
Satira, umorismo e cazzeggi vari
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carognews
dalla cantina con amore
dalla rete
il piacere della scoperta
insuperabili
ipertesti caz
madsense
mm40
non disturbateci
oro incenso e mir co
seria mente
surfin usa
the best of
vignette
visitato *loading* volte
Volteggian gli aquiloni su nel cielo
Le capre brucan l’erba sul costone
Io sogno di godermi la pensione
e invece sul presente stendo un velo.
Un’altra volta c’è la Finanziaria
con suspense che nemmeno Lucarelli.
Neppure il grande Hitchcock de ‘Gli uccelli’
l’avrébbe vinta sù tale avversaria.
E c’è chi dice: “E’ tutto da rifare”
- un piede fuori e l’altro nella zuppa,
in nave e pure già nella scialuppa.
I cerchi sono tanti da quadrare.
A tutti si vuol dare il contentino
però alla fine son tutti scontenti.
E un dubbio mi s’impiglia in mezzo ai denti:
ma fosse tutto quanto un teatrino …?
Lei s’usa tanto, a protestare contro,
un’arma più efficace d’una bomba:
faccio un corteo, magari con lo scontro,
contro quei manganelli squilla tromba.
Contro il potere è lecito, mi pare
urlare pace e scimmiottar guerriglia,
menare ovunque e finger di disarmare,
nel mentre qualcun altro il fuoco appiglia.
Un eroismo vero per la causa
contro le guerre di quei potentoni,
che aspetta che in TV han fatto pausa.
per poi mostrar le gesta da leoni.
Chissà perché con quell’arcobaleno
non splendono i balconi militanti
a chiedere la pace, pure meno,
per dei monaci inermi e disarmanti.
(sull’aria di “Fin che la barca va” di Orietta Berti)
Il Grillo disse un giorno alla platea:
"In culo è da una vita che ce l’hai
Potresti averci pure la diarrea
Aspetta le primarie e ce l’avrai”.
Mi sembra di sentire un ritornello
che da un bel pezzo non sentivo più:
ricorda un pochettino Masaniello,
un Masaniello che aspira alla Tv.
Fin che la rabbia va, dagli a soffiare
Fin che la rabbia va, seguita a urlare.
Fin che la rabbia va, dagli a tuonare
Quando il furore viene, Masaniello piglia e va
Quando il furore viene, Masaniello piglia e va
E tu che urli da spaccar la gola,
in ambito campestre ed in città,
al tuo paese c'è chi ti vuol bene
perché non vivi a acciughe e sciacchetrà.
Mi pare di vedere Pulcinella
intento a recitare Re Artù,
parlava tanto male di Mastella
ma sta a vedere che fa il capotribù.
Fin che la rabbia va, dagli a soffiare
Fin che la rabbia va, seguita a urlare.
Fin che la rabbia va, dagli a tuonare
Quando il furore viene, Masaniello piglia e va
Quando il furore viene, Masaniello piglia e va.
alla mopda dell'Angiolieri
S’i’ fosse fuoco, arderei ‘l palazzo;
s’i’ fosse vento, via lo spazzerei,
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, gli manderei un razzo;
s’i’ fosse Prodi, allor serei giocondo
che i democristi i’ carcererei;
s’i’ fosse Berluscon i’ lo farei:
ai rossi taglierei lo capo a tondo.
S’i’ fosse morte, andarei ‘n Parlamento;
s’i’ fosse vita, non starei con lui;
similmente faria dalla RAI.
S’i’ fosse Beppe com’i’ sono e fui,
torrei le folle giovani e leggiadre:
le truppe vecchie lasserei altrui.
Iersera non sapendo cosa fare
zappavo con il mio telecomando.
Andava l’occhio mio di quando in quando
su facce d’anni certo poco avare.
Vedevo il nostro Pippo nazionale
e Mike, lo spacciator di telequiz;
acciughe sotto sale con i Ritz,
mi son bevuto anché il Telegiornale.
Di nuovo quei due là, bella coppietta;
e insieme a loro, pensa un po’ chi c’era?
quellà di “Maledétta primavera”,
un pò attempata, mà sempre Loretta.
Mi fanno pure un po’ di tenerezza,
costretti a non andare mai in pensione:
per loro non esiste uno scalone,
che possano godersi la vecchiezza?
Ma guardali, costretti a fare tardi
- e in cuore loro invocano la nanna –
con là memoria ché oramai li ingànna,
fingendo di non essere vegliardi.
Sottratti alla badante o anche alla balia,
la Rai li ha messi a fare ‘sto programma,
‘na roba tipo festa della mamma.
Che dite? che presentan ‘Miss Italia’?!
