell’Estonia,
gambe lunghe da ascensore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per rumene ed ucraìne
che non fan tante moine
per svegliarti dal torpore
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per la perla del Creato
per la Vener mozzafiato
che dà lustro al suo Creatore.
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per la vista che c’ho fioca
che mi fa scambiar per foca
il femmineo recettore
.
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Laudato sii mi’ Signore
per averci anche donato
il perdono del peccato.
Tu m’hai fatto peccatore!
Meno male che sono un marito fedele!
Hoioihoioihoioi
Questo pezzo non fa ridere. A meno che non vi facciate anche voi un paio di goccetti di grappa. E’ roba buona, questa: grappa bergamasca, distillata in casa. Ma già, qui non si apprezza lo spirito bergamasco.
Questa qui, va bene – mica la mariagiovanna. Per questa c’è mica bisogno che salti su una ministra Turco a raddoppiarti la dose giornaliera: puoi berne quanta vuoi e dove vuoi, senza nasconderti. Non devi nemmeno rincorrere gli spacciatori: te la vendono ovunque.
Costa un sacco di meno delle altre droghe. Certo, c’è su un bordello di tasse, ma noi la tiriamo giù in casa e la spacciamo di contrabbando. Tanto, c’è sempre i co***oni che le pagano, le tasse.
Però però è giusto che sui superalcolici ci siano le tasse pesanti: coi soldi che tira su, lo Stato finanzia le campagne contro la droga.
Sulle droghe lo Stato non c’ha su le tasse, come sull’alcol e sulle sigarette; allora c’ha ragione a farci le campagne contro l’uso. Ci ricava niente, lui.
Trincate alcol tassato per combattere la droga!
Questa qui,non devi nemmeno fumarla, non ti rovina i polmoni come la mariagiovanna.
Non ti devi bucare, che poi prendi l’AIDS e muoiono i bambini in Africa.
O tirarla su col naso, che ti distruggi la cartilagine, come diceva già Catone: “Cartilagine delenda est!”.
Dice: fa male al fegato. A parte che l’alcol conserva, il fegato in un modo o nell’altro te lo fanno marcire uguale. Allora, tanto vale.
Con questa qui, nessuno ti dice di non usarla che poi passerai alla roba più pesante: pesa sempre un chilo al litro, lira più lira meno.
La mariagiovanna va in fumo; questa, è quasi puro spirito, è volatile come lo Spirito Santo.
C’avete mai pensato? la Madonna è stata messa incinta dallo Spirito Santo: praticamente, ingravidata da una battuta di spirito.
Tranquille, ragazze: con me non correte questo pericolo; al massimo, con me potete correre i 50 metri piani. Anzi: piano.
Tornando alla Madonna. Cristo, figlio di una battuta di spirito, non tradì le sue origini: dopo 30 anni trasformava l’acqua in vino. E quando ha dovuto fare l’altro miracolo, si è messo a camminare sull’acqua, mica sul vino.
Anche se poi, quando è morto, gli hanno messo in testa una corona di spini, così quelli di ‘Jesus Christ superstar’ 2.000 anni dopo potevano dire che già Gesù aveva in testa la mariagiovanna.
Per tornare al nostro tema. Le stragi del sabato sera, c’entrano niente con l’alcol: avete mai sentito di un camion di alpini che si è schiantato contro una pianta o un guard-rail a 180 all’ora? neanche quando guidano i muli, si schiantano.
Pensate a Noè, il primo grande ubriacone della Storia: lui, mica è andato a sbattere, con l’Arca. E ce ne ha passati, di sabati sera …..
La droga uccide!
L’alcol, invece, mi piace!
Però però … se Eva, quel giorno, avesse passato ad Adamo, anziché la mela, un bel cannone, forse Dio avrebbe tirato delle conclusioni diverse.
Mi piace scorrazzare con la mente
nei prati verdi dell’adolescenza
Si bruca l’erba dell’impertinenza
e la ricchezza del nullatenente.
La voglia di beffare chi non crede
che il muro di Berlino è sì caduto
ma solo per far posto a un tristo imbuto
che nelle fogne immette sogni e fede.
L’istinto di sputare addosso fiele
- ma no, questa ti viene con l’età
(“quella che choaman la maturità”),
l’adolescente è ancora latte e miele.
La gioia di sentire potenziale
qualsiasi verbo che ti sferzi l’aria.
L’idea che tutto ciò che muta e varia
ti impregna della sua energia vitale.
Di scatto salti su dalla poltrona
mulinellando col telecomando
Ti scagli come un giovin Marlon Brando
che se becca la Taylor non perdona.
E proprio in quel momento avverti un ‘crack!’:
ti blocchi in istantaea ma di marmo,
sperando nel disgelo o nel disarmo.
