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vignette
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Bello bello e impossibile
con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
bello bello e invincibile
con gli occhi neri e la tua bocca da baciare
girano le stelle nella notte ed io
ti penso forte forte e forte ti vorrei.
Bello bello e impossibile
con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
bello e irraggiungibile
con gli occhi neri e col tuo gioco micidiale.
Non conosco la ragione che mi spiegherà
perché non voglio più salvarmi dalla libertà
è una forza che mi chiama sotto la città
e se il cuore batte forte non si fermerà.
È l'alba e amor nasce col sol così
e all'alba il sole ti dirà che è così.
Tra le tue mani scoppia il fuoco che mi brucerà
ed io non voglio più salvarmi da questa verità
c'è una luce che m'invade e non posso più dormire
con le tue pagine nascoste lo vorrei gridare.
Bello bello e impossibile
con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
bello bello e incredibile
con gli occhi neri e la tua bocca da baciare
girano le stelle nella notte ed io
ti penso forte forte e forte ti vorrei.
Mi sconvolge l'emozione e non so perché
oltre il bacio della folla vedo solo te
mentre corro nel tuo sguardo sotto la città
più non voglio e più mi arrendo chi mi salverà.
È l'alba e amor nasce col sol così
e all'alba il sole ti dirà che è così.
Bello bello e impossibile
con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
bello bello e invincibile
con gli occhi neri e col tuo gioco micidiale
scoppia nella notte il sentimento mio
ti sento forte forte e forte ti vorrei.
Bello bello e impossibile
con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
bello bello e invincibile
con gli occhi neri e la tua bocca da baciare.
Bello bello e impossibile
con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
bello e irraggiungibile
con gli occhi neri e col tuo gioco micidiale.
Bello bello e impossibile
con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
bello bello e invincibile
con gli occhi neri e la tua bocca da baciare.
(ex Gianna Nannini, ovvio. Ci lustriamo gli occhi comunque, perchè quando uno è figo è figo. E non è della Inter)
Tutta convinta d’esser Biancaneve,
Susanna tutta panna saltellante,
un’Heidi che c’ha il passo molto greve,
la Raffaella tonta e cinguettante.
Un fiocco in testa rosso smaliziato,
con le scarpette in tinta e molto tacco,
la ciccia sfuma se il body s’è allungato,
mentre t’invita a scegliere un bel pacco.
Dopo due dì, gloriosa e trionfante,
la stampa annuncia la vittoria, gaudio,
contra avversario ignobile e ingombrante:
tutto è politica, specie in video e audio.
La cuoca ciccia abita il neo-mondo,
l’Eden dei liberi, contra i partigiani,
quelli che Prodi no, rifiuta tondo,
chè ad apparir di là ci vanno i nani.
C’è un’aria nuova ah!, io già la sento,
mi tassano e tartassano ma godo,
s’oscuran cose brutte e contro vento,
si annunciano promesse di bel modo.
Comincio a metter chiodi sotto i tacchi,
questa è la moda hip, tosto l’apprendo,
il Caimano l’aborrono i bislacchi,
ergo con fare impavido lo spendo.
Le palle ce le raccontava un altro,
qui vige verità, e carta canta,
bollito sarà lui, io sono scaltro:
in Cina scorre solo l’acqua santa.
Che bello, Biancaneve casta e pura
scalzò la Striscia dai suoi aurei scranni!
Zompetta, fa le fusa e non si cura
ch’è ormai quel dì che fece 40 anni.
È marzo, inizio primavera. Gli uccellini cinguettano. Il cielo azzurrisce, le nubi diradano e l’azienda mi consegna il modello CUD concernente le competenze dell’anno lavorativo.
Decido di devolvere il 5 per mille a un’associazione per l’assistenza gratuita ai malati inguaribili. Un’azienda, in quanto sostituto d’imposta, è tenuta a consegnare la tua busta all’agenzia delle entrate dello stato. Il mio direttore dice di no. Io ribadisco il concetto, che un’azienda in quanto sostituto d’imposta, è tenuta a consegnare la tua busta. Lui conferma la sua tesi e aggiunge che il capo del personale non può essere disturbato per ogni faccenda.
