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martedì, gennaio 31, 2006
ORO INCENSO E MIR...CO stefanon

Berlusconi ha deciso:
fa voto di castità fino al nove aprile
Meno male che è una misura ad personam!

Postato da: mircomirco alle 10:36 | link | commenti |

C'e' che...

C'è che un giornale Danese, lo Jyllands-Posten http://www.jp.dk/ , s'è permesso di fare satira su Maometto.

C'è che il sito è stato oscurato.

C'è che una serie incredibile di paesi arabi si sono incazzati di peso:
http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/esteri/moriente28/satidane/satidane.html

C'è che qui si parteggia apertamente per un concetto poco conosciuto da noi e  completamente a sud del Mediterraneo, la libertà d'espressione.

C'è che è meglio che tutti abbiano la possibilità di darvi un'occhiata. Cosa ne pensate?

p.s.: sono graditi i commenti

Postato da: carognix alle 01:17 | link | commenti (7) |

lunedì, gennaio 30, 2006
carognews

Fermi Eurostar per manutenzione, e i treni pendolari?
No, q
uelli sono usa e getta.

Postato da: carognix alle 15:39 | link | commenti (1) |
carognews

La tragica vicenda terrena del commissario Ermelindo Scavalafossa detto Sale


Il commissario Ermelindo Scavalafossa detto Sale per non confonderlo con Pepe Carvalho, scese dal taxi al n. 47 di via dei Morti. Salì al 4° piano e suonò il campanello. Al 24° squillo a vuoto stava per andarsene, quando avvertì una puzza di gas che pareva provenire da sotto la porta. Le sferrò un possente calcio, caricando tutto il peso sulla gamba destra; il portoncino era corazzato e il gesso lo dovette tenere per sei mesi.
Al momento, però, il senso del dovere strepitò in lui così forte da impedirgli di sentire dolore fisico; solo una leggera punta di dispetto. Non dovette nemmeno stringere i denti, perché aveva portato l’apparecchio ortodontico da adolescente. Trasse il kalashnikov da sotto ascella e sparò una raffica contro la serratura. Dall’interno gli rispose un urlo, quasi strozzato; non perse tempo: mentre gridava: “Tenete duro, sto arrivando!” sparò un’altra raffica e finalmente la serratura cedette.
Aperta la porta, gli crollò addosso un uomo di bell’aspetto, crivellato di colpi. In seguito, la Scientifica stabilì trattarsi di 38 colpi di kalashnikov. Travolto dal defunto, il commissario Sale crollò a terra e svenne.
Era ricoverato in ospedale da due giorni; la terza notte, udì dei gemiti provenire dalla stanza accanto. Sfidando il dolore, si lasciò scivolare dal letto e trascinandosi sul pavimento raggiunse la porta accanto. Muovendosi come un animale da preda notturno, penetrò nella stanza e sfilò da sotto ascella il suo fido kalashnikov, a sua insaputa caricato a bolle di sapone. Raggiunse il punto dal quale provenivano i gemiti e si rizzò a fatica sui gomiti; ma nel far ciò, premette inavvertitamente il grilletto e il mitra sparò una violenta raffica di bolle di sapone. Rimbalzando contro il muro gli si spiaccicarono in faccia a centinaia, togliendogli il respiro e facendolo rantolare come in punto di morte. Fu soccorso dal medico di guardia, che aveva disturbato mentre ciulava l’infermiera del turno di notte.
Quando uscì dall’ospedale, trovò ad accattarlo il suo fedele vice Gianermenegildo Dioliaccoppia, detto Slowhand per la sua abilità nel preparare gli spaghetti alla chitarra. “Sali, Sale!” gli gridò questi allegramente (era celebre anche per le sue micidiali battute; amava ripetere che per poco non l’avevano preso a Zelig. In compenso, spesso veniva preso a sberle dai colleghi).
Esasperato, il commissario Scavalafossa gli scaricò addosso il caricastore del kalashnikov, dando per scontato fosse ancora caricato a bolle di sapone.
Al processo per omicidio almeno colposo, l’avvocato difensore cercò di fargli riconoscere come attenuante la semi-infermità mentale ma i superiori dichiararono che quella gli era già servita per farsi assumere.
Lo radiarono dal Corpo e lo assegnarono per vent’anni ai Servizi Sociali. Qui conobbe Tanassi e Sergio Cusani. Tanto per cambiare, tentò di conoscere una graziosa assistente sociale, ma lei a letto ci andò con il suo migliore amico.
Il perché non lo sapremo mai: Ermelindo Scavalafossa detto Sale morì tragicamente poco dopo, investito da un carroarmato mentre attraversava la strada in piedi su due zebre.
La battuta fatevela da soli, perché io mi vergogno.