E l’unico a fuggire è ancora Bach.
Mi concedete un attimo di vanagloria? Ieri, 15 luglio, alla Rocca dei Papi di Montefiascone, si è svolta la premiazione del
1° Concorso letterario Roccarea
organizzato dall’ Associazione culturale Staff.
Erano previste tre sezioni:
1. poesie
2. racconti e saggi
3. libri editi
Con lo spataffio che trovate qui sotto (già apparso nel sito tempo fa in edizione non molto diversa) ho vinto il primo premio della seconda sezione.
Vanagloria, ho scritto: i concorrenti erano quattro gatti …..
…. ma fa sempre piacere, dai – meglio che andare dal dentista.
Il Commissario Carletto Brambilla detto Cicianebbia e i delitti del 567
567 colpi di temperimo, inferti con la precisione di un malato di Parkinson in preda a delirium tremens. Il cadavere non aveva un aspetto tanto florido, a mollo in due pozze di sangue rappreso: una del diametro di 53 cm; l’altra ne misurava 56,7. Il commissario Carletto Brambilla detto Cicianebbia - per via delle sue origini meneghine - trascrisse meticolosamente la seconda cifra sul suo taccuino: da tempo annotava i record relativi a vari aspetti della sua professione. Una volta in pensione, li avrebbe raccolti e pubblicati in una sorta di ‘Guinness dei primati polizieschi’. Ignorava che non sarebbe mai giunto a quel mitico stadio della vita umana: sarebbe morto precocemente, stroncato da un’overdose di noccioline americane speziate e cocacola, durante un appostamento notturno. (Glielo anticipo qui per puro sadismo)
Difficile intuire l’identità del cadavere, per via dell’efferato tagliuzzamento; ma il commissario Brambilla non ebbe dubbi: era una donna, come recitava la carta d’identità trovata nella borsetta lì accanto. ‘Segni particolari’ – lesse – ‘Una profonda cicatrice sul mento’. Un destino.
Le note di ‘Gianni il bassotto, che poliziotto’ (la sua mitica suoneria) lo trafissero mentre, a casa, era assorto nella contemplazione del suo tesoro: una collezione mondiale di francobolli dedicati ai più grandi detectives della storia. “Commissario, corra subito in via dei Ciclamini, al 123: è stato commesso un altro efferato omicidio”. Quando chiamavano lui, sbuffò mentalmente, gli omicidi non erano mai serafici o anche solo banali.
In effetti, la donna non era conciata molto bene: l’assassino l’aveva sminuzzata, disossata e ficcata in un tritacarne da macelleria. Sul tavolo della cucina giacevano allineate in 20 file da 28 + 1 da 7 ben 567 polpettine (crude, constatò perplesso). “Questa volta la Scientifica – pensò malignamente - avrà seri problemi a stabilire se c’è stata violenza carnale”.
Che fosse una donna non c’erano dubbi: l’assassino, con molta professionalità, le aveva tolto lo scalpo biondo, lasciato poi lì in bella vista. Era di quelli, pensò il commissario Brambilla, che non sopportano di trovare capelli nelle polpette.
“567 … stesso numero del delitto precedente … particolare interessante” annotò di passaggio.
Nei due giorni successivi, non accadde nulla degno di rilievo, salvo l’inizio della terza serie televisiva di ‘Orgoglio’. Imperdibile, per Carletto detto Cicianebbia.
Si era circa a metà della seconda puntata, quando il vibracall del cellulare fece tremare la scrivania dove l’aveva depositato. Per un paio di secondi sperò fosse il vibratore della moglie; poi, il senso del dovere gli comunicò che cercavano proprio lui.
Un altro (cristo, ci voleva l’apostrofo?) omicidio?! Nemmeno gli orari di servizio, rispettavano! Imprecando come un allenatore di calcio prossimo all’esonero, si recò sul luogo del – manco a dirlo – efferato delitto, in via Paolo Fabbri, 43. La donna presentava un lungo squarcio dal mento al basso ventre: i due labbri della ferita erano stati ben divaricati con lo scotch da pacchi trasparente e all’interno le avevano ficcato 567 baci Perugina. Ne scartò uno: dalla patina bianca depositata sul cioccolato dedusse – argutamente – che il delitto era stato premeditato da tempo. Compiaciuto della sua arguzia, si ficcò distrattamente in bocca il cioccolatino bernoccoluto – ma non erano più i Baci di un tempo.
La causa della morte l’avrebbe stabilita la scientifica. Particolare inquietante: nessun bacio Perugina era stato inserito dove te lo saresti aspettato.
Sul sesso della vittima, anche questa volta non c’erano dubbi: l’assassino le aveva ficcato in bocca la carta d’identità. Della vittima, dico.
