
Satira, umorismo e cazzeggi vari
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carognews
dalla cantina con amore
dalla rete
il piacere della scoperta
insuperabili
ipertesti caz
madsense
mm40
non disturbateci
oro incenso e mir co
seria mente
surfin usa
the best of
vignette
visitato *loading* volte
Taratatatàm, taratatatàm-tà
rollano i tamburi come cannoni
dopo una pizza alle quattro stagioni
e patapìm e patapùm patapàm!
Vedi un po’ se non son le canne al vento
come un sapido brasato al Barolo.
Tienti la carne, io il vino mi scolo.
Pur ti cedo il cannabico fumento.
Che ci volete far, sono all’antica:
se quella naturale è sotto scacco
io cerco l’allegria nel cuor di Bacco
seppur con parsimonia da formica.
Non curo gli Ornellaia e i Sassicaia
vini che fanno grasso chi li vende
- ma il prezzo l’acquirente irride e offende.
Per me, posson morire di vecchiaia.
Un buon bicchiere di rosso corposo
- non guasta se c’ha pure qualche annetto –
da soli o in compagnia, in cucina o a letto
rende solare anche un novembre uggioso.
Alzo perciò la coppa e anche il salame,
col pane casereccio cotto a legna
Ora sapete di che si droga gregna
per darvi buonumore . quando ha fame
Era stanco di pescare col filo
Allora pensò di farsi una canna
Di nome era Giulio o forse era Vanna
Quel che voleva era perdere un chilo.
Vestiva di giorno la finanziera
di sera indossava la finanziaria
Sentendo però che non era poi aria
pensò di portarla ma in primavera.
Un prurito tra l’una e l’altra chiappa
all’erta mise la popolazione:
dalla manovra che c’ha in intenzione
questo che guida mi pare una schiappa!
Eh, si fa presto a sparare giudizi!
Guidar nel caos del traffico romano
è impresa al limite del sovrumano:
gli autisti sfogano li peggio vizi.
Chi sta sulle corsie preferenziali,
chi supera sia a destra che a sinistra,
chi insulta sia minestra che ministra,
chi non vede le strisce pedonali.
Se trovano il semaforo arrossato
invocano la TAV a più non posso
ma poi con regolare paradosso
col Verde se lo sono già scordato.
Se invece ti vuoi fare quattro passi
capisci dopo soli venti metri
che è come arrampicarsi sopra i vetri:
presto o tardi, in qualche modo trapassi.
L’autista che ha da far questa manovra
si dice che sia un poco un santommaso
Anch’io non credo se non metto il naso
- sia pur governo ladro, ma non piovra!
Pim! Pum! Pam! Tre spari secchi e Castruccio Castracani detto Fifì cadde a terra riverso sul pavimento. Per un attimo rimase indeciso se cadere riverso o bocconi – ma il suo diploma di ragioniere non gli parve all’altezza e optò per la prima soluzione. La decisione fu rapida: in gioventù era stato un optometrista a ostacoli di fama nazionale.
Giaceva lì per terra con un foro nella nuca, uno nel torace e un terzo nel fondoschiena. Il classico colpo di culo.
Chi l’aveva fatto secco? e perché? e perché proprio quel giorno – o6-06-06, manco fosse il centralino del Comune di Roma – Fifì aveva cambiato marca di dentifricio?
E che ne so, io? Mica sono un investigatore, io: sono un idraulico, io. E se ‘stasera sono qui, perché mi chiamò il sciur Fifì (io c’entro niente nemmeno con la rima baciata: me non mi piacciono quelle baciate, perché le baciano tutti). So quello che sapete anche voi, perché l’ho appena letto sopra.
Mi aveva chiamato perché perdeva il rubinetto e non poteva continuare a comperarne ogni volta uno nuovo. Gli ho chiesto se aveva provato all’ufficio oggetti smarriti; mi ha risposto fe quello che fcrive penfa di fare i foldi con quefte vecchiffime cazzate, mi fa che perde tempo.
“Bene – ho risposto io – verrà a cercarmi anche lui”.
