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venerdì, agosto 12, 2005
SURFIN' USA /2

Del mio vicino ex-marine vi ho già detto. Di fianco a me abita una famiglia di indiani, intesi come “native americans”. Pellerossa, per capirci. Ray e la moglie Maria.
Ray ha 29 anni, Maria qualcuno in meno. Hanno appena avuto una bimba, che non ha ancora un nome. La chiamano “baby”, “bimba” appunto. Per darle un nome, bisogna aspettare il responso della “tribù”, che per decidere se la può prendere piuttosto comoda. La sorella di Ray ha avuto un nome solo a vent’anni – prima aveva solo un “nickname”, un soprannome. Lo stesso Ray ha avuto un nome a 12 anni suonati. Non fatevi ingannare: Ray non è il suo vero nome, che è invece qualcosa come “Raggio di Luna Tonante nella Prateria etc. etc.”. E lo stesso vale per Maria. È la tribù a decidere, punto e basta. E ci vuole tempo. E il tempo è relativo. Gli indiani sono relativisti. La tribù, d’altra parte, vede e provvede, in tutti i sensi.
 
Paga l’affitto a Ray e Maria, e anche molto altro, a giudicare dalla bella macchina che possiedono e dal fatto che né Ray né Maria non fanno un bel niente per mantenersi. Non è solo la tribù a pagare, ma anche Zio Sam, ovvero il contribuente americano. Il quale, per farsi perdonare dei crimini commessi ai tempi di Toro Seduto, elargisce ai suoi discendenti, raggiunta la maggiore età, manate di sporchi dollarazzi dei visi pallidi. I discendenti, tuttavia, non disdegnano.
 
Quanti dollari, non so. A giudicare dai miei vicini, abbastanza per vivere decentemente senza lavorare. Credo dipenda anche dalle tribù cui appartengono. Si “appartiene” alla tribù cui appartiene la madre – non il padre. Certe tribù sono piuttosto ricche, e i soldi li fanno (a palate) grazie ai Casinò, che sono il business (l’unico ma, credetemi, basta e avanza) che li arricchisce. Non tutti, intendiamoci. A giudicare dalle riserve indiane, che sono in genere un panorama di miseria non da ridere, la distribuzione degli utili tra gli indiani deve essere assai poco democratica, ma dei Casinò degli indiani vi parlerò un’altra volta.

Torno a Ray. Indiano sì, ma metropolitano. Anzi, californiano. Certo, tipo simpatico, alla mano. Ma cultura hip-hop e rap, tanto per capirci. Braghe alle ginocchia, slang nero. Padre affettuoso. Grande e grosso, notevole bevitore, malmenato varie volte per “sgarri” e “rese dei conti” varie, l’ultima (tre settimane fa) è rimasto in coma 4 giorni. A sentire lui, lo provocano. Può darsi. Ama fare giri per le lande desolate dell’entroterra californiano con il suo fuoristrada, assieme al fratello Forrest. Credo che nella cazzeggiante California si trovi benissimo pure lui. Come un Papa. Anzi, come un Capo.
Finché la tribù vorrà.

Han Solo

Postato da: carognix alle 23:58 | link | commenti |
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