Ancora una volta 567; ancora una volta una donna; ancora una volta una tecnica tutta particolare. Brambilla cominciò a sospettare un qualche collegamento fra i tre omicidi.
Leggere le avventure di Sherlock Holmes adagiato sulla tazza del cesso era ciò che lo faceva star meglio quando si trovava al commissariato. Gli lubrificava le giunture tra sinapsi e neuroni. Proprio per questo non tollerava di essere interrotto; men che meno dalla stridula voce di Ciccio Mezzasalma, il suo vice. Nonché aspirante a soffiargli il posto: bastava che il commissario si installasse sulla tazza e recuperasse il punto dove la sua lettura si era interrotta nella seduta precedente, perché subito Mezzasalma – detto Cada’ – sentisse l’impellenza di imitarlo. “Spirito di emulazione” dicevano i colleghi. “Rompicoglioni” tagliava corto Brambilla.
Quella volta, però, Cada’ non sollecitava lo sgombero del bagno: “Ciciane’, hai da corre in via dei Matti, al numero zero ….”.
“Un altro efferato delitto (ma ‘sto apostrofo, ci voleva o no …?)!” uscì strozzato dalla gola dell’ormai rassegnato commissario. Lui che non era un cultore della fase anale (ne ignorava persino l’esistenza), era spesso costretto a trattenere le feci e leggere a strapponi gli episodi del suo Sherlock.
La scena dell’efferato delitto era di quelle che tolgono l’appetito anche a un Bistecone Galeazzi: su di un bancone frigorifero da macelleria stavano esposti in bell’ordine, meticolosamente recisi o sezionati, gli organi interni e le membra di un corpo umano. Lo colpirono in particolare le tette: come tutti i maschi italiani, era un mammone. Il sangue era stato raccolto in scurissime bottiglie da vino: “Sta’ a vedere che non sopporta la vista del sangue, il signorino”, cogitò il Carletto.
“La Scientifica ha già scartato l’ipotesi del suicidio” disse con tono grave Cada’. “La Scientifica farebbe meglio a scartare caramelle” ribatté scocciato il Commissario, come sempre quando qualcuno lo precedeva in qualche arguta conclusione.
Poi, un dubbio lancinante contribuì a rimettergli in moto il processo bruscamente interrotto dalla chiamata di Cada’: “Qualcuno ha contato i pezzi esposti? No, non dirmelo: 567!” gemette in preda ad atroci spasmi intestinali.
Corse al gabinetto - un brivido lo trafisse mentre adagiava le sue, là dove avevano giaciuto un tempo le chiappe che ora facevano bella mostra di sè nel bancone frigorifero. Conseguita la fase di plateau (qualsiasi cosa significasse), una verità gli si impose inappellabile: circolava per le strade della sua città un pericoloso psicopatico, devoto del numero 567 e della pratica di ridurre a mal partito le sue vittime.
“BASTARDO, CHI SEI?” urlò dentro di sé, con tale veemenza che i timpani si proiettarono all’esterno. Poi, come 2 più 2 fa 4 e come oggi fa caldo, la verità si fece strada nella Porta Portese del suo cervello sempre in fermento. Una sola persona poteva aver architettato omicidi così raffinati, legati fra loro da una sottile trama diabolica.
Una sola persona, dotata di una cultura mostruosa, spaziante da Orietta Berti a Francesco Guccini, passando per Sergio Endrigo.
Una sola persona ….. una persona sola, un serial killer che agiva in modo incongruo, quasi beffardo …. Un comical killer!
Distrutto, tornò a casa. Sedette, soprapensiero, a contemplare la sua collezione di francobolli; come un automa, iniziò a contarli: 567. Ancora quel numero, porca malora!
Andò allo scaffale della libreria dove teneva gelosamente conservati i volumi di Sherlock Holmes, in edizioni diverse, alcune molto vecchie. Un impulso irrefrenabile lo spinse a contarli, con la mano che vibrava come la voce di Albano all’ultimo Festival di Sanremo: 567!
Brividi lungo la schiena; formicolio di cellule cerebrali, crampi alle meningi.
Si trascinò allo scaffale dei suoi amati LP, dove, tra gli altri, stavano dischi della Berti, di Guccini, di Endrigo. Un rapido conteggio: 567!
Il tarlo del dubbio si insinuò nel suo cervello. Crollò sulla poltrona e lo lasciò lavorare così a fondo, che dopo un paio d’ore gli usciva la segatura dalle orecchie. Infine, la lucida consapevolezza e l’altrettanto spietata decisione. Corse in bagno, aprì l’armadietto dei farmaci, ne tolse tutte le confezioni. Contò 567 fra pillole, pastiglie, compresse e cerotti; inghiottì tutto a manciate, senza preoccuparsi di leggere le date di scadenza.