Ma non lo potevate dire prima?!
Per questa RAI frizzante e innovativa
gridiàm, noi di Sinìstra, in coro: “Evvìva!”.
Son fiero di donarle questa rima.
(da cantilenare sull’aria di ‘Anghingò / tre galline e tre capò - http://www.filastrocche.it/nostalgici/cont/anghin2.htm)
Anghinghillo
Quant’è bravo Beppe Grillo
che ti punge come spillo
Duro come un armadillo
Dalla forma di un birillo
Della razza dei Godzillo
Pare sobrio anche s’è brillo
Sempre a caccia di un cavillo
a caval di un codicillo
Vecchio fuori e dentro arzillo
Tiene il dente qual fusillo
Sempre in tiro qual mandrillo
Con la febbre da morbillo
Tra le palle c’ha un gingillo
che maneggia con assillo
non è un fallo bensì un grillo
che tra un urlo ed uno strillo
dice al popolo: “Imbecillo
è tornato Masanillo
con la felce ed il mirtillo!
Dietro a me che non vacillo!
Di una cosa son tranquillo:
io non sono un coccodrillo:
mangio, bevo e dopo trillo
Se per caso nel pistillo
vi s’intrufola un bacillo
presto, fatemi uno squillo:
io sarò il vostro vessillo
Di vulcano son lapillo
Di sorgente son zampillo
Sono il Settimo Sigillo!”
Delle folle ormai è il pupillo
Sarà lui il nostro caudillo?
Ero lì che morsicavo il mio panino
- gorgonzola, mortadella e maionnese.
Due ragazzi pomiciavano in francese.
Una rana gracidava nel tombino.
Poi d’un tratto il mondo prese a rotolare:
nel panino mi trovai i due pomicioni
La ranocchia affabulava Bergonzoni
La mortazza m’invitava a pomiciare.
Vidi gente che inseguiva Beppe Grillo
che inseguiva vecchi sogni di potere.
Lo inseguivano per rompergli il sedere
senza senso, ma così, per un cavillo.
I leghisti, con Tremonti capobranco,
davan giù di manganello agli evasori.
Scioperavano le tinte ed i colori,
la natura procedeva in nero e bianco.
Bertinotti in mutandoni e doppiopetto
corteggiava la Brambilla a parolacce.
Buttiglione seduceva le donnacce
declamando Papa Ratzinger nel letto.
Ho visto Prodi che urinava nell’urna
perché Veltroni vincesse le Primarie
Correvan tutti a votare, anche le otarie
perché trionfasse il PD sull’Annapurna.
Poi m’è apparsa la Madonna senza veli
e ho capito ch’era stata una visione.
Sono stato vinto dalla commozione
e ho cantato tutto l’Inno di Mameli.
L’emozionante spy-story in Formula Uno ha appassionato un po’ tutti, cantanti compresi. Sembra che Ligabue abbia deciso di cambiare il testo di “Una vita da mediano”, volendo a tutti i costi dedicare la canzone a Ron Dennis, il mitico patron della scuderia Mc Laren, da tutti ribattezzata, dopo la sentenza di colpevolezza, Mc Ladren.
Ecco il testo in anteprima.
UNA VITA DA RON DENNIS
Una vita da Ron Dennis
fra benzine e bulloni
senza gl’ingegneri buoni
scopiazzare gli alettoni
Una vita da Ron Dennis
con un compito preciso
a scoprire come sia
costruita
lì
sempre lì
in terza fila
finché non lo sai stai lì
Una vita da Ron Dennis
da chi vince sempre poco
che la pole devi lasciarla
a chi è più veloce al gioco
Una vita da Ron Dennis
che natura non ti ha dato
né la forza della Rossa
né di Enzo che peccato
lì
sempre lì
in terza fila
finché non lo sai stai lì stai lì
sempre lì
in terza fila
finché non lo sai finché non lo sai
stai lì
Una vita da Ron Dennis
non sapendo come fare
trovi Stepney e Coughlan e
allora forse puoi volare
Una vita da Ron Dennis
rubacchiando il manuale
mesi d’essemmesse email e
vinci casomai il Mondiale
lì
adesso lì
in prima fila
ora che lo sai sei lì sei lì
adesso lì
in prima fila
ora che lo sai ora che lo sai
sei lì
(da cantarsi come un rap alla Jovanotti
I giovani non trovano lavoro
ma se lo trovan sono cazzi loro.
Ti dicon che si chiama interinale
però il suo nome vero è interanale.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Se un giovane vuol metter su famiglia
i soldi mica sa dove li piglia.
