
Satira, umorismo e cazzeggi vari
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carognews
dalla cantina con amore
dalla rete
il piacere della scoperta
insuperabili
ipertesti caz
madsense
mm40
non disturbateci
oro incenso e mir co
seria mente
surfin usa
the best of
vignette
visitato *loading* volte
Cristo quel giorno risorse un poco storto:
aveva saputo da fonte sicura
che il Fini Gianfranco e l’esimia sua sciura
”Tra noi – s’eran detti – l’amore è ormai morto”:
“Gianfranco, quesrto scherzo non puoi farlo,
io che su te ho puntato tutto quanto,
volevo che tu fossi come il guanto
lanciato contro Walter per sfidarlo.
Ma adesso mi scombussoli le carte,
m’hai messo in piedi tutto un parapiglia:
è lui che mi difende la famiglia,
tu il matrimonio hai messo già in disparte.
O Gianfranco, sono brutte situazioni
la Madonna s’è incazzata mica male;
dice: “E’ come se a guidare un tribunale
ci mettessi putacaso Berlusconi”.
San Giuseppe, io Bambino e la Madonna
ponno avere come quattro paladini
te con Silvio, con Umberto e con Casini,
manco uno ancora con la stessa donna?
Alla prossima che fate a San Giovanni,
dimmi un po’: chi ci mandate a predicare?
Tanto vale che mandiate le zanzare
a curare la malaria coi suoi danni.”.
Poi tornò ad arrampicarsi sulla croce.
Guardò in giro e non trovò più i due ladroni.
C’era invece Franceschini con Veltroni.
Chinò il capo, bestemmiando sottovoce.
Da Torino mosse i passi Gramsci Antonio
inseguendo un ideale Ordine Nuovo.
A Torino pure Walter fece l’uovo
ben condito con sapiente pinzimonio.
Lui ormai s’è rinnovato dal profondo
perchè certo non può dirsi più gramsciano
ma se mai un keynesiano kennediano.
Un maestro nel tenersi via dal fondo.
Ha parlato da futuro presidente
un po’ mamma, un po’ papà, un po’ zio bonario;
se non fosse che di nome non fa Mario
quasi un Merola parrebbe sorprendente.
Ha sfiorato il territorio del desìo,
ha parlato al cuore vero dell’Italia.
Zio Romano lascia il posto a Walter balia.
E già sento che ad amarlo sarò anch’io.
corriere.it: Ronaldinho avvistato a Milano
Zerbini reattivi a un suo cenno,
delirii all’ok simil USA,
leggenda ch’egli abbia più senno
di chi di pazienza ne abusa.
Sdraiati virtuali sul prato
che Nanni mollò a tutto tondo,
Melandri spirò un finto fiato,
i Vips d’ogni parte del mondo.
Neppure al concerto di Bono
s’è vista una tal riverenza,
un coro entusiasta e un po’ prono.
S’attende una demo di scienza.
A mo’ d’una carta assorbente
son pronti a ripeter proclama:
il nuovo sta qui, è qui presente,
chè Walter è d’Italy Obama
Neppure alle Silvio convenscions
si vide sì massa servile
con tutte le buone sue intentions,
che manco la claque col badile.
È pronto il Mannheimer dei finti
sondaggi che sparano alto:
50 per cento ha PD, lor son vinti,
veloce guadagno di smalto.
Le star che gli donano il voto
com’Hillary forse si sogna,
grancassa che copre il gran vuoto
e il vago profumo di fogna.
Ch’ha detto ch’ha detto? Era bello?
È inizio d’un grande progetto,
non puoi tu pensare che quello
ti butti giù idee a largo getto.
Allora avrà dato i dettagli,
dei numeri, stime, programmi,
preciso ha mostrato spiragli
di come esser fuori dai drammi?
Sparò qualche cosa di forte.
Il mondo è sembrato più immenso.
La musica andava e la corte
sperava in quel quid molto denso.
E dietro dei video festanti
si staglia un ricordo molesto,
riporta memoria ai ciarlanti
del Prodi che fece il Modesto.
Ma questi è una star, egli è Sindaco.
Colui che di bene fa a iosa,
che il cielo ti sembra più indaco,
progresso nell’Urbe riposa.
Quest’aria rifritta
mi porta alla mente un bel tonno.
La schiena ben dritta,
vorrei ridestarmi dal sonno.
Ovunque mietè dei successi,
il vasto c.v. d’egli è noto.
A Roma non sono dei fessi:
di scorno li copre la foto.

Mi sono rotto le scatole di tutti quegli egocentrici che mettono sempre al centro dell’attenzione se stessi e non me.
