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giovedì, agosto 25, 2005
SURFIN' U.S.A. /3

Partiamo, e andiamo verso est: California goodbye. Prendiamo la Route 8, direzione Arizona. Il paesaggio che la Route 8 ci propone è, a dir poco, fenomenale. Si attraversano in poche ore almeno tre pianeti diversi. Prima Mercurio, il pianeta dei sassi bianchi. Poi le dune sabbiose di Tatooine (o del Sahara, se non conoscete la geografia spaziale di Guerre Stellari). Infine Marte, naturalmente, terra e rocce rosso sangue. E, nel mezzo, un numero di altri pianetini, ognuno con una sua personalità. Ciò che impressiona è la rapidità con cui si passa da un paesaggio a un altro. Svoltate una curva, e davanti a voi appare un altro mondo. L’Arizona è questo e anche altro. È il posto dove il cielo è più grande di quanto si possa immaginare. Come il celebrato cielo d’Irlanda, forse di più, certamente più colorato. Da togliere il fiato.

Dopo un paio di pieni, molti cactus e moltissime foto, arrivo a Phoenix, città in grande crescita. A volte una città la capisci dalle tangenziali. Quella di
Phoenix è pulita, ordinata, perfetta, facile, quasi lucida. Un salotto, praticamente. Come direbbe Lucio Dalla, nel “Loop” di Phoenix non si perde neanche un bambino. Andiamo a trovare una coppia di nostri parenti, John e Jeanne, sulla cinquantina, due figli. Vivono a Mesa, un quartiere di Phoenix. Il vicinato è come la tangenziale: perfetto. Giuro che non c’è neanche una foglia fuori posto, neanche un filo d’erba storto. Le case sembrano disegnate. Non tutte uguali, anzi, ma tutte ugualmente nitide, case di bambole, e così i giardini, le strade, le persone.
A metà tra il paradiso e il film dell’orrore.

Entro in casa di John e, manco a dirlo, dentro è come fuori: un disegno. Una casa bellissima, tutta bianca, grande cucina, sala stupenda, piscina sul retro. Pulita e ordinata come nemmeno riesco a immaginare si possa tenerla. John fa il camionista. Mi offrono una fetta di torta al cinnamon e un drink. Jeanne mi passa tre tovagliolini di carta, uno per la torta, uno per il bicchiere, e del terzo, francamente, non so che farmene. Forse questo è il segreto di Phoenix: tovagliolini, tovagliolini per tutto. Passate parola. Comunque, dopo un po’ di chiacchiere, ce ne andiamo. All’uscita, noto il bellissimo cactus che John tiene in giardino, alto almeno tre metri. John mi dice che l’ha comprato cinque anni fa, era alto meno di mezzo metro, e l’ha pagato circa 80 dollari; ora ne vale oltre mille. Da 80 dollari a 1000 in cinque anni? Sì ma, dice John, è una specie protetta. Sono protetti i cactus, mi chiedo io, o è protetto il notevole business che c’è dietro?
Mah. Forse sono io ad essere il solito italiano, sospettoso e malizioso. Salutiamo e torniamo on the road, verso est.

Han Solo

Postato da: carognix alle 16:52 | link | commenti |
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