Postato da: gregnapola alle 00:24 | link | commenti |
ipertesti caz

domenica, gennaio 29, 2006
La Cava

Postato da: carognix alle 17:50 | link | commenti (4) |
vignette

Ottomax

Postato da: carognix alle 17:50 | link | commenti (1) |
vignette

Broderie

Postato da: carognix alle 17:34 | link | commenti |
vignette

E' ARRIVATA!!!

Caro Diego,
felicitazioni per il tuo arrivo!
questa è certamente la prima lettera che ti viene indirizzata. E' il
Presidente del Consiglio a scriverti per porti probabilmente anche la prima
domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un
bonus di mille euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo
ufficio postale: ...
Ti auguro i più affettuosi auguri per un vita lunga, serena, piena di
soddisfazioni e di successi e porgo ai tuoi genitori le più cordiali
felicitazioni.
Un grosso bacio,
Silvio Berlusconi

Postato da: carognix alle 17:29 | link | commenti (1) |

ORO INCENSO E MIR...CO stefanon

Finalmente fatta luce sulla invincibilità
di Annibale
L’arma segreta dei cartaginesi
non era, come si è soliti credere, gli elefanti
ma bensì la marijuana
Non è un caso che sfidarono e batterono i romani
a Canne

(Quando fate le pulizie, ricordatevi:
la polvere di un giorno è sporcizia
quella di un anno è Storia!)

A proposito di Storia
come ci dimostrano le cronache quotidiane
in giro per il mondo, purtroppo
la Storia si ripete
Solo i miei allievi si rifiutano di ripeterla
prima di essere interrogati


Postato da: mircomirco alle 11:18 | link | commenti |
oro incenso e mir co

sabato, gennaio 28, 2006
La Bellucci non merita un'enciclica; eppure, conosce i Popol Vuh