In quel preciso istante la pendola del soggiorno cominciò a battere le ore: 567 tocchi.
Nel frattempo, il quasi ex commissario Carletto Brambilla detto Cicianebbia rifletteva … riandava all’infanzia … alle cattive suore dell’asilo che lo costringevano a mangiare polpette schifose e gli sequestravano invece i baci Perugina … all’asilo … al numero civico dell’asilo: 567! … alla prostituta che l’aveva violentato a soli 13 anni (lei) …. la mamma che insisteva a volergli sminuzzare la bistecca nel piatto quando aveva 30 anni (lui) ….. e ....
Saranno stati i cerotti acquistati dal solito venditore porta-a-porta oppure i farmaci scaduti; fatto sta che la morte lo colse fulminea, senza spasmi. Nemmeno cerebrali. Nemmeno il tempo di ricordarsi che, l’anno prima, aveva prestato a quel bastardo del brigadiere Strambi due Lp di Little Tony e che tre attempate edizioni di opere di Sherlock erano dal rilegatore.
Cada’, piante le lagrime che aveva da piangere, il dubbio gli venne: 567 mutandine col pizzo, teneva nel comò il povero Cicianebbia. Ma quante cazzo volte se le cambiava, in una settimana?!
Non ebbe la curiosità di contare né i francobolli né i libri né i dischi.
Del resto, lo sapevano tutti che lui non contava niente.
Mi sono rotto le scatole di tutti quegli egocentrici che mettono sempre al centro dell’attenzione se stessi e non me.
Dicono che fossi un bambino triste: pensavo spesso alla morte.
Tutti i giorni.
Ma poi finì, quando fui investito da un TIR sulle strisce pedonali.
Vi chiedo scusa se oggi sono di un umore un po’ tetro:, ma è per solidarietà con mia moglie: oggi è rimasta vedova.
Mi son deciso: ho preso la patente. Finalmente, anch’io potrò investire in Borsa.
A me piace comandare: vado lì al bar e ordino: “Gino, un campari a due!”
Qual è il mio concetto di amare?
Bè, direi il contrario di dolci.
Un aldilà esiste certamente: altrimenti dove sarebbero finiti tutti i miei calzini spaiati?
Dio, forse c’è, forse no. Inutile chiedere alla sua segretaria: vi risponderà sempre che è impegnato in una importante riunione.
Dato che viviamo in un mondo di merda, sia lode all’inventore della cartaigienica
Le scarpe che respirano, di notte russano?
Aveva l’alito così pesante e le ascelle così fetide che persino la sua ombra si rifiutava di seguirlo.
Era così arrapato che dopo il suo passaggio non restava più vergine nemmeno la foresta.
Abbandonata dal marito, entrò in un convento delle Clarisse scalze, ma ne uscì subito perché si accorse di aver sbagliato indirizzo.
E l’alce mi guardò con far sospetto
Poi disse ma per celia ‘kalimera’
Alice mise l’alito da sera
e l’elica spuntò dal reggipetto.
Le laiche titubanze della Bindi
nascondono celiache perversioni
C’è Lia che satireggia coi mattoni,
la Celi su nei cieli dei bovindi.
Un dì Bondi e la Bindi nel Burundi
facevan cose zozze sulle brande.
Il ritmo glielo davano le bande
di neri al grido di “Omnia munda mundi!”
Vinceva un tempo Binda senza benda
e non con la bandana ma col brando.
Il brandy? “No!” ma se non ora, quando?
Sul Brenta non si dorme senza tenda.
A Bronte ci fu strage di cafoni
ma non è certo colpa delle Bronte
se le cime di rape non son pronte.
Ah, perché non son io co’ miei pastoni?
E’ sabato ed essendo circonciso
non posso fare niente, per Jahvè!
Però la noia è tanta – e sai che c’è?
Almeno faccio schifo, l’ho deciso.
Io no, non sono nato, no, giudìo;
la fimosi però mi soffocava
quell’arto che qualcuno chiama fava
e il frenulo aggiungeva: “Rompo anch’io!”.
Così per non soffrir pene d’inferno
m’iscrìssi al club dellà circoncisiòne;
in fondo, una banale operazione
un po’ come una crisi di governo.
Ricordo che il prepuzio mi guardava
chiedendomi: “Che male mai t’ho fatto?”
Gli dissi: “Datti pace, ormai è fatto”.
Al chiar di luna lui s’accomiatava.
Un pezzo se ne andò della mia storia,
per quanto, devo dirlo, secondario:
il mondo, infatti, è bello perchè è vario
- non fu da Guinness l’arte mia amatoria.