Dicono che fossi un bambino triste: pensavo spesso alla morte.
Tutti i giorni.
Ma poi finì, quando fui investito da un TIR sulle strisce pedonali.
Vi chiedo scusa se oggi sono di un umore un po’ tetro:, ma è per solidarietà con mia moglie: oggi è rimasta vedova.
Mi son deciso: ho preso la patente. Finalmente, anch’io potrò investire in Borsa.
A me piace comandare: vado lì al bar e ordino: “Gino, un campari a due!”
Qual è il mio concetto di amare?
Bè, direi il contrario di dolci.
Un aldilà esiste certamente: altrimenti dove sarebbero finiti tutti i miei calzini spaiati?
Dio, forse c’è, forse no. Inutile chiedere alla sua segretaria: vi risponderà sempre che è impegnato in una importante riunione.
Dato che viviamo in un mondo di merda, sia lode all’inventore della cartaigienica
Le scarpe che respirano, di notte russano?
Aveva l’alito così pesante e le ascelle così fetide che persino la sua ombra si rifiutava di seguirlo.
Era così arrapato che dopo il suo passaggio non restava più vergine nemmeno la foresta.
Abbandonata dal marito, entrò in un convento delle Clarisse scalze, ma ne uscì subito perché si accorse di aver sbagliato indirizzo.
C’era un tempo un gran Partito
d’ideale comunista
però, ahimè, un po’ stalinista
pur se non proprio alla Tito.
Poi ci fu quel terremoto
che crollare fe’ anche il Muro.
Una specie di siluro
che al PCI svuotò lo scroto.
PDS, poi DS
sigle e simboli a gogò
Dal marxismo all’art decò,
ora in jet ora in calesse..
Berlinguer morto da un pezzo,
fuori Natta e pure Occhetto:
l’ideale s’è ristretto
pare tutto un intermezzo.
“Siam moderni ed evoluti,
ci siam fatti riformisti,
quasi quasi laburisti,
niente più trinariciuti.
Abbiam tolto incrostazioni,
ci siam fatti liberali,
liberisti ma sociali
sempre pronti a innovazioni.
Abbiam perso e abbiamo vinto
siam calati e siam cresciuti;
siam rimasti dei Cipputi
perlomeno nel dipinto.
Gli ideali con la muffa
li abbiam messi su in soffitta:
ora va il Partito-ditta,
l’ideale è un po’ una truffa”.
Niente più la dittatura,
manco del proletariato;
il PCI s’è rinnovato
e la lotta è un po’ men dura.
Fu così che il candidato
vincitore alle primarie
fu pescato fra le otarie
e dal popolo acclamato.
Per sconfigger Sua Emittenza
ci voleva il centralismo:
si bandì il personalismo,
vincolata l’obbedienza.
Chi provò a recalcitrare
gli piazzarono le zeppe:
il faccione di zio Beppe
ricomparve sull’altare.
E così finì Bersani
con le spalle contro il muro.
Democratici, al futuro
- al presente: Italiani!
Del greve mi rende un po’ ansante.
Fa caldo vabbè, è pure giugno
Il meteo m’assale, incurante.
Mi sento allo stomaco un pugno.
Rifugio e frescura poi trovo.
Un bel refrigerio invitante.
Ma il peso mi coglie di nuovo
e il fiato ritrovo affannante.
Mi par d’esser un carcerato
che annaspa con un peso morto
al piede in catena legato.
Indubbio, è una palla che ho scorto.
Ma donde zavorra m’arriva?
Mi par di trainare un relitto
che veste una faccia giuliva
e un fare da ben tristo guitto.
A voce zavorra, o al piede una palla,
tu leggi una sola versione:
inutile, ingombro. Finita su, falla.
Sennò sembri solo un coglione.
Col peso di palla ingombrante
l’Italia si aggira impotente.
E altrove rumore festante
si sente per un esordiente.
Oddio, non sarà poi novizio.
Di sogni pur lui ci sommerge.
Scimmiotta un JFK all’inizio,
ma nulla concreto n’emerge.
Piuttosto che aver questo peso
che tutti ora scansan schifati,
e lui segue a far l’incompreso,
persegue ad emettere fiati.
Piuttosto, dicevo, sopporto
un sogno bel vuoto e mediatico,
un volo a lenire sconforto,
mancanza d’un vero viatico.
La folla vociante s’affolla
attorno ad icona insperata
e pesta col piede la zolla
di questa prodiana abbuffata.
Io scalcio la palla dal piede,
di Vuolter m’importa un bel nulla.
Di noia ed ignavia mercede
non voglio che essere brulla.
Destini i rimbrotti a se stesso,
borbotti e poi sibili a caso,
continui col Prof un po’ fesso.