Vado alla posta. Mi dicono che un ufficio postale deve consegnare la tua busta direttamente all’agenzia delle entrate. Mi accorgo che nella mia posta di zona non c’è un sportello informazioni, o forse se c’è non lo trovo io e comunque, non c’è nessuno a cui chiedere. Faccio la fila. Come il solito, mi trovo davanti di qualche posizione, il tizio che spedisce una ventina di raccomandate. Arriva il mio turno. L’impiegato della posta non è a conoscenza della pratica relativa al 5 per mille. Deve chiedere al suo direttore. Attendo. Lui ritorna e mi spiega che non possono accettare la busta scritta a mano bensì devo dotarmi di busta apposita da richiedere in cartoleria o un negozio di valori bollati.
Esco dall’ufficio postale. Mi dirigo in cartoleria. Chiedo della busta relativa. Il commesso non capisce. Gli spiego che è la busta per devolvere il 5 per mille a un’associazione a scelta del dichiarante, ma siccome io non presento il 730 e mi limito al modello CUD, nel suddetto modello non è contemplata la busta del 5 per mille. Il commesso mi dice che allora, purtroppo, devo acquistare tutto il fascicolo per la dichiarazione dei redditi, il 730. Io gli dico che mi occorre solo la maledetta busta e lui risponde che magari ci sono anche, ma in quella confusione di negozio non saprebbe dove trovarne. Notato il mio disappunto, mi dice di provare a guardare nello scaffale a muro. Dopo un’occhiata attenta, trovo quel che mi occorre. Pago. Esco. Di nuovo, mi reco all’ufficio postale. Riprendo un nuovo numero. Rimango diligente in fila. Arriva il mio turno. Il commesso mi dice che è la prima volta che gli capita una busta per il 5 per mille e deve chiedere al direttore. Attendo. Ritorna. Mi informa che devono trovare la cartella dove mettere quel genere di pratiche, altrimenti, come possono fare?
Attendo. Passano cinque minuti e ritorna. Mi dice che l’hanno trovata e ora la prendono. Ritorna. Mi spiega che devono fare la ricevuta perché è – sempre – la prima volta che gli capita un caso simile. Compilano la ricevuta. Me la porgono ed esco.
È ancora marzo, le nubi diradano, il cielo è azzurrito, gli uccellini cinguettano ma qualcuno caga sulla mia spalla.
www.enricomattioli.org
Terra che il Serio bagna e il Brembo inonda
patria di Donizetti e di Gimondi.
Terra, vorrei sapere che sprofondi,
terra di Calderoli un dì feconda.
Sola, una rondine non fa primavera
Due testicoli non bastano a far l’uomo
Fu incoronato Napoleone in Duomo
Provò anche il Berlusca. E fu subito sera
* * *
Passava un uccello a volo radente
La lingua un lacché addestrava sedendo
L’uccello emise scagazzo tremendo
Non fece una piega, Emilio, per niente
* * *
Un gran giornalista, di larghe vedute
al vento gridava la sua indipendenza
Tirò la catena con troppa violenza
Un foglio riempì sol di lettere mute
* * *
Se i fìgli tuoi, pàzzi, fànno i teatrànti
mettèndo in berlìna i vìzi ai poténti,
tu d’èsser da méno nòn te la sénti.
Fu Pàolo il Furiòso, al sècol Guzzànti
In Bangladesh hanno aperto una sede dell’UDEUR: si sa mai, nella vita tutto può servire. Per l’inaugurazione hanno invitato Mastella e Vladimir Luxuria: così i bangladeshiani capiscono il ruolo di anticorpo dell’onorevole Clemente.
La festicciola è stata semplice perché quelli là son gente alla buona e Mastella è a dieta; per fare un po’ di musica e balli gli UDEUR si sono portati dietro ‘I cugini di campagna’. Anche per far capire il ruolo di centralità che ha la famiglia nel programma elettorale del partito.
L’onorevole Clemente, grazie alla generosità del ‘Consorzio per la bufala campana’, ha donato alla sede dell’UDEUR locale un ripetitore capace di captare e trasmettere il segnale di Radiomaria. Qui non vedevano l’ora di recitare il rosario in latino con le suore e di ascoltare le prediche del Padre di Radiomaria: Siccome non tutti capiscono l’italiano, ci saranno i sottotitoli in musulmano.