Sono lì sulla spiaggia di Acapulco che prendo il sole nudo integrale. Sulla sdraio vicino alla mia c’è svaccata la Bellucci, nuda integrale, che fa la pubblicità al suo ultimo film, quello dove dicono che scimmiotta ‘Bocca di rosa’ di De Andrè. In effetti, la cosa che si nota di più in lei è proprio la bocca; il resto passa inosservato.
Quello lì che passa è … dio no! il Camillo Ruini in anima e ossa! Lo apostrofo: “Ciao, C’amillo!”.
Lui mi fa: “Ssssccc! sono in incognito: com'è che mi si riconosce?”.
“Ostrega, con quel prendisole color porpora intenso”.
Fingendosi un regista cult, si avvicina alla Bellucci e le propone di girare ‘La Monica di lonza’, un film contro i piaceri della carne.
“Il seguito si chiamerà ‘Il branzino di Riace?” gli faccio io.
Sta per rispondermi, quando dal cielo piovono paracadutati terroristi di Al Qaeda: lo si capisce perché sul giubbotto dietro c'hanno scritto bello grande AQ. E non hanno la faccia di gente dell'Aquila.
'Ste grandi aquile non devono essere, perchè puntano diritti sul Camillo, disdegnando la Bellucci. Proprio come il gorilla, sempre di De Andrè.
E' esattamente a questo punto che il juke-box della spiaggia attacca con "In Den Gärten Pharaos". Il capo dei terroristi si blocca estasiato, poi tuona: "Ce la so! Sono gli Amon Duul II!".
La Bellucci si rizza a sedere (Bellucci-rizza-sedere: una summa teologica dell'erotismo), alza l'indice al cielo, fissa negli occhi il capo dei terroristi e spara: "Gniorante, sono i Popol Vuh!". Poi, ispirata:
"All'inizio vi era solo il cielo immenso e il mare in tutta la sua calma e poi venne il suono e dopo il suono il Creatore formò l'uomo".
Sulla spiaggia cala il silenzio, paracadutato da chissà dove: tutti, anche il juke-box, in attonita contemplazione della cultura della Bellucci; del resto, ha un culo che parla.
Solo Ruini è rimasto inebetito, con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, che abbiamo noi quando vediamo i Geova.
Non l'avessi mai scritto! Si presenta lì per lì una distintissima coppia con regolamentare 24ore imbottita di 'Torre di guardia' e 'Sveglia!'. Entrambi in un impeccabile costume adamitico; quello dell'uomo, inamidato di fresco.
Appena il tempo di attaccare con i 144.000 predestinati alla salvezza, che arriva altra gente. Attirati dalle parole della Bellucci, vengono a noi in fitta schiera una cinquantina di Hare Krishna: sono della sezione di Catania e si trovano lì in colonia, per risparmiare sull' albergo.
Non è finita: stuzzicato dai riferimenti adamitici, piomba tra noi anche il rabbino capo della sinagoga di S. Virgilio di Marebbe (Bz), che si trova qui per riprendersi da un esaurimento nervoso.
Sono stordito da questa ecumene di religioni e sarei tentato di cedere al pessimismo della Ragione. Ma Dio, che non sarà grande come Allah ma ne sa una più del diavolo, fa sì che il mio sguardo cada sul culo della Bellucci. Capisco da dove ha tratto ispirazione l'autore del 'Cantico dei cantici'; ma subito mi rattristo e penso: nessun papa gli dedicherà mai un'ecniclica.

Postato da: gregnapola alle 22:04 | link | commenti |
ipertesti caz

venerdì, gennaio 27, 2006
Democrazia DOC

Quando non la si importa è più sincera,
vista l’identità di chi dentro la porta,
l’anima di chi va al voto si fa vera,
non è da dominatore poi distorta.

Scevra dalle manipolazioni
di chi fa guerra e invade non richiesto,
essa libere lascia le intenzioni,
incoronando un candidato onesto.

È un voto di protesta quello dato,
contro qualcun che mira ad insediare
un habit che non è connaturato,
ove dei kamikaze usan sè immolare.

Non si può dir che siamo preoccupati
chè non sta bene, come quando lo diremmo
se il Cav vincesse, con esiti insperati,
e allora in coro tutti emigreremmo.

Non si può dir che siamo soddisfatti,
dato il vincitore (che cos’è lui qui non si nega),
però che dei progetti d’USA sian disfatti,
la gioia alla menzogna non si piega.

Il voto poi non è democrazia, lo sanno tutti,
e cenno io non faccio alle primarie,
che svolgonsi nel country di quei brutti,
non hanno un nome né son plebiscitarie.

Democrazia è ormai trista parola,
ma democratico mi pare un bel soggetto.
Qual è la differenza, anche una sola,
io non lo so, è un trick questo concetto.

Se son bifolchi quelli che dicon Lega,
e son papponi quelli che il Cav lo votano,
e poi fascisti quelli che AN nega
e comunisti quelli che lo rifondano,

se amerikani quelli del Presidente,
se i buoni sono tutti riformisti…
come si chiaman quelli che chiaramente
acclamano col voto i terroristi?

Postato da: elenaM alle 22:33 | link | commenti |

 

Finalmente in Italia è caduta la farisaica distinzione fra ‘droghe leggere’ e ‘droghe pesanti’. Ora potranno finire in carcere i consumatori abituali tanto di ‘Porta a porta’ quanto del ‘Grande fratello’ (l’abbinamento è a piacer vostro).