Il povero sciur Fifì l’avevo conosciuto al circolo del golf: erano disperati perché perdevano pallime una appresso all’altra (bella, neh? Faccio i corsi notturni col CEPU, io). Pota gli ho detto io c’avete qui una pista che è piena di buchi.
Mi hanno guardato come si guarda un Prodi che dice che nel mio governo regna l’armonia però io sono il presidente.
Dopo mi hanno chiesto se per la mia consulenza gli facevo la fattura. C’ho riso in faccia: sono uno moderno, io, mica ci credo alla supsrstizione. Se la facciano fare dalla Maga Magò, la fattura.
Chiamo i caramba e ci dico c’è qui un morto
Dove?
Sul pavimento
Quando è morto?
‘Spetta che celo chiedo. Il cadavere si avvale della facoltà di non rispondere. Come Andreotti.
Che c’entra?
Cosa ne so io? Quello c’entra sempre e non parla mai
Qui non si fa politica: si attenga ai fatti.
Io mi faccio i fatti miei.
Appunto: il cadavere presenta segni di effrazione?
Al momento non è in grado di presentare neanche ‘Lo zecchino d’oro’.
Allora lo faccia cantare!
(Si sente in sottofonfo – vedasi alla voce mp3 – ‘Son morto ch’ero bambino …’)
Il morto è Francesco Guccini?
No, sono i Nomadi
C’era da aspettarselo che c’era lo zampino degli zingari. Ha controllato se ci sono ancora i gioielli di famiglia?
Brigadiere, non faccio per vantarmi ma c’ho sotto una parure ….
Cos’ha capito?!
Fin qui niente, le domande le fa sempre lei. Come si chiama?
Chi?
‘Chi’ di nome o di cognome?
Di fatto
Coppia?
No, ero sempre io quello che passava
Anche col rosso?
No, al centravanti.
Il centravanti è stato assassinato verso sera.
Il cadavere è un centravanti? Allora è un delitto a sfondo sessuale
Da cosa ha capito che si trattava di un centravanti di sfondamento?
Non mi faccia perdere il filo
Niente paura: riparo ogni tipo di perdite, io
Io fra un po’ perdo il posto di lavoro
Eh, il lupo perde il pelo, manon il vizio
Manon …?
Sì, il socio d’affari del diavolo: il diavolo fa le pentole, Manon i coperchi.
Questa ce la raccontavano le suore all’asilo.
Lei era proprio destinato all’Arma, se gliela racconravano già da piccolo.
Questo è oltraggio a un pubblico ufficiale!
Pubblico … pubblico è una parola grossa: ci saranno sì e no una decina di lettori.
Leggono anche gli mp3?
E gli 883, i 730, i 4x4, i 16:9. Posso chiederle un favore, brigadiere? Mi arresti, perché io da solo non mi fermo più.
Io sono stufa di quel gossip grezzo
che dice che si pratican le corna
quando teutonica, dicesi un gran pezzo,
tenta il mio boyfriend, e lui non torna.
Magari proprio Angela di nome
non scelgo di chiamarmi. Io non copio.
Facciamo Ingrid, e poi m’invento come
(il cascamorto becco al microscopio).
Mi metto un parruccone tutto biondo
e pure i birkenstock, tanto per abbondare
in sex appeal, il dietro m’arrotondo,
sicura del bamboccio a rimorchiare.
Vado a Riccione, tanto per non sbagliare,
in cerca di quel pollo un po’ vigliacco
che, mentre la mamma i panni sta a stirare,
approccia la sua preda, non bislacco.
Eccolo il pollo, vile il parassita,
che sguiscia viscido, ancora il ciuccio in bocca,
è biondo e grasso e appone le sue dita
in quel pertugio… egli sì, il naso tocca.
Sarà Luigi o Mario, mò lo sgamo,
e prendo a parlare inglese, chè son dotta,
lui mi sorride e dice: “Italy io amo”
e si proclama Helmut, poliglotta.
Scappo. T’incontro un Mario veramente.
Parto con dei verbosi teutonismi,
quello schifato ride e, nel frangente,
scrive sopra il suo cell neologismi.