E tutti gli prendono il naso.
Che vada via presto e di corsa!
Il peso lo sento importante.
Zavorra mi sembra una morsa.
Sia Premier piuttosto un cantante.
Democrazya
La Stampa. "Anche Bertinotti incorona Veltroni". Manca solo Mirigliani.
I quattro moschettieri
di rosso paludati
si sono coalizzati:
“Che si aprano i forzieri!”.
Fan rimostranze al Sire
in testa l’Atos Scagno:
“Dai ordine al taccagno
che sganci un po’ di lire!
Caccia la lira la lira lalà
Caccia la lira o noi quattro si va!”
Il Sire bofonchiante
gli dice: “Ragassuoli
ve ne regalo a stuoli
di lire, sacripante!”.
I quattro fan coretto
calciando come un mulo:
“Non prenderci pel culo
Dai mano al Tesoretto!”
Fuori tiran la spada
menano gran fendenti.
Sembra che siano in venti:
chi più li tiene a bada?
Intanto zio Berlusca
prepara la riscossa:
si scavino la fossa!
Lui, gli darà la crusca.

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Vi racconto questo fatto
che nessuno se n’è accorto:
Valterino ciccio e smorto
il suo dado ormai ha tratto.
Ha deciso che l’Italia
più di lui non può far senza:
per parare Sua Emittenza
serve il Duca di Veltfalia.
Guarda giù e dal Campidoglio
vede starnazar le oche
oramai sempre più fioche
del fu bianco capodoglio.
Ha i sondaggi dalla sua
cucca a manca e pure a destra;
chi non mangia sua minestra
si ritroverà la bua.
Come disse il Bonaparte:
“Dammi qua questa corona!”
Valterino non perdona
chi con lui non perde a carte!
Lui cammina sulle strisce
ma non fu ancora investito
e però già il suo partito
conta sempre nuove bisce.
Già s’è unito al suo codazzo
il solerte Franceschiello:
così spera il Cicciobello
d’esser grosso ministrazzo.
S’è aggregato Franceschini
senza tanti complimenti;
spera metter sotto i denti
qualche cosa anche Marini.
Ma da qui al giorno fatale
quando andremo alle primarie
tra le eventuali e varie
….sai la gente che amcor sale!
Il nuovo Partito hanno detto i soloni
dev’esser democratico e senza scasso;
deve crescere venendo su dal basso.
Alla Montale: Ed è subito Veltroni.
o anche
Niente di meglio che candidar Veltroni
o ancora
Si giunse così a incoronare Veltroni.
ma anche
Chi più dal basso se non Valter Veltroni?
e via di questo passo ……
mi ritrovai per una selva mossa
ché destra della via s’era smarrita.
Fioroni son. Non Primula Rossa.
M’incamminai pe impérvie vie e viali.
Mi misi pure a legger dei verbali
per dimostrar la somma mia cultura.
che al sol pensier di Prodi c’ho paura.
È tanto amaro e poco men di morte
che già pare sia a fin legislatura.
Eppure mi sono messo con impegno:
(tant'ero pien di sonno a quel bel punto)
lessi ben Dante insieme con Sapegno
ed evitai di esser da un dio unto.
chè la verace via poi abbandonai,
giustizia, attualità, arti e paesani,
per farmi dir che rosso non cambiai.
Colto dalla paura di sconfitta
io di dettami e frasi ne abbondai.
E mai mi sorse il dubbio di sagitta
sferratami da colti parolai.
Chessarà mai sù Dante, oggigiorno?
È roba da mortuari ed obitori!
Vogliam guardarci indietro e pure attorno?
Che la Moratti aveva zero allori.
Suvvia compagni (occhio a mo’ d’intesa),
volevo accattivarmi quelle scuole
minoritarie e prenderne difesa,
della cultura Dante non si duole
Anzi, or mi sovviene d’improvviso
che classico è uno studio da ricconi.
M’atteggio ad un benevolo sorriso.
Non son primula rossa. Ma Fioroni.
Torvo un cavallo mi scaracchia un nitrito:
“Hai visto a Veltroni che scherzo gli fanno?
Se le primarie ad ottobre si terranno
gli hanno dato bel bello il benservito.
L’aveva giurato con fare solenne:
“Io sindaco sono e sindaco resto.
Nessun potrà mai fornirmi un pretesto
perché il giuramento io violi da indenne”.
Ma poi, lo sappiamo – lo san tutti quanti! -
che il buon Valterino ha ben altro di mira;
un solo orizzonte c’è ormai che lo attira:
è l’Africa nera coi suoi abitanti.