Già che c’erano, il Mastella, uomo di mondo, ha messo su il concorsino di miss UDEUR del Bangladesh. La vincitrice si è aggiudicata una fornitura di limoni di Amalfi, 2 etti di mozzarella di bufala, 10 consumazioni di pizza napoletana presso la pizzeria ‘Ciro’ di Sorrento e la collezione completa dei CD dei ‘Cugini di campagna’, rimasterizzati (i CD).
La foto della vincitrice non vale la pena che la metto: è quello che è, con quel che mangiano. Mastella, per consolarla, le ha promesso di portarla a ‘Porta a porta’, con la Parietti e la Palombelli: non sarà certo lei a fare la figura della morta di fame.
L’onorevole Clemente ha già promesso che non farà alleanze con il Partito Comunista del Bangladesh: gente che nel xvi secolo mangiava i bambini alla griglia, per giunta accompagnati a salsicce di maiale, per far rabbia ai musulmani. E se Pannella viene qui a far su anche lui il club Pannella locale, non ci siederemo mai allo stesso tavolo. Mica ne avranno uno solo, no?
Voleva attaccare anche Berlusconi ma aveva finito la colla; allora ha urlato: “Padre, perdona lui perché non sa quello che fa!”. Si è sentito il Padre di Radionaria che dalla radiolina ha detto: “Osti se lo sa quello che fa! Sono gli italiani che non sanno quello che fanno mandandolo all’opposizione. Capace che per lo stress perde anche i capelli”
A quel punto però si è capito tutto: non era il Padre di Radiomaria ma quel comico di Zelig che fa sempre le voci fuoricampo.
I bamgladeshiani ce ne hanno avuto a male, perché non vedono Zelig. Hanno sfasciato tutto e Mastella è tornato in Campania con le pive nel sacco.
Tanto, quello, a mani vuote non ci resta.
Confesso che mi piace l’atmosfera
l’idillio fra il Casini ed il Rutelli:
qual Castore e Polluce son gemelli,
su loro il furbo Mercurio impèra.
Entrambi son devoti bacchettoni
sinceri paladini della Chiesa.
La fede loro ormai s’è fatta obesa
perché s’ingozza di genuflessioni.
Son contro i ricchioni, però per Ruini
son pronti ad unirsi in coppia di fatto.
Hanno sembiante di volpe e di gatto,
non proprio angioletti, ma alati suini.
Aspirano entrambi al Regno del Centro,
un Centro un po’ sacro un po’ commerciale.
Loro missione, con bolla papale:
affossare il Sistema – dal di dentro.
Un colpo a Sinistra, un colpo alla Destra
ci rifaran l’ombelico del mondo:
il popolo bue, con scritto ‘giocondo’
si rimangerà la stessa minestra.
Sebino
Ho deciso di smettere di disegnare vignette.
Mi arrendo.
E' che non c'ho più il fisico: fagioli con le cotiche, trippa e coda alla vaccinara, dopo di notte mi rudello nel letto e mi vien su gli acidi. Allora mi sono alzato e ho letto un po' del primo volume delle opere di Stalin. Edizione in inglese del ‘52, perché con le cotiche in circolazione il russo è pesante di primo mattino.
E’ meglio della citrossodina, leggere Stalin - e fai delle scoperte che non ci credi: a pag. 289 scopri che il Baffone teorizzava, già nei primissimi anni del secolo scorso, la ‘Fattoria degli animali’: “Factory legislation and proletarian struggle”: ‘legislazione della Fattoria e struggimento del proletariato’. Dopo ti spieghi la grande amicizia tra il padrone di Mediaset e Putin.
Ormai è tutto uno show: reality-show, Maurizio Costanzo show, talk-show, par condishow, show-room, show-man, Showpin. Sai più dove è veramente finto e dove finto per davvero. Finisce che ti rimbambiscono tanto che ci credi che fanno sul serio a credere che ci credi.
Dico io: se puoi fare sesso con la Bellucci in carne e ossa, perché diventare orbi con le pagine del Play-boy?