Dacchè persi però la prefazione
più ardito mi trovai nelle schermaglie:
gettate nelle ortiche le anticaglie!
Più sciolta vi verrà la narrazione.
Adesso vi starete voi chiedendo:
”Che caspita ci frega di ‘ste rime?
Il dubbio c’è venuto sulle prime
che pei fondelli tu ci stia prendendo”.
Il vostro dir m’ingenera amarezza
e non comprendo questo dubitare;
dal tarlo non lasciatevi ingannare:
mollate il dubbio, abbiatene certezza!
A vòlte mi piàce guardàre
se pàsso talòra in Andòrra
i pésci che giòcano a mòrra
nel fiòco chiaròre lunàre.
Purtroppo nell’ultimo mese
c’è stata maretta e tensione
per tròppa prolìferaziòne
di morra però alla cinese.
Han (!) fatto il suo bel comitato
per la salvaguardia integrale
del gioco nell’originale
che un tempo era pure esportato.
Nell’alba di un freddo mattino
si son gemellati a Bologna
che per colmo della vergogna
cinése ha il primò cittadìno.
La Lega – e non sol meneghina –
volendo arginare gli abusi
ha imposto un po’ ovunque l’Artusi
vietando altresì il Carna cina.
Nei teatri di molti paesi
per vincere la concorrenza
han scritto con bella evidenza:
VIETATE LE OMBRE CINESI.
Gli svizzeri, al loro ABC
han posto un suggello divino
perché nel Cantone Ticino
non sia più cimese la T.
Si va diffondendo nell’aria
la sindrome del colpo gobbo:
ormai siamo solo un addobbo!
La chiamo la SINDROMEDARIA.
E’ scoppiata già l’estate
il termometro è bollente.
Non c’ho voglia di far niente,
solo bibite ghiacciate.
Le lucertole sui muri
già si fan l’abbronzatura
e la vita si fa dura
pei lucertoli maturi.
Pur la femmina dell’uomo
ama tingersi di bronzo;
tu però passi per stronzo
se hai lo sguardo men che domo.
Cosce e tette a profusione
vedi in giro per le strade
come solo spesso accade
dentro la televisione.
Tanta pelle al sole esposta
specie quando è ben tornita
turba pure un cenobita
all’alpeggio in val Venosta.
Per vederci, vedo poco
ma non son proprio ciecato:
sotto il metro lo sfuocato
si ravviva e prende fuoco.
Un brusio dentro l’aorta,
corre il sangue ma alla grande;
vado a mettermi in mutande
e mi guardo ‘Porta a porta’.
Poi mi dico: “Ma sì, godi!”
e mi svacco in fronte al plasma.
Già tra i primi spasmi d’asma
mi rivedo: “Tutto Prodi”.
se me ne vado da carognix dicendo che mi è venuta l’orticaria alle emorroidi e mi fa male quando spingo fuori le stronzate -oppure se resto e faccio capire che me ne frega un’ostia se nessuno mi commenta perché è proprio quello che voglio perché è più snob così?
E’ più snob snobbare i commentatori - oppure presentarsi nel salotto della Marzotto con una macchia nera sui calzoni bianchi, proprio lì, dicendo che è nero di seppia, “perché io ce l’ho tentacolare”?
Faccio più audience se infilo tre cazzi ogni vaffanculo – oppure se metto un avviso “questo è l’unico blog che possono leggere anche i bambini perché non impareranno una sola parolaccia in più di quelle che già conoscono”?
Rimorchio più gnocca se faccio il Bondi sul blog di grido - oppure se tiro in piedi un blogghettino tutto mio dove scrivo solo io del cazzzzo mio e che leggono soltanto i maori che studiano l’italiano via internet?
Mi si nota di più se cerco di farmi noptare – oppure se faccio di tutto per passare inosservato?
Gianastolfo Epulone era così povero, ma così povero che un bel giorno si mise a rapinare le banche del seme: “Almeno –disse agli amici – potrò coltivare la speranza di un domani migliore”.
A via di non mangiare (non cercatela sul TuttoCittà!) era diventato così magro, che la sua immagine non si vedeva riflessa nello specchio. Quando morì, si portò sottoterra tutti i suoi arretrati di fame; quando, dopo 30 anni, lo dissotterrarono, lo trovarono più florido di quando era morto: si era mangiato tutti i vermi nel raggio di un chilometro cubico.
Ma torniamo a quando era ancora in vita; per quanto …… Era così nullatenente, che nel suo vocabolario non esistevano né il verbo ‘dare’ né il verbo ‘avere’: non avendo niente, niente aveva da dare.