 

Postato da: gregnapola alle 22:06 | link | commenti (2) |
ipertesti caz

Oggi giornata della memoria…
Per non dimenticare e ricordare…
Ricordare che ogni anno nel nostro paese muoiono
per cause dirette e indirette
circa 20.000 italiani per uso e abuso di alcol
Per ricordare e non dimenticare che unico e responsabile
spacciatore
di questa droga devastante e letale
è lo Stato

Insomma per ricordare a Fini e ai soliti bacchettoni vari
e affini
che criminalizzare lo spinello
rendendolo un reato e voler gettare fumo
negli occhi
per dimenticare la morte legale
di circa 20.000 italiani, vittime ogni anno
dell’alcol
tossicodipendenza statale

Postato da: mircomirco alle 13:36 | link | commenti (5) |

Carognews

Perché tante zecche sui treni? Troppi scioperi, a prendere l'aereo.

Decreto risparmia-gas: anch'io ho abbassato di un grado il riscaldamento di casa. Adesso sono a 29°.

In uscita in libreria "I contaballe", il nuovo provocatorio libro di Klaus Davi. Provocatorio sia il libro, sia che Davi ne abbia scritto uno.

La cosa più clamorosa nella triste vicenda del frate che stupra la suora? Dopo la violenza, le ha fatto assumere la pillola del giorno dopo.

Dopo la rissa da Maria Venier, cambio di soprannome: da "Er Mutanda" a "Zequila boom boom".

Postato da: carognix alle 02:41 | link | commenti |
carognews

La Cava e Staino together (alla festa dell'Unità a trento)

Postato da: carognix alle 02:20 | link | commenti (1) |

Ottomax

Postato da: carognix alle 02:18 | link | commenti |
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Broderie

Postato da: carognix alle 02:16 | link | commenti |
vignette

giovedì, gennaio 26, 2006

 

ANSA – NUCLEARE IRAN: BUSH APPROVA la PROPOSTA del CREMLINO di produrre in Russia l’uranio arricchito per Teheran in modo da assicurarne l’uso pacifico.

Come se in Italia, per assurdo, si affidasse a Berlusconi la gestione dell’emittenza pubblica.
O alla mafia quella dell’antimafia.

Postato da: gregnapola alle 22:25 | link | commenti |
carognews

Interferenza benedetta

Che ognor che parli a me sembri in comizio
non è una novità, da quando ascese al seggio,
e mai ei cessa di perseguire il vizio
d’usare Iddio per soggiogarci, o peggio

Piuttosto che citar Profeti ed Ognissanti,
di cronaca o politica discetta, con la mira
di toglier la favella a quelli, che son tanti,
cui sanno bene come il mondo gira.

Noi che la vita viviamo relativa
e non ci facciam plagiare dall’icona
e non cediamo a immagine votiva,
pregandola che sia per noi più buona.

S’insinua dotto in pratiche di sesso
e con l’amore pio ei fa confronto,
ma io intravedo segno di possesso
di quel partito ch’avrebbe un tornaconto.

Ma quanto parla e subdolo ei invade
la sfera che a costor giammai pertiene!
E invia quel Cardinal giù per le strade
a dir per qual fazion la Chiesa tiene.

Se invece di pranzar con quel Banchiere,
D’Alema andasse in curia a negoziare
e in cambio di bell’anima, il prodiere
chiedesse dei bei voti, a trionfare…

presso quel centro che sta bello nascosto,
sotto degli “indecisi” dicitura,
che rappresenta un frequentato posto
da quelli che poi fan legislatura.

Oh sì, abbiam gli intellettuali e degli artisti,
professionisti di moti e girotondi,
quelli che fan campagna e son ben visti
da media e gente dei bei mondi.

Ma il popolo sta altrove, guarda in USA,
che ha vinto avendo contro lo star system
quel Bush amato da una massa illusa,
bifolchi, analfabeti ed altro insiem.