In questo, tanto di cappello alla Lega Nord: per togliere ai ragazzi e ai giovani il vizio dei videogiochi violenti, loro propongono le ronde anti-crimine, anti-terroni, anti-negher ecc. Per ridare il senso della realtà alla gente rimbambita da anni di televisione.
Prendi Calderoli, Castelli, Borghezio (Cè c’è ancora?): sembrano personaggi usciti da un romanzo tra il gotico e il cotico. Magari! Essi, nemmeno la sporogenetica fantasia di un Adam Douglas avrebbe potuto concepirli. Pare siano nati dall’impatto di alcune spore spaziali con una coltura di polenta e formaggio coi vermi.
Dando vita, per successive involuzioni, al più grande reality-pishow della Storia.
Nota. Si ride e si scherza, ma è meglio precisare: non sono per niente un fanatico di Stalin, bensì un collettore di libri usati e datati. Bazzico bancarelle e, per pochi euro, acciuffo chicche di pregio vuoi storico vuoi grafico vuoi letterario. Non per fare il parcondiciòmane ma ho imbarcato anche bollettini di guerra nazisti. In versione originale, ovvio.
Umorismo (tragico) involontario.
ANSA – QUATTRO UCCISi IN CALABRIA.
Catanzaro, 27 marzo – le quattro persone uccise a Caraffa sono padre, madre e i loro due figli. Sono tutti e quattro di Decollatura, un paese del lametino.
Sebino

S'infiamma lo scontro con l'Olanda. Secondo una ricerca dell'Università di Amsterdam, il 58% degli olandesi che ha scelto l'eutanasia per porre fine alla propria esistenza lo ha fatto dopo un soggiorno in Italia durante il quale è stato esposto per più di due minuti ad una dichiarazione di Giovanardi.
ìl Berluscòni è un po’ còme il Mussolìni
statìsti entràmbi di grànde levatùra
uniti pùre nellà s-capigliatùra,
per le dònne dei Rodòlfi Valentìni.
L’uno e l’àltro l’Itàlia fècero grànde
con la pròpria tempèrie e còn il carìsma.
La dèmocrazìa per lòro era un sofìsma,
camìcia di fòrza al pàr delle mutànde.
Altra vìta direi quàsi parallèla
è cèrto quèlla del nòstro Redentòre:
entràmbi vìttime del sàcro furòre
d’un Pilàto che a màni pulìte anéla.
Entràmbi a paràbole fécer fortuna.
Miràcoli, mèntre Gesù li facéva,
Silviètto nei contràtti lì promettéva.
Gesù il régno dei ciéli, Sìlvio la lùna.
Il tèrzo accostamènto è còn Napoleone
dotàto pur lùi d’un égo esuberante:
d’allòra nel mòndo non pòche ma tànte
son stàte le còpie - ma dà reclusione.
Il nòstro però più fùrbo del francèse
allo zàr della Rùssia nòn pesto i pièdi
ma l’òspito in vìlla, insième alle sue erèdi.
E còme si vède, nel cùl non lo prèse.
Eppùre eppùre fra le rìghe l’ho létto
- e tra le rùghe dal lìfting fatte làsse -
quèl che si dìce di più gli assomigliàsse
rèsta il buffòne di còrte Rigolètto.
Ma i mafiosi si fumano le canne mozze?
Erra il pastore per l’Asia solitario
rimembra Silvia, le puppe un poco a pera.
Cupa è la notte, notte di luna nera.
Con lui va errando il piacere solitario.
E’ triste riandare ai sempiterni calli
e poi stanco riposarsi in su la sera.
Una capra, uno yak, altro mai non ispera.
Se non sono altipiani, son sempre valli.
Orrido abisso immenso, che il tutto oblia,
Vergine luna, è la vita del mortale;
che se appena rimedio un paio di scale
a te m’accosterò, vedrai, ti farò mia.
E quando miro in cielo ardere le stelle
o greggia mia che posi, te sì beata,
senza cagion di pianto, bella palpata
con garbo darei a tue tante mammelle.
Armento mio, tu dimmi: perché giacendo
a bell’agio ozioso, l’animal s’appaga,
mentr’io se giaccio con la mano che vaga
m’attristo, ‘chè sto la Madonna offendendo?
Sebino