Ultima carta. Il Blog, la mia risorsa.
Sciorino i begli insulti agli Italiani,
sicura che una folla immane è corsa
a dire che gran fichi son Germani.
“Ce le han cantate” scrive un tizio ardito
“hanno ragione, idiota chi s’offende.
Diteci tutto, puntate contro il dito.
Dai, siamo quelli. Niente si pretende”.
Via la parrucca. Corro dal moroso,
che sonnecchiava ancora con il ciuccio.
Lo sveglio, ma il suo dito già è corroso,
e cerco di evitargli un nuovo cruccio.
“Tu dimmi un po’, non fare il finto tonto,
mica ti piaccion quelle bionde e grasse!
Eri sul blog: hai mendicato sconto
sul nuovo Suv, per risparmiar le tasse”
Rigurgiti d’etilica baldanza
risuonano nell’antro esofageo.
Se pur mi capitasse un gineceo
la morta gora avrei nel sottopanza.
Mi siedo e prendo in mano la mia lira
soffuso di poetiche intenzioni
ma scopro che dovrei le mie creazioni
accompagnar con l’euro. E scoppio d’ira.
Un euro per Eurialo può andar bene
- ma se voglio cantar ‘l’ira d’Achille’ …?
Pur l’euro fu funesto (uno da mille)
ma a noi, non agli Achei, addusse pene.
Per i Latini ‘paene’ è uguale a ‘quasi’,
tant’è che in illo tempo le matrone
trovandosi di fronte un bel maschione
dicevano lascive ‘quasi quasi ….’.
Materno il nostro sindaco Veltroni
lisciava la cotenna al Cardinale.
Danzavan sul fonte battesimale
il noto valzer del “Quasi piacione”.
Sottile: A Vittò ti chiamo stasera a casa?
V. E. : Si vabbè fammi una squillo...
Moggi: "Sono stato crocifisso."
Non sapevo che avessero ripristinato questa pena per i ladroni!
Percepisco un vago senso d’euforia
quasi quasi mi vien voglia di spararmi.
E’ che in fondo sono allergico alle armi
poi mi viene l’orticaria, mamma mia.
Ecco allora che impugno la tastiera
la sgrilletto fino a farla ululare
La fò come un grillo pontificare
fin quando s’inceppa ahimè la cerniera
Dicevan che un tempo la Cigielle
faceva cerniera col vecchio PC
Oggi non si usa più fare così
Si reggon le braghe con le bretelle
Andrè Breton, quel dì d’umore nero,
Pensò di tirarsi una revulverata
Aveva però la narice intasata
e solo una vulva salì per intero.
Salire, salare, l’anima esalare
Con crema solare suolare la pelle
Le solite sole ti danno le belle
M’ispiro aspirando l’afrore ascellare
Allora, è andata così.
Ieri, lunedì, in pausa pranzo un mio amico nonché collega, noto votante di centrodestra (ebbene sì, ci sono votanti di centrodestra anche in Emilia-Romagna) mi fa: "Beh, ci vediamo dopo, adesso vado a votare"
Ed io: "Ah, che coincidenza, anch'io avevo pensato di andarci adesso".
"Eh, ma così facciamo pari, il mio voto annulla il tuo".
"Eh, sì... ma allora che c'andiamo a fare?"
"Boh, in effetti sarebbe meglio andare in trattoria"
"Sì, sarebbe meglio, ma come la mettiamo col dovere morale di votare?"
"Ah, hai ragione, il dovere morale..."
E insomma, controllato bene il certificato elettorale di entrambi, controllato che non fosse timbrato (perché va bene l'amicizia, ma con un elettore di centrodestra non è mai il caso di fidarsi troppo), abbiamo votato all'unanimità tagliatelle e sangiovese.
Salvando in un colpo solo panza e coscienza.
Volete mettere il gusto?
Sfangata sfiga, spesso traditrice,
post che si cincischiava dentro il campo.
Il risultato bene a tutti dice:
sospiro di sollievo per lo scampo.