Se vuole farsi su il nido d’amore
c’ha fango, paglia, sangue e il suo sudore.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Bisogna dare al mondo tanti figli
però pensando ai passeri ed ai gigli.
Perché se fanno su due conticini
stai fresco che gli sposi fan bambini.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Ti ammali e devi andare all’ospedale,
è meglio se vai dritto al funerale.
La sanità è lì lì che quasi esala
e ormai l’hanno abbinata con la mala.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Se piove un po’ più forte o tira vento
l’Italia viene giù col suo cemento.
Ormai l’abusivismo è dilagante
fenomeno assai poco edificante.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Noi siamo ricchi di tanta bellezza
guarnita di profumo di monnezza.
Avremo presto un nuovo monumento
al cancro ucciso dall’inquinamento.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
I giovani non c’hanno più ideali,
play-station e altri mondi virtuali.
Avanti di ‘sto passo mi figuro
rimpiangeremo quando c’era il Muro.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Ma in fondo noi gli offriamo per modello
un mondo dove conta l’esser bello
Un mondo dove i soldi sono tutto
se ce ne hai tanti puoi anche esser brutto.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
E’ un mondo che se tu vuoi far carriera
o c’hai il cognome giusto o è fame nera.
Legittima è ogni tua aspirazione
ma trovati una raccomandazione.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Con l’euro tanti sono impoveriti
però ci sono stati gli arricchiti.
Per pochi è aumentata la ricchezza
ma tanti sono ricchi di incertezza.
Ma il dramma per i ricchi e per le masse
è quello che paghiamo troppe tasse.
O yeah!
Calderoli lancia il Maiale Day.
Deve essersi ispirato guardandosi allo specchio.
Moggi beccato a cena con una Pupa che dice di lui:"Ha gli attributi!"
Brutto è uno di questi.
Ragioniere ma stonato
come un cembalo in disuso
dall’amore un po’ deluso
si die’ al canto modulato.
Che gelida manina,
quanto vuoi se me la dai!
Poi un giorno dice un tale:
“Sei stonato e non fa niente
vuoi tu fare il presidente
della banda Musicale?”
Passa la Banda, chissà chi la manda
La Banda passa – e lui nel mentre incassa.
Detto fatto eccolo qua
che pasteggia e fa discorsi.
Pochi anni son trascorsi
e la panza è un po’ più in là.
Per lui la trippa non è mai troppa.
Vai con la gnocca, purché non zoppa.
E’ gioviale e compagnone
porta ovunque l’allegria:
chi vuol esser lieto sia!
scorre il vino a profusione.
Mangia e bevi, non c’è cosa ch’è più bella.
Tanto è gratis, lecca pure la padella!
Lui fa un po’ il commercialista
e sa toglier dall’impàsse
chi non vuol pagar le tasse,
rosso, nero o socialista
Dice: “Dai, sta mica bene
che chi sgobba e rischia tanto
debba vivere nel pianto
prosciugarsi anche le vene”.
Tasse e dazi e balzelli e gabelle
Il povero ricco resta ossa e pelle.
Tra gli amici ed i clienti
mette insieme un bel giretto
che fa sì che vanga eletto
in associazioni ed enti.
AVIS, AIDO, Tennis Club,
la Pro Loco e anche la UESSE,
funerali e un po’ di messe,
Lyons, Rotary e nabab.
“Ce piacciono li polli, l'abbacchi e le galline,
perchè so senza spine,
nun so come er baccalà.
La società de li magnaccioni ….” *
E’ così, quasi per caso
che ti metton nella lista
liberal-federalista,
tu sei il fiore, loro il vaso.
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte
Fratelli di teglia, suonata è la sveglia!
Salta fuori un plebiscito,
oramai tu sei un’icona:
nei paesi la persona
è votata, no il Partito.
L’ideologia è una cosa da incivili:
in Italia anche le liste son civili.
Prendi i voti da ogni parte,
son convinti tutti quanti
che tu porterai avanti
tanto Venere che Marte.
Non importa quale fumo stai vendendo:
l’importante è credan che ci stai credendo.
Non recedi dalle cene,
recepisci tante istanze
che finiscon nelle panze
“di chi tanto vi vuol bene”.
Mangia, forchetta e coltello sempre in resta.
Mangia mangia, che alla fin qualcosa resta!
Di coscienza assai robusta,
democratici princìpi,
delle leggi te ne impipi:
il buon senso tutto aggiusta.
“Ma dai che siamo qui fra quattro gatti!
A parole ci si osteggia, non nei fatti”
Sì, c’è il Pian Regolatore
ma si può modificare:
se si lascia fabbricare
gode pure il muratore.
Importante è fare ben la divisione.
Perlomeno che abbian tutti l’impressione.