Invece che atteggiarsi a Mediobanca,
chiedesse a quei togati meno amici
di ometter di trattar a destra e manca
di PACS, embrioni, amore ed appendici.

E per la par condicio intelligente,
che s’oscurasse immagine di piazza,
quella che alla domenica c’è gente
che della fede sembra andare pazza.

Abbasso il clero, oscuro imbonitore,
si oscuri la parola religione!
Viva la libertà di scegliere colore!
E quindi taccia, cessi l’invasione.

C’è piazza e piazza: quella del Cav, appunto,
non la vogliam vedere, sia oscurata,
mentre si accenda un faro e non riassunto
su quella dei cortei anti TAV e su stangata.

Che 100 apparizion di Berlusconi
e molte meno di quel Benedetto
son più nocive, fors’anche di milioni,
di quelle di un political corretto.

Postato da: elenaM alle 22:24 | link | commenti |

Sul lungomare di Enna è meglio non leggere le poesie del Pascoli


Leggevo ‘Il bolide’ del Pascoli, seduto sul lungomare di Enna. Mi si avvicina uno con un giubbino di renna (non è per la rima, è per il freddo) che mi fa, con tono brusco:
“Lei sta sbagliando”
“Vuol sostenere che ‘Il bolide’ non è del Pascoli?”
“No, che Enna non ha il lungomare”
“O bella! e che aspettano a farglielo?”
“Pare che non ci sia il mare, a Enna”
M’avessero detto, che so?, che Ruini era Stanislao Moulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti, sarei stato meno sconvolto. Caddi in depressione.
‘Caddi’ mi colpì subito, per la musicalità della doppia ‘d’, come ‘addio’ e ‘addì’. Del resto, non è che avessi di meglio da fare.
La lettura dei giornale non mi offriva spunti per risalire la china; al contrario, mi stava risalendo la chinamartini che avevo bevuto poco prima al bar. Il barista era una checca persa: di fronte alla mia virilità prorompente mi giurò amore eterno e mi invitò a trascorrere con lui una settimana di follia a Gallarate, nella pensioncina di un suo amico (100 euro al giorno mezza pensione; se gliela affitti tutta, si fa un forfait). Lì, mi avrebbe mostrato la sua collezione completa dei bigliettini dei baci Perugina, montati su cartoncino della Pineider: 2 quintali e passa di carta.
Lo ringraziai, ma dovetti rifiutare: avrei spezzato il cuore alla mia vecchia genitrice (questo sostantivo lo metto lì per farmi pescare dai motori di ricerca del ministero dei Beni Culturali, così finisco nel catalogo degli autori che fanno leggere nelle scuole di formazione della futura classe dirigente).
Capì e mi servì una china ghiacciata aromatizzata con una punta di tabasco e una fettina di mortadella al pistacchio di Bronte (celebri anche le sue sorelle poetesse, assurte a fama imperitura con ‘Rime tempestose’).
Fosse il guscio del pistacchio, fosse la notizia del sanvalentino di Ferrara per l’amorsùo Berlusconi, la china mi rimase tra color che fur sospesi (questa citazione non la pago, perché l’autore è morto da più di 70 anni. Se mi volete citare a gratis, anche voi dovete aspettare che sono morto da 70 anni. Datemi la mail che dopo ve lo faccio sapere quando è).
Però non può essere che uno imbastisce una storia sulla chinamartini che torna indietro, se no quelli del rabarbaro Zucca mi citano per pubblicità occulta. Non è che io c’ho sottomano il Taormina per difendermi: lui è già impegnato con la mamma di Cogne e aspetta che lo chiama il padre di radio Maria. Anche se i delitti sono diversi.
Adesso devo sospendere la trasmissione: ci ho un incontro con Silvio Berlusconi. Gli avevo affittato due camere mobiliate e lui se ne deve andare perché è scaduto il contratto ma mi ha chiesto la proroga di due settimane per via che deve finire dei lavori.
Adesso chiamo Ciampi e gli chiedo il suo parere; magari gli dico di dargli lui due camere, lì al Quirinale.
Nelle mie ci voglio mettere un altro inquilino: Berlusconi ha messo incinte tutte le donne fertili del palazzo, con la scusa che dopo gli dà 1.000 euro a figlio.
Però, dai, è un figo: pensa quanti ne ha ciurlati su a botte di ‘pagherò’.