Lui piange, s’affanna, gli viene il singhiozzo
se vede quei bimbi che gonfio hanno il ventre
di vermi schifosi – e invece e anche mentre
di pappa e di ciccia il suo s’è gonfiato.
Voleva morir come Kennedy a Dallas;
voleva portare l’amore nel mondo;
con il suo facione a tratti rotondo
fa il soprano solista, come la Callas.
Però tutto quésto piu nòn, lo interèssa:
gli sfarzi, il potere, la visìbilità,
il culto sfrenato della véltronità.
“Francésco è il mio véro modéllo, confèssa”.
Rutelli ringrazia, ma già lo sapeva,
d’esser da tempo nel regno del mitico.
Valter lo squadra e gli dice: “A rachitico!
Il santo d’Assisi, il mio dire diceva!”.
Così non può perdersi a fare il primario
uno che aspira – e nel farlo anche rutta –
a ésser la nuòva Terésa di Calcùtta.
Legge ormài solo ‘Il pìccolò missionàeio!’.
Vàlter dài faccì sognàre
préndi i vòti e métti il sàio
nòn dar rètta a Tìzio e a Càio
mà vai l’A’frica à sfamàre!
I primi esemplari di razza
comparvero in epoche antiche.
Distinti da un’indole pazza,
ma privi di gloria ed amiche.
Si vide uno solo, ma tempo non era:
il look dominante era ancora latente.
E andare allo stadio, la faccia da fiera,
non ti regalava una fama imponente.

Passarono gli anni e un timido accenno
solcò d’improvviso la scena.
A molti bei lidi approdò
e alfine azzeccò quest’arena.

Segnali di crine crescente,
il fisico poco sfinato.
Retaggio di un avo evidente:
sorriso di rado mostrato.
La specie oramai fu evoluta.
Da fama e compensi acclarata,
la gente non stava più muta,
lo sguardo sol sulla pedata.
Eppur non bastò. La fame aumentava.
Comparve una nuova visione
L’estetica si raffinava.
Compratemi questo Dentone!

Brevi, Manu
Ansa, sondaggio sulle ragazze fra i 15 ed i 19 anni: "Le giovani Italiane fanno sesso per amore". Dei soldi, in particolare.
“Per il PD serve un leader forte”

E quello dietro ride ...
E l’alce mi guardò con far sospetto
Poi disse ma per celia ‘kalimera’
Alice mise l’alito da sera
e l’elica spuntò dal reggipetto.
Le laiche titubanze della Bindi
nascondono celiache perversioni
C’è Lia che satireggia coi mattoni,
la Celi su nei cieli dei bovindi.
Un dì Bondi e la Bindi nel Burundi
facevan cose zozze sulle brande.
Il ritmo glielo davano le bande
di neri al grido di “Omnia munda mundi!”
Vinceva un tempo Binda senza benda
e non con la bandana ma col brando.
Il brandy? “No!” ma se non ora, quando?
Sul Brenta non si dorme senza tenda.
A Bronte ci fu strage di cafoni
ma non è certo colpa delle Bronte
se le cime di rape non son pronte.
Ah, perché non son io co’ miei pastoni?
Per Giòve tonitruànte e mascalzòne,
infìdo puttaniére e gran canàglia!
Al sòle il cervellètto mi si squàglia
e il rìschio sento déll’insolaziòne.
Il clima, già infuocato e senza tregua
deflagra l’aria come un mortaretto;
ne va di mezzo pure il Tesoretto
che al solleone evapora e dilegua.
Damiano ch’è il ministro del Lavoro
reclama soldi per i sindacati;
la Bindi lancia strali avvelenati:
“Per là famiglia niente, tutto a loro?!”
Non puoi ignorar chi vive di pensione
ridotta quasi quasi al lumicino.
Ai giovani bisogna star vicino
perché si riproduca la Nazione.
Abbiam da finanziare infrastrutture,
gli sgravi per le medie e micro imprese;
Di Pietro, più che nette, ha mani tese.
Bersani la sua parte vuole pure.
Mastella ha da snellire la Giustizia
e paga la palestra ai magistrati;
lo Scanio molti soldi ha reclamati
per incartarci a modo l’immondizia.
S’è messo poi di mezzo anche Rutelli
che vuole soldi per restaurare
un’opera fra tutte le più rare:
la Vergine Madonna Palombelli.
Il Padoa che se schioppa fa casino
voleva darci retta agli europei
e utilizzare tutti quegli sghei
per risanare il buco malandrino.
Com’è che andrà a finire è presto detto
- o non siamo l’ l’Italia dei magheggi?
Purchè non sia il bilancio, si pareggi!
Mi sa che il teso finirà nel retto.