Anche se in fondo temesi un cucchiaio
che sbeffeggiante non la butta dentro,
tripudia al Sud pure quell’operaio,
come quell’impiegato sopra in Centro.
Magno cum gaudio, viva la vittoria!
dopo che s’è temuta la disfatta,
vedere Nord portato a summa gloria
e i bei Terroni che qualcuno sfratta.
E invece l’Unità si destò salva,
ché il gruppo sempre forte si mostrò,
dentro lo spogliatoio, testa calva,
anche un Del Piero opaco la sfangò.
Truce battaglia per la Libertà
fu vinta invero senza tanti danni.
Consultazione disse verità:
modifiche si fanno ogni 100 anni.
Tutti frementi, scorgon dei destini
oscuri, col terreno traballante,
ma il Pupo non voltò i suoi occhi fini
e sollevò del Sud sol declinante.
Siamo 2 volte salvi, lontana la rovina
di quel Paese che più s’arrabatta
e lotta, ancor con anima belluina,
che dentro quarti non puoi far più patta.
Eppure combattenti nati siamo,
che nostre armi sono le parole,
in truce pugna noi ci nascondiamo
dietro un bel sole, cuore uguale amore.
Se uno dice che facciamo schifo,
solo un leghista può osare tanto,
corriamo a riversarci dentro il tifo
e quello dello scorno non fa vanto.
Ma se di parassita mi si accusa,
oltre che viscido, pure un po’ sozzone
non vado lì, acchè mi chieda scusa.
Tanto lui poi parlava a un berluscone
Noi qui si lotta, e un fermo No opponemmo
non ai Germani mai, per carità!
Le palle le serbammo al solo cenno
solo per chi ci addusse a povertà.
E lotta e lotta, pare un’inerzia cieca,
bianchi belligeranti. Viene giù la manna,
dal vincitore annuncio, senza piega:
si può festeggiar vittoria a suon di canna.
Un po’ sballati da cotanto fumo
come dalla Giustizia che qui regna,
or che s’inala libero un profumo,
giammai la nostra anima si sdegna!
Mica l’han detto gli USA, sono amici
che vengono a sporcare i nostri lidi,
noi qui tacciamo, i cuori son felici,
di France e Germany siamo gli ottusi fidi.
Certo che noi c’abbiamo i Boscaioli,
con Sheva in testa, amato traditore,
ma se ciuccio di Totti o dei vigliacchi voli …
germano ossequi mesto il tricolore
Però … io scopro sudden che Argentina
un BelPaese paremi flautato,
e trepido per una serpentina
anche di Crespo, pure se azzoppato.
Ieri sera sono uscito dopo cena
e ho incontrato una signora con la falce.
Un pochino di prosciutto avevo d’alce
gliel’ho offerto perché mi faceva pena.
M’ha sorriso coi suoi denti un poco aguzzi
poi m’ha chiesto se c’avevo mille lire.
Non lo so che cos’avrà voluto dire
io però le ho regalato dei merluzzi.
M’ha gettato lì un’occhiata alquanto storta
e però m’è parsa pure un po’ arrapata.
Me la donna mi soddisfa stagionata:
non lo nego, ho preso a far la manomorta.
Sì va bene era ridotta quasi all’osso
ma c’aveva un sex-appeal che non so dire
Le ho sparato lì: “Tu mi farai morire!”
Va’ a saperlo che non era un paradosso.
Dagli e dagli s’era fatto pure notte,
della luna v’era in cielo un sol falcetto
La vecchiarda m’ha soffiato: “Bel maschietto!”
io c’ho dato come l’uomo delle grotte.
Che noi maschi siam focosi, lo sapete
lì per lì ci scordiam pur le precauzioni.
lei in quei giorni non aveva mestruazioni
Ora c’ho una bella cassa, tutt’abete
e la vecchia porta a spasso due maschietti
che hanno un ghigno pitturato sulla faccia.
Teppistelli con un’ironia un po’ diaccia
che per gioco si trastullan coi falcetti.