Postato da: gregnapola alle 15:34 | link | commenti |
ipertesti caz

Sebino

Postato da: sebino alle 14:47 | link | commenti (1) |

vince hamas

 

Postato da: paolotti alle 13:01 | link | commenti (1) |

ORO INCENSO E MIR...CO stefanon

LA CIVILTA’ DELL’AMORE

Ieri mattina mi sono alzato con il fermo
proposito
di cambiare il mondo
Ero così preso da questa frenesia di cambiare
il mondo
che mi sono dimenticato di cambiarmi
le mutande!

Stamattina invece mi sono svegliato felice e leggero
come un passerotto a primavera...
perché ho capito che a questo mondo siamo in tanti
siamo in molti e sempre più numerosi
segno evidente che nonostante tutte
le disuguaglianze
le contraddizioni, le ingiustizie e le miserie umane
scopare
è ancora bello!!

Postato da: mircomirco alle 11:23 | link | commenti (1) |
oro incenso e mir co

mercoledì, gennaio 25, 2006

 

La Chiesa cattolica non ingerisce nella vita politica italiana.
Ruini: mai detto di votare Prodi o l’Unione.

Postato da: gregnapola alle 22:00 | link | commenti (2) |
ipertesti caz

Sebino

Postato da: sebino alle 12:04 | link | commenti (2) |

martedì, gennaio 24, 2006
Fecero l’amore come non l’avevano mai fatto prima


Il fattorino dei telegrammi suonò al portoncino; aveva gli occhi verdi. Mai visto un portone con gli occhi verdi? in effetti, è un colore raro.
La brunetta che gli aprì aveva due tette che al confronto quattro sembravano il doppio.
Fecero l’amore come non l’avevano mai fatto prima.
Subito dopo, la brunetta gli disse che non era lei la padrona. Avrebbe voluto risponderle che nemmeno lui era il fattorino dei telegrammi, ma era muto.
La domestica chiamò la padrona e se ne andò a darsi una risciacquata. La donna indossava una vaporosa vestaglia da camera; il fattorino avrebbe voluto chiederle: perché una sola? - ma sappiamo già che non era la lingua il suo forte.
Fecero l’amore come non l’avevano mai fatto prima.
Stavano mangiando uno yogurt al nero di seppia, quando squillò il telefono. Il ragazzo d’istinto sollevò la cornetta: era una promozione di Infostrada. La ragazza che promuoveva rimase affascinata dal suo alito, gli chiese informazioni sui suoi genitali e gli si offrì senza pudore.
Fecero l’amore come non l’avevano mai fatto prima.
La padrona stava per lasciargli una generosa mancia (meno male che almeno le mance sono generose), quando suonarono alla porta. Andò ad aprire il fattorino, con il sesso ancora grondante di promozione Infostrada. Era il marito della padrona: guardò la moglie, guardò la cornetta del telefono, guardò il fattorino negli occhi. I loro sguardi si avvilupparono come cani in foja, guaendo piacere dalla retina alla sclera.
Fecero l’amore come non l’avevano mai fatto prima.
Attratto dai guaiti degli occhi, sopraggiunge Sansone, l’alano alto un metro e mezzo al garrese; dalla cucina filtrava un inquietante afrore di soffritto di cipolle di Tropea (tre ‘di’ consecutivi lascerebbero supporre un arco temporale di 72 ore; ma l’amore non conosce limiti). Sansone, sconvolto da quella girandola di umori – e però privo di senso dell’umorismo – si strappò di dosso l’ultimo residuo di pudore e cantando a squarciagola: “L’amore come l’edera s’attacca dove muore” si fiondò sul fattorino.
Fecero l’amore come non l’avevano mai fatto prima.
