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Prima di abbandonare l’Arizona, c’é qualcosa che devo proprio fare. Il mitico Glenn Frey, dei mitici Eagles, nella mitica “Take it easy”, cantavano (miticamente): “Well, I’m standing on a corner in
O meglio, avevamo deciso di fermarci. Prima di vederla sul serio. I miti sono duri a cadere, ma quando cadono fanno un bel tonfo. Winslow, Arizona, è un “dump”, un postaccio, un paese dove la cosa più piacevole è il distributore di benzina, il cestino dei rifiuti dell’Arizona, il niente assoluto. Le facce sono tutte minacciose, storte, seccate dal sole e dalla povertà. Un posto così brutto che è quasi bello, ma solo a pensarci dopo, perché mentre ci sei ti viene solo voglia di andartene. Infatti, ce ne andiamo. Mi fermo solo per una foto, d’obbligo: in un “corner”, come nella canzone, immaginando un “fine sight” che, ovviamente, non c’è.
Solo ora capisco: Glenn Frey lo diceva in senso ironico. Ci ho messo trent’anni a capirlo. Gli Eagles con il senso dello humor? Allora forse il mito è salvo. In ogni caso, ripartiamo. A poca distanza da Winslow troviamo il famoso cratere meteoritico dell’Arizona, che visitiamo. Vecchio di 50mila anni, largo e profondo non so quanti chilometri. Un sassone arrivato dal cielo che ha fatto un bel buco in mezzo al deserto. Qui lo scenario non delude affatto, anzi. Sul bordo del cratere la vista è impressionante, da togliere il fiato.
Mi viene in mente che forse qualcuno, da lassù, aveva deciso di seppellire la bruttura di Winslow: mira sbagliata di poco. Ovviamente, 50 mila anni fa Winslow non c’era ancora. Allora forse era solo un lancio di avvertimento: non fate troppe schifezze. Messaggio ricevuto. Lasciamo il cratere, e un po’ ci dispiace.
Torniamo in marcia.
HAN SOLO