Per sopravvivere, quando ne aveva la possibilità era costretto a mangiarsi con gli occhi le donne nude sui manifesti pubblicitari. I periodi più duri per lui erano le campagne eletorali.
Per anni e anni visse ridotto così male, che gli faceva la carità anche la sua ombra. Finchè non morì di stenti anche lei. D’estate, per raggranellare qualche soldo, bazzicava le spiagge affollate e, prima che morisse, faceva prostituire la sua ombra con gli ombrelloni.
Purtroppo per lui, la miseria fu l’unica eredità che gli lasciò il padre, che riuscì a non morire di fame solo suicidandosi.
Gianastolfo, invece, per non sentire i morsi della fame, a volte si metteva nelle orecchie i tappi di cera, a volte raccoglieva tutta la forfora grassa che trovava in giro, la faceva essiccare e poi la masticava a mo’ di coca. Che schifo! – direte voi. Era sempre meglio che farsi cagare sulla lungua dai piccioni tanto per avere qualcosa da mettere sotto i denti.
In gioventù, per lunghi periodi gli riuscì di sopravvivere nutrendo uno smisurato orgoglio: perlomeno, si sentiva pieno di sé.
La sua fama di morto di fame si era così estesa, che Pannella, durante i suoi lunghi digiuni, gli lasciava cadere le briciole dalla finestra.
Cone tutti i maschi, aveva le sue esigenze; però, quando andava a puttane era costretto a pagare in natura.
Di suo era una persona onesta, ma era così indigente che non riuscì mai a mantenere la parola data.
Non si può dire che non fece mai niente per uscire dal suo stato di nullatenente: ogni tanto si faceva investire sulle strisce pedonali, nella speranza che fosse un investimento fruttuoso. Ma regolarmente veniva investito anche dai tracolli di Borsa.
Naturale che, in uno stato così miserabile, sentisse il bisogno di autocommiserarsi, ma doveva farsi prestare le lacrime dai salici piangenti per piangere su se stesso.
Parliamoci chiaro: ma chi se ne frega di uno così?!
Figuratevi che era così povero, ma così povero, che per sopravvivere un po’, si vendette l’ero e morì pov.
(*) I POVERI MICA POSSONO PERMETTERSI UNA BIOGRAFIA!
Cara suocera,
eccomi qua, di fronte al tuo catafalco. Ancora non riesco a crederci, che possa essere successo: mi sento come un tifoso dell’Inter al fischio finale dell’ ultima partita di questo campionato. Stuporosa incredulità.
Lo so, partire è un po’ morire! …. ma siamo sicuri che hai preso un biglietto di sola andata?
Mi costa ammetterlo, ma almeno questa volta una buona azione l’hai fatta.
Purtroppo, a tutto c’è rimedio, fuorché alla morte. Per fortuna.
Tu lo sai: in fatto di religione, io e te non andavamo molto d’accordo: io sono abbastanza sciettico, in materia. Un punto fermo, però, ce l’ho: non credo nella reincarnazione.
…. anche se, con la sfiga che ho io, mi sa che un giorno ci rivedremo, da qualche parte.
Di una cosa ti vorrei subito pregare: porta la mia solidarietà ai vermi che dovranno mangiarti.
E dai, non fare quella faccia: sembri una che abbia visto la morte in viso! vedi il lato positivo della faccenda: almeno hai risolto definitivamente il problema delle emorroidi.
Ah, senti: posso darti un consiglio? Fossi in te, mi tingerei i capelli di viola: con il grigio della pelle, è la morte sua.
Cara, cara suocera, senza di te le giornate non aranno più le stesse: finalmente, di giorno potrò togliermi i tappi dalle orecchie.
Infine, perdonami se qualche volta ho osato mettere in discussione le tue lapidarie affermazioni. Lo so: avrei dovuto farlo sempre.
p.s. Naturalmente, ho solo fatto del black hunour. Io AMO mia suocera. Come tutti i generi.
Di suocere.
Mio carissimo amico,
ora che tu sei morto, il mondo non sarà più lo stesso. E poco male, visto che anche tu non sarai più lo stesso.
Tu lasci un vuoto incolmabile: quello della tua scatola cranica – e una vedova inconsolabile: la mia.
A tal proposito: se tu sei qua, morto, con chi sta scopando, di là, tua moglie?
Lasciami però dire che questo tuo silenzio mi preoccupa:quando sei così silenzioso, ne stai tramando una delle tue.
Ammettilo: non fosti molto altruista, in vita. Ora, finalmente, farai felice qualcuno: i vermi che ti si divoreranno.
Perlomeno, sarà la volta buona che ti metterai a dieta per davvero.
Certo che se durante il sonno eterno russerai come quando dormivi, i poveri vermi dovranno mettersi i tappi nelle orecchie.