Chiudi un occhio, anche un orecchio,
tappa il naso e non la bocca:
un po’ a tutti - via! - ne tocca.
A qualcuno anche parecchio.
Siam tutti figli dello stesso padre.
Le madri a volte però son più ladre.
Se sei bravo a far promesse
becchi pur la rielezione:
tanto il popolo è coglione
se le beve fritte e lesse.
Ognuno in vita, si sa, ha le corna sue.
Chi le ha più lunghe, però, è il popolo bue.
E se bene hai seminato
senza peli sopra il petto
ti ritrovi presto eletto
e puoi fare il deputato.
“Sia onorevole sia senatore
sarò del Popolo il servitore”
Quant’è bella sta schifezza
che distrugge l’Italìa
L’importante è che ci sia
chi ci tien per la cavezza.
* http://www.italianfolkmusic.com/magnacin.html
Brevi, Manu
Ansa. "Il tour di Vasco: delirio a Cosenza". Non che nelle altre tappe il cantante sia parso molto più lucido.
Brevi, Manu
Arriva il nuovo video di Bin Laden, piovono immediatamente le prevedibili critiche: "E' invecchiato" (Il Mattino); "La barba è troppo scura" (Tgcom); "Dubbi sull'autenticità del filmato" (QN).
Però è già numero 1 a MTV hit list Italia.
Brevi, Manu
Ansa. "Giovedì sciopero della pastasciutta". Cosa bollirà in pentola?
Morto il grande Pavarotti
Visse d’arte e pur d’amore
Ebbe in vita un bel tenore
Fe’ con l’ugola lingotti.
Tutto il mondo lo rimpiange
perch’egli era molto noto:
da Parigi fino a Kyoto,
dallo Yukon fino al Gange.
Per tre giorni in tutto il mondo
s’è levato un gran cordoglio
Anche il papa dal suo soglio
un sospiro fe’ profondo.
Divorziato e risposato,
ebbe Messa in cattedrale.
Religioso il funerale,
perché non morì in peccato.
Con il Fisco era un po’ in guerra
perché fu un grande evasore
Ma poich’èbbe d’oro il cuore
aiutò tutta la Terra.
Ho presagi un poco tetri:
presto santo lo faranno.
In Italia a fare danno
son soltanto i lavavetri.
M’è parso di sentir, ma forse sbaglio,
che quando piove bagnasi la terra.
M’è parso di intuir che se c’è guerra
il verso del cavallo pare un raglio.
M’è parso di capir, ma non è detto,
che il Dio dei nostri padri l’han sfrattato.
Adesso regna in cielo il Dio Mercato
che guai se tu gli manchi di rispetto.
Ho udito- e però sono un po’ sordo –
di un nuovo Partito Democratico
al quale hanno imposto come viatico
un segretario ch’è un tantino ingordo.
Ho letto, ma si sa, ci vedo poco,
che siamo un popolino di incendiari:
nel Regno delle Due Sicilie e a Bari
il Sud l’abbiamo tutto messo a fuoco.
Amato, ch’è il ministro dell’Interno,
vorrebbe delle leggi un po’ speciali
per non fare ai fascisti altri regali.
Il moderato vive nell’Inferno.
Io penso – ma si sa, sono un po’ rinco -
che siamo gente sempre più allo sbando
in marcia per finir sotto il comando
nell’oggi di Pallin, doman di Pinco.
Sul delitto di Garlasco non c’ho affanno:
alla Legge com’è noto non si scappa.
La costante pure in fisica è la cappa:
prima o poi lo stronzo e il vero a galla vanno.
Quel che più, non ve lo nego, mi conforta
è che presto s’aprirà un nuovo filone:
dopo lunga ma penosa sospensione,
sulla griglia di partenza è ‘Porta a porta’.
Tornerà l’etereo Bruno stercorario
senza posa ad ammassare verità:
coi Crepet e con le Parietti a volontà
fa più lui di un qualsivoglia commissario.
Mentre sfrega le manine e fa dindon!
senza far lo schizzinoso per il pelo,
con quell’aria da madonna del Carmelo
t’infiocchetta un delittuccio col ponpon.
Se del caso, tira fuori anche il Taormina
che c’ha sempre da ridire sui piemme
perché gettano la m*r*a sulle gemme
dell’Italia casa, chiesa ed officina.
Certamente scoccia al vate giornalista
che a precederlo sia stato il sor Corona,
quello che fiuta l’odore della m*na
anche quando all’immondizia sia frammista.
Già prevedo le serate mozzafiato
con le star che si lambiccano il cervello
e schiamazzan contro questo o contro quello.
Come se non fosse un film già sceneggiato.