L’Italia ha detto NO !
all’Australia
La storica vittoria è stata possibile
grazie al voto degli italiani all’estero
Buffon voto 10 Cannavaro voto 9
Zambrotta voto 9 Perrotta voto 10
Del Piero voto 9 Totti voto 10
Sulla vittoria del NO!
il leghista Speroni ha detto che
“l’Italia e gli italiani fanno schifo!”
Ma tutti si chiedono
“Ma che cazzo di partita ha visto, Speroni!?”
I voti del Nord del Centro e del Sud
parlano chiaro:
venerdì 30 giugno l’Italia si giocherà i quarti di finale
ai mondiali di Germania 2006
contro l’Ucraina
La vittoria degli azzurri è data al 61,3 per cento
contro il 38,7 dell’Ucraina
Per fortuna
gli ottavi di finale hanno visto il centrosinistra
battere la formazione di Berlusconi
con un netto 3 a 0
Berlusconi
ha perso le politiche
ha perso le amministrative
ha perso il referendum…
Cazzo!
Devo aver fatto un gran casino…
Ma due vittorie dell’Italia nello stesso pomeriggio
possono far perdere la testa a un tifoso italiano…!
L’Unione, grande forza di governo,
è ormai da oltre un mese che ci guida.
In lei tutto il Paese ci confida
compresi Satanasso e il Padreterno.
E’ gente che non sta a fischiar l’Aida
sia nella nostra terra che all’esterno:
ha già riempito più e più di un quaderno
con interviste e annunci d’aspre grida.(*)
Prodi, che come premier è un moderno,
non ama la politica-corrida:
il toro lo fa secco come un terno,
tal quale di Burletta la disfida,
tuonando: “Sarà caldo anche l’inverno!
e noi trionferem come Leonìda”
(*) nel senso manzoniano
Il mio migliore amico è comunista
Ma siccome le disgrazie non vengono mai da sole
è anche milanista
Ieri mi fa:
- Meno male che ci siamo liberati del nano di Arcore
- Bandana compresa, - sottolineo
- Cose da matti! Ci siamo fatti governare per cinque anni
da uno che non perdeva occasione per farsi gli affaracci suoi
Da uno che diceva che pagare le tasse è immmorale…
- Che esaltava il lavoro nero come risorsa del paese, - aggiungo
- Che si faceva le leggi ad personam…
- Che sulla testa aveva più processi che capelli,- lo aiuto nella lista
- Che ha portato in parlamento un sacco di amici e di avvocati…
- Che non aveva nessun conflitto con gli interessi,
anzi, ci andava d’accordo benissimo, - rilancio
- Guarda, potremmo continuare per ore…
Mirco, vederlo all’opposizione mi spalanca il cuore!
Cambiando discorso, voi juventini siete messi maluccio
- Nessuno ci salva dalla B. Ma anche voi milanisti…
- Cosa? Noi milanisti cosa? Noi siamo puliti… siamo uno spot
dell’innocenza!
- Guarda che il calcio muove interessi ipermiliardari…
- E con questo? Noi siamo innocenti, i ladri stanno da un’altra parte
- Ma il calcio è una importante voce del Pil nazionale… ci sono di mezzo
diritti televisi, una buona fetta del mercato pubblicitario
tutta un’industria dell’indotto e tu vorresti dirmi che…
- Ho capito dove vuoi arrivare!
Allora ti informo che il Milan di Berlusconi ha sempre rispettato
sia le leggi sportive che quelle di mercato
Guarda che per Berlusconi prima di tutto viene la lealtà sportiva
Viene il rispetto delle regole… Berlusconi non è uno che si è messo
nel calcio per farsi gli affari suoi, come tutti gli altri presidenti!
- Sembra dalle inchieste che anche il Milan…
- Ma vuoi scherzare! Berlusconi è immacolato!
Non riesco neanche a pensare che una società di Berlusconi
possa commettere un illecito sportivo! Ma siamo matti!
Il mio migliore amico è comunista
ma siccome le disgrazie non vengono mai da sole
è anche milanista!
Lo chiamavano Jack lo Scaccolatore: aveva l’abitudine di scaccolare le sue vittime, una volta uccise. Il ricavato lo aggiungeva alla pallottolina che portava al collo, in una piccola sfera di cristallo: era un esplicito biblietto da visita.