Conoscendo i tuoi vizietti, ti voglio dare un consiglio: ti capitasse di fare una partita a poker, non giocare con le trapassate: lì, è pieno di bare!
Però, anche tu … d’accordo: siamo tutti laureati e non siamo superstiziosi; ma cazzo, porta male morire di venerdì 17!
Ma non parliamo sempre di cose funebri: hai già pensato a come ti vestirai per carnevale? Da mortadella ….?
Speriamo ‘sta battuta non porti male ….
Se sei convinto che la politica sia una cosa sporca, lavatene le mani.
Se ti batte forte il cuore per una fanciulla di 20 anni, ricordati che il pace-maker non fa miracoli.
Se ti batte forte il cuore vedendo passare Raffaella Carrà, tranquillo: è solo un difetto del pace-maker.
Se ti senti scoppiare di salute, sta’ lontano dai luoghi affollati: ci sono in giro già troppi kamikaze.
Se la fortuna ti ha girato le spalle, approfittane per metterglielo al culo.
Se sei sull’orlo del suicidio, non smettere di sperare: prima o poi qualcuno te la darà una spinta.
Se una donna ti dice che ti amerà ‘in eterno’, chiedile di ripetertelo ‘in italiano’.
Se una donna ti dice che ti amerà in eterno, dille che, sorry, non ti funziona l’apparecchio acustico.
Se non provi più alcun interesse per la vita, sicuramente la cosa è reciproca.
Se la vita ti sorride, non allarmarti: è solo una paresi facciale.
Se il capoufficio ti propone per una promozione, vuol dire che la sveglia ha fatto cilecca anche ‘stamattina e stai ancora sognando.
Se hai l’impressione che tutto ti vada storto, probabile che non sia solo un’impressione.
Se vuoi che la vita ti sorrida, falle il solletico.
Se le stai dicendo: “L’importante è che ci vogliamo bene”, vuol dire che hai fatto cilecca anche ‘stavolta.
Se pensando a una donna nuda non rilevi il benché minimo sintomo di eccitazione, vuol solo dire che non sei lesbica.
Se ne hai le palle piene di tutto e vorresti cambiare vita, ricordati che la garanzia è scaduta dopo i primi 12 mesi.
Se tutte le notti sogni Maria De Filippi nuda che declama Dante, un buon psichiatra non ti basta più: te ne servono almeno due.
Se per fare l’amore con una donna devi pagarla, non c’è dubbio: è una mignotta.
Se la notte ti svegli con le mutande bagnate, raccontala a un altro che sono ancora sogni bagnati.
Se non reggi più l’alcool come una volta, fattelo reggere da qualcun altro.
Se tua moglie ti ha lasciato per un venditore ambulante senegalese, non fartene un dramma: ce l’hai solo più piccolo.
Se ti sei finalmente convinto che il sesso non è tutto nella vita, o hai problemi di prostata o non ti si incula più nessuna.
Se hai sempre creduto in te stesso, è ora di convertirti all’ateismo.
Se ti hanno insultato in autobus perché non cedi il posto alle vecchiette, ricordati che sei pur sempre il conducente.
Se finalmente ti sei accorto che tua moglie simula l’orgasmo, ora siete pari: lei si è accorta da una vita che tu simuli l’erezione.
Se tua moglie è rimasta incinta, va be’ che ti chiami Giuseppe, ma lo Spirito Santo forse non c’entra.
Se con i tuoi amici ami dilungarti nel racconto delle tue performances erotiche, ricordati: non a tutti piace la fantascienza.
Se hai creduto che Berlusconi fosse Babbo Natale, niente di più facile che tua moglie l’abbia messa incinta la cicogna o che la pancia le si sia gonfiata per un’indigestione di cavolo.
Se passi per strada e senti fischiare, non è a te che fischiano, ma a tua figlia.
Se non credi all’evoluzione della specie, dimostri una perfetta conoscenza di te stesso.
Se pensi che tutte le donne siano puttane, perché pretendi che te la diano gratis?
Se credi nell’immortalità dell’anima, affrettati a procurartene una.
Se l’ultima volta che avete fatto l’amore tua moglie non ha raggiunto l’orgasmo, non è colpa tua, ma dell’orgasmo, che correva troppo.
Quel mattino Dio si alzò con un mal di testa così forte, che si sentiva persino nell’Aldiqua – e un alito così fetido da desertificarci la galassia. Colpa, al solito, della cena in compagnia degli altri Dei: con la scusa che ognuno portava qualcosa di cucinato, tutti solevano strafare. Si mangiava da dio, è vero, ma poi la digestione durava un’eternità.