Erano le 17; come tutti i giorni a quell’ora, giunse a casa la figlia dei padroni, capitano in una squadra di pallavolo. Era solita invitare le compagne di gioco (riserve comprese) per un tè con pasticcini. 9 stangone dal fisico prestante scivolarono chiocciando nel salone, dove giacevano estasiati padre, madre e cagnolino. La domestica brunetta, che entrava proprio in quel momento, avvampò di rossore e, al solo ricordo, ebbe un orgasmo triplo.
Le giovincelle bevvero il tè, mangiarono i pasticcini (finissima pasticceria danese: burro intarsiato di pasta e cioccolato). Poi chiesero al fattorino quale fosse il suo nome. Di fronte alla sua reticenza, si sentirono le budella intorcinate dal fascino dell’esoterico: praticando un rigoroso gioco di squadra, fecero l’amore come non l’avevano mai fatto prima.
Ricordandosi di altre consegne, il fattorino si stava rassettando per uscire, quando la padrona di casa gli chiese: “E il telegramma?”. Lui la guardò fisso negli occhi, levò le braccia al cielo, spalancò la bocca ed emise un rutto da bevitore di birra allo stadio terminale. Sconvolta da questa rivelazione, lei gli si buttò ai piedi, implorandolo di non abbandonarla.
Il giovane, con fare stizzoso ma carico di significati reconditi, si infilò l’indice nella narice sinistra, ne estrapolò copioso materiale che appallottolò e scagliò con veemenza contro il televisore. Ivi rimase.
“Tv di merda” sibilò Sansone, che decise di seguirlo sulla sua cattiva strada.
Mentre usciva, si tolse un’ultima soddisfazione: prese un grosso pennarello e scrisse direttamente sul muro: “Siete su ‘Scherzi a parte’: abbiamo ripreso tutto”.
Una volta fuori, si rese conto di non aver ripreso le mutande; pazienza, in ogni romanzo erotico che si rispetti deve esistere un feticcio-reliquia.
Perché questo E’ un romanzo erotico.
Se non vi siete eccitati per niente, affari vostri, io non c’entro.
Era Follini, quello che c’entrava sempre.

 

Postato da: gregnapola alle 15:23 | link | commenti |
ipertesti caz

Ode

A quelli che spalan la merda
in favor del Bel Candidato,
che cela la faccia superba
e a popolo pare imboscato.

Il nobil coniglio s’inventa
che vuol scimmiottare partito,
cui Demo nel nome diventa,
ma ei si nasconde sub dito.

Lui parla per vie controverse,
via fax e con deboli amici,
sviando le strade più avverse,
cercando dei corner felici.

E intanto dei professionisti
ci metton la faccia più truce,
schivando dei colpi mai visti
inferti da un crudele Duce.

I martiri, puri, s’immolan
per fare campagna accorata.
Sondaggi in rimonta li imploran
che male è poi far barricata.

Se quindi Nemico imperversa
con dei discutibili mezzi,
lor anima non vedono persa
e vanno in TV, non da grezzi.

Cui prodi non è un gran mistero,
ma ciò che mi chiedo perplessa:
gli eroi sol combattono invero
per foto su press bell’impressa?

Ci metton la faccia e rispondon
ad ogni possibil quesito,
ma poi dentro loro nascondon
un dubbio a dir poco squisito.

“Se poi qui si vince, ch’è certo,
perché io poi devo assegnare
lo scettro ad un detto ch’è esperto
e gloria io devo scordare?

Oh sì, io divento Ministro,
ma resta che lui sia Premiér,
e l’onta d’esser Sinistro
la pago dicendo yes sir

E devo parare quel tiro
inferto all’amata mia Roma,
fingendo d’essere un ghiro,
trainando l’ennesima soma!”

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Ottomax

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Broderie

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Sebino

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