Suo vero nome era Giliberto Cannamozza, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, località Femminamorta.
Da anni era un pericolosissimo killer della mafia, eppure non aveva mai frequentato politici, salvo Lima.
Come tutti i killer della mafia era un vero masculo siciliano, sempre arrapato e col grilletto facile. Lo ai vedeva spesso agli spettacoli dei pubi siciliani.
Narrata ormai dai cantastorie la volta che sbarcò a Palermo – quando Palermo era Palermo – Ursula Andress dopo il film ‘La dolce vita’. Vederla e cadere in trance fu tutt'uno: ebbe un violento episodio di polluzione notturna in pieno giorno. Volendo rendere omaggio alla diva da IX grado Richter, le inviò i suoi calzoni macchiati, con data, ora e firma. Due croci, perchè era analfabeta.
Girava sempre armato, con la sua fedele Smith&Wesson 460V: la portava piccicata sottascella e si mormorava non la mollasse mai. Nemmeno durante gli incontri galanti. I maligni - non mancano mai, persino a Palermo quando era Palermo - biascicavano che fosse l'unica pistola funzionante.
Fiutava il pericolo lontano un miglio, come i cani sentono le donne quando hanno le loro cose: entrano in agitazione, come nemmeno i cobas dei ferrovieri (lui questa similitudine non poteva coglierla: quando Palermo era Palermo, la parola 'sciopero' era sparita dai dizionari, sciolta nell'acido muriatico. Quel giorno - era di maggio, fiorivano le rose e le donne gli facevano vibrare la S&W sottascella - avvertì che l'aria era carica di ... di .... non saprebbe dir cosa, ma carica. Non di polline, perchè le allergie ancora non erano trendy.
Stava ancora cercando di individuare l'origine del sua stato di agitazione - S&W a parte - quando li vide (vederci ci vedeva bene: colpiva un fico d'India a 100 passi e lo sbucciava con tre soli colpi. Al quarto, lo faceva secco). Erano tre, picciotti del boss Gaetano Scavalafossa detto 'Sotramorc'. Sapeva che gli voleva fare la festa da tempo, dopo che lui gli aveva sterminato tutta la cucciolata di porcellini d'India. Tano li amava, i suoi suninì gengia e a volte li mangiava senza nemmeno sbucciarli, a differenza dei fichi.
I tre avanzavano quatti quatti, perchè conoscevano la sua rapidità nel tiro: riusciva a sniffare mezzetto di cocaina in cinque secondi. Proprio per questo Jack lo Scaccolatore non li temeva: chi fa da sè fa per tre e lui avrebbe adottato la tattica degli Arazzi e Coicazzi. Li sterminerebbe uno alla volta.
Quando fu a cinquanta passi (li contò due volte, perchè era un perfezionista), rapido come un rapido infilò la mano nella fondina.
Era uno abituato al dolore fisico ma non riuscì a trattenere un urlo beluino, che fece accapponare i peli delle orecchie ai suoi tre avversari. Nella fondina, le sue dita incontrarono la minestra che ci aveva messo la moglie. "Bottana! lo sa che non mi piace bollente!".
La piccola sfera di cristallo contenente il biglietto da visita fu fatta recapitare alla vedova, con un biglietto: "Nella minestra ci mettesse meno cipolle. C'ha fatto piangere per la morte di quel fetuso di suo marito".
Lecce: a fuoco un carro armato durante un’esercitazione di truppe dell’esercito. Morto un militare e altri tre feriti.
Diliberto: “Via da Lecce. Subito”.
Non vedo via d’uscita
mi toglierò la vita
Ho tolto già la giacca
poi toglierò il disturbo
Essendo poco furbo
non ho capito un’acca
Non Eta son ne Beta
la morte ho messo a dieta
La noia era infinita
tagliate ho via tre dita
così non mi masturbo
La cieca era slovacca
Il toro finì in vacca
Lo so che non vi sturbo
Non morirò poeta
Far beffe è la mia meta