Certe mangiate di aglio spalmato sulle bruschette come fosse Nutella … Giove, poi, ogni volta lo faceva bere a garganella, il nostro povero Dio, con la scusa che il vino era il nettare degli Dei. In realtà, cercava sempre di fare ‘mbriacare tutti gli altri, per poi papparsi le più pollastrelle fra le Dee.
Ogni volta Dio diceva che quella, per lui, era l’ultima cena; ma poi, quando lo sollecitavano, non gliela faceva a sottrarsi, perchè gli davano dell’ orso – ma l’orso non era ancora stato creato e lui temeva che ‘essere un orso’ significasse qualcosa di sconveniente.
Quella mattina, però, si sentiva particolarmente scoglionato, stanco del solito tran-tran: decise di mettere su famiglia.
Riprese in mano il ‘Manuale del piccolo creatore’; scartò le cicogne, i cavoli e quant’altro (espressione allora molto in voga, insieme a ‘piuttosto che’) … ed ebbe l’ispirazione giusta! Prese una piccola massa di argilla, vi sputò, la impastò e per concludere l’opera vi alitò sopra.
A questo punto, la storia offre varie possibilità di finale:
1. Fosse andata veramente così, l’umanità non sarebbe mai nata: l’alitata finale sterminò tutti i germi infusi nell’argilla dalla scatarrata divina.
2. Si spiegherebbe così perché gli uomini siano sempre incazzati.
3. I germi della saliva si rivolsero alla Società per la Protezione degli Animali, intentando causa a Dio per ricorso alle armi di sterminio di massa. Il processo è ancora in corso, perché Dio – che si avvale di avvocati del diavolo – ricusa in continuazione i giudici che dovrebbero giudicarlo. Inoltre, sotto la scritta ‘La legge è uguale per tutti’ ha aggiunto un misterioso: “Ricordatevi del giudizio universale”.
4. Ecco perché a me piacciono tanto le bruschette cariche di aglio!!!
5. Dato l’esito mortifero del punto 1., Dio decise di purificarsi prima l’alito. Trascorsi alcuni miliardi di anni, si lavò ben bene i denti con dentifricio al tantum ergo; poi ripetè l’operazione … ed eccoci qua!
Siete liberi, liberissimi, di scegliere il finale che più vi aggrada – o di inventarvene altri. Tanto, non riuscirete a convincermi a mettere meno aglio sulle bruschette.
- Buongiorno, posso farle una domanda?
- Me l’ha già fatta
- Ma se la vedo adesso per la prima volta!
- Be’, non si può dire lei sia stato sessualmente precoce, se la vede adesso per la prima volta
- Che c’entra il sesso, mi scusi?
- Il sesso entra ovunque, almeno il suo
- Che ne sa lei del mio sesso?
- In effetti, non mi occupo di UFO
- Non capisco dove voglia andare a parare
- E’ proprio così che frego i rigoristi – o rigo i frigoristi
- Mio dio, lei mi fa impazzire
- Giovanotto, guardi che io non sono uno di quelli che pensa lei
- Io non penso niente di lei!
- Non dubitavo che lei non pensasse
- Lei mi sta facendo perdere la pazienza
- Non si preoccupi: proprio qui vicino si trova un ufficio oggetti smarriti
- Qui di smarrito ci sono solo io
- Oh, mi dispiace! Vuole che l’accompagni all’ufficio? Magari lì si ritrova
- Basta! Se ne vada, non voglio più vederla!
- Non le dev’essere piaciuta molto, se non la vuol rivedere subito dopo la prima volta che l’ha vista
- Ma di che sta parlando?
- eh, non faccia il finto tonto! Lei recita male
- Aaarghh!!! Io le spacco la faccia!
- Giovanotto, moderi i termini, visto che ha terminato i modi
- Lei non mi fa ridere per niente!
- vorrei ben vedere! Primo, io non sono un comico; secondo, lei è uno spettatore non pagante
- Non ce la faccio più! E pensare che dovevo solo porle una domanda per un sondaggio….
- ah sì?! E quale?
- “Come reagite a chi vi ferma per strada e vi chiede: ‘Posso farle una domanda?”
Parte da oggi, per ricordare il mitico "Cuore", la rubrica "Dalla cantina con amore". Ogni tanto, a capocchia, pubblicheremo qualche pezzo, commento, vignetta, titolo, dei settimanali di resistenza umana scovati casualmente nella cantina polverosa di un vecchio stabile in procinto di essere demolito (immaginatelo così, il ritrovamento, è più romantico).
Per cominciare, un titolo del Maggio '96. Al solito, profetico: sostituite Provenzano con Brusca e potrebbe essere un titolo di 10 giorni fa...
(l'idea sarebbe di farne un blog a parte: voi